Il Giornale dell’Architettura è media partner di una mostra di progetti per Torino, realizzati e non, firmati dall’architetto che ha fatto del patrimonio un organismo vivo. Ha scardinato le abitudini compositive consolidate e ha rifiutato ogni mimetismo. Visitabile dal 6 al 28 giugno, ricco il programma di incontri. La presentazione dei curatori
TORINO. La Torino che viviamo ogni giorno è solo una delle sue versioni possibili. Andrea Bruno (1931-2025) lo sapeva meglio di chiunque altro: ha immaginato per questa città barocca trasformazioni audaci, alcune portate a compimento, altre rimaste sulla carta come altrettante città parallele.
Una mostra a lui dedicata, aperta dal 6 al 28 giugno presso gli spazi del Bistrot culturale Ramo d’Oro nella storica Galleria Umberto I, le raccoglie in un unico sguardo, restituendo il ritratto di un architetto che ha sempre rifiutato le risposte già scritte. Il restauro, per Bruno, non è mai stato né conservazione feticista e nostalgica né restituzione filologica a un’origine mitica, ma un atto critico di interpretazione perché, come amava ripetere lui stesso, “la trasformazione è l’unica garanzia di conservazione delle memorie attraverso l’architettura”. Il suo intero percorso è racchiuso in una formula insieme precisa e aperta – fare, rifare, disfare l’architettura. Ogni progetto si pone come un dialogo serrato e audace tra epoche diverse, aggiungendo nuovi segni al palinsesto della storia senza negare quelli precedenti.
I progetti realizzati: scardinare la museografia italiana
Il percorso espositivo si apre sui cantieri più celebri, quelli che hanno lasciato un segno tangibile nel paesaggio urbano e istituzionale torinese. Il Museo d’Arte Contemporanea al Castello di Rivoli (1978-84 e 1984-2001) è forse il caso emblematico: un gigante barocco rimasto incompiuto che Bruno non ha mai preteso di completare. Ha preferito congelare il non finito nel tempo e inserirvi elementi di coraggiosa contemporaneità, su tutti la celebre scala sospesa nel vuoto e la ridefinizione spaziale della Manica Lunga, trasformando la lacuna in condizione progettuale.
Diversa la natura del Museo di Scienze Naturali, immaginato dal 1978 negli spazi dell’ex Ospedale San Giovanni e aperto parzialmente nel 2001 con la sezione di Zoologia: un hub della memoria collettiva costruito attorno allo scheletro di una balena dell’Ottocento, grande carena navale che accoglie un affascinante disordine di animali impagliati. Un’Arca di Noè che spariglia le regole tradizionali dell’esposizione scientifica.
Poi il paradosso più affascinante, un segreto custodito sotto il cuore della città sabauda: la Sala Ipogea di Palazzo Carignano (1985-96) ultimata ma mai aperta al pubblico. Progettata sotto il cortile centrale per ospitare una sala conferenze per il Museo del Risorgimento, questa struttura in acciaio e cemento lascia nude e visibili le fondazioni degli edifici preesistenti – strati di tempo che affiorano come pagine di un libro mai chiuso.
Le utopie concrete: la Torino che non è stata
Il vero viaggio comincia quando ci si perde tra i taccuini di Bruno e tra i progetti non realizzati. Non sono sogni abbandonati, ma ipotesi progettuali di grande rigore, capaci ancora oggi di interrogare le scelte che la città ha compiuto – o non ha compiuto:
- Facoltà di Agraria e Veterinaria alla Palazzina di Stupinigi (1975-77): un insediamento accademico nella palazzina di caccia barocca e nei suoi annessi storici: un’ipotesi di riuso del patrimonio che anticipava di decenni il dibattito contemporaneo;
- Teche surrealiste per il Museo di Scienze Naturali (1989): il programma per il Museo era molto più ampio di quello realizzato. Tra le ipotesi più affascinanti enormi vetrine con animali impagliati che uscivano letteralmente dalle finestre dell’antico Ospedale di San Giovanni;
- Sala conferenze ipogea nel fossato di Palazzo Madama (1978): uno spazio sotterraneo di cultura ricavato nel fossato difensivo medievale: la riconversione radicale di un elemento architettonico nato per l’esclusione in luogo di incontro e pensiero;
- Piazzale Valdo Fusi (1997): il progetto non vincitore presentato al concorso di idee per la sistemazione superficiale del nuovo parcheggio interrato prevede un’integrazione inedita con il vicino Museo di Scienze Naturali che avrebbe ricucito due spazi della memoria in un sistema urbano continuo.
Il destino della Sindone: un’architettura sacrificata
La mostra si chiude su una vicenda che sembra scritta dal destino. Nel 1993 Bruno progettò per la cappella di Guarino Guarini una teca ad alta tecnologia per la conservazione della Sacra Sindone: un guscio d’avanguardia, indistruttibile, schermato contro il fuoco. La vita di questa architettura fu brevissima: durante il devastante incendio del 1997, i Vigili del Fuoco decisero di distruggerla per estrarre il lenzuolo sacro e metterlo in salvo, mentre le fiamme divoravano la cappella guariniana.
Quatto incontri per discutere una lezione quanto mai attuale
“Possibili Torino” non è una celebrazione nostalgica, ma una lettura critica e dinamica. Il visitatore è invitato a scoprire un architetto che ha saputo fare della dissonanza un metodo, spiazzando le abitudini compositive consolidate e rifiutando ogni mimetismo. L’archivio di Andrea Bruno, donato all’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia, garantisce che questa lezione rimanga accessibile agli studiosi e alle generazioni future. I plastici, i taccuini, i disegni in mostra sono un’eredità aperta: non risposte, ma strumenti per continuare a immaginare Torino.
La mostra è accompagnata da una serie di incontri che, da punti di vista differenti, accompagneranno nell’approfondimento di temi, progetti e di una figura ancora tutta da studiare:
- si inizia il giorno dell’inaugurazione, il 6 giugno alle ore 18, con l’incontro-presentazione del libro di Giorgio Danesi “Il progetto del limite. Tempo, materia e monumento nell’opera di Andrea Bruno” (Quaderni Iuav, Anteferma Edizioni 2025): l’autore dialogherà con Andrea Bruno jr e Giovanni Fenoglio rispetto all’esplorazione del concetto di limes, intenzioni e prassi nell’opera dell’architetto torinese;
- il 25 giugno, alle ore 18, vede la presentazione del primo libro monografico sull’architetto “Andrea Bruno. Opere e progetti” curato da Giuseppe Martino Di Giuda, Roberto Dulio e Fabio Marino (Electa, 2024), con gli autori in dialogo con Laura Milan;
- si chiude il 28 giugno, sempre dalle ore 18, con “Super Ruins. Attivare il potenziale latente dell’esistente”, moderato da Cristiana Chiorino e Giovanni Fenoglio con Florina Pop, Francesco Leoni, José Ignacio Linazasoro Rodríguez (TBD) e William Mann (TBD).
“Andrea Bruno. Possibili Torino”
6-28 giugno 2026, Bistrot Culturale Ramo d’Oro, Galleria Umberto I, Torino
Promossa da Ramo d’Oro e comunicArch
A cura di Andrea Bruno jr., Cristiana Chiorino, Giovanni Fenoglio, con il contributo di Giorgio Danesi e Ugo Bruno
Con il patrocinio dell’Università Iuav di Venezia. L’archivio di Andrea Bruno è stato donato all’Archivio Progetti Iuav e questa iniziativa si inserisce nelle attività di valorizzazione del fondo
Media partner: Il Giornale dell’Architettura
























