Mantovarchitettura discute azioni e impatti dei fenomeni ambientali. Dalla Casa del Mantegna al Campus del Politecnico di Milano, passando per per il Palazzo Ducale di Mantova, esposizioni e installazioni tra fotografia e progetto di architettura
MANTOVA. Nel ricco programma di Mantovarchitettura tre mostre propongono scenari e visioni. In modo diverso e interagente, offrono punti di vista (fotografici e progettuali) sul tema dell’edizione 2026, il cambiamento climatico. Costruiscono un percorso in città, una sequenza di stimoli e approfondimenti che guardano alla modificazione progettuale in un’ottica consapevole e impegnata.
Atto 1 – Gli impatti sui boschi, architetture fragili
Il progetto fotografico Bosco come Patrimonio di Marco Introini esplora il bosco come grande nodo simbolico che collega linguaggi, arti e pensiero, luogo in cui l’umanità ha imparato a pensare sé stessa tra selva e casa, smarrimento e rinascita.
Il bosco è osservato e presentato come ecosistema complesso e come patrimonio vivente: non solo insieme di alberi, ma sistema che sostiene clima, acqua, suolo, salute, paesaggio e identità dei luoghi, in continuità con la storia e la memoria delle comunità che li abitano. La sezione Climate Change Architecture / Impacts, diffusa negli spazi del Campus di Mantova del Politecnico di Milano, concentra in particolare lo sguardo sui boschi dell’Aspromonte dopo l’incendio del 2021 e sui boschi della Val di Fiemme dopo il ciclone Vaia: due situazioni in cui il cambiamento climatico si manifesta attraverso eventi estremi che trasformano in profondità il paesaggio forestale.
Nelle fotografie, il bosco appare come un’architettura colpita: tronchi spezzati, versanti spogli e rigenerazioni diffuse raccontano come questi “disturbi” interrompano lo stato normale dell’ecosistema, ridisegnando allo stesso tempo la forma fisica del paesaggio e la percezione culturale che ne abbiamo.
La scelta del bianco e nero sospende il predominio del verde e permette di leggere alberi vivi, resti della distruzione, suolo e nuovi germogli come parti di un’unica architettura fragile e resiliente, in cui ogni elemento contribuisce alla struttura complessiva. In questo modo il bosco emerge come patrimonio unitario e insostituibile: radice di immaginari, linguaggi, opere d’arte e filosofie, ma anche infrastruttura vivente che sostiene economia, benessere sociale e senso dei luoghi nell’epoca del cambiamento climatico.
Il lavoro fotografico non si limita dunque a documentare un “dopo” drammatico, ma invita a riconoscere nel bosco un patrimonio comune (naturale e culturale insieme) che chiede oggi una tutela consapevole e una rinnovata responsabilità di cura da parte di tutti.
Atto 2 – Le azioni di progetto, uno sguardo internazionale
.
Atto 3 – La natura e l’artificio, questione di rinnovati rapporti
La mostra – ospitata nella Sala dello Specchio di Palazzo Ducale, e curata da Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi – restituisce due progetti fotografici di Annamaria Belloni. Si comincia con Supernatura, racconto per immagini sul conflittuale e controverso rapporto della natura con l’uomo contemporaneo, dove l’essere umano, nel tentativo secolare di sottometterla, sta perdendo sempre di più il reale contatto con essa rischiando di rimanerne travolto, sia dalla sua furia quando le manca di rispetto, che dalla sua bellezza, sia essa maestosa, o solo sussurrata.
La seconda serie, Riot, nasce nel 2020, in un periodo storico particolare in cui un senso generale di impotenza di fronte ad eventi più grandi di noi, crea una sorta di ribellione, piccole esplosioni che coinvolgono sia l’uomo che la natura, in una sorta di cortocircuito.
L’indagine, tutt’ora in corso, prosegue oltrepassando il dato storico contingente, per allargarsi verso uno stato d’animo diverso: più universale da un lato, perché tocca corde comuni che spingono l’uomo verso una voglia di evasione da situazioni e città spesso diventate claustrofobiche; dall’altro, invece, un sentire più intimo e personale, in bilico tra la costante sensazione di precarietà e la voglia di ritrovare se stessi; un’impresa possibile solo attraverso una riconciliazione con l’ambiente naturale per ritrovare la forza di una bellezza dimenticata, necessaria ma sempre più fragile.
Immagine di copertina: mostra Climate Change Architecture / Actions, Casa del Mantegna, Mantova, Mantovarchitettura (@ Matteo Moscatelli)
“Climate Change Architecture / Impacts”
a cura di Marco Introini
Campus di Mantova del Politecnico di Milano
“Climate Change Architecture / Actions”
a cura di Elena Montanari e Matteo Moscatelli
Casa del Mantegna
“Annamaria Belloni Natura e Artificio”
a cura di Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi
Palazzo Ducale, Sala dello Specchio
Mostre promosse nell’ambito di Mantovarchitettura 2026
13 maggio – 28 giugno 2026
































