Speciale Porto. L’esperienza dell’architetto brasiliano in mostra presso la Casa da Arquitectura di Matosinhos. Suggerisce una lettura trasversale tra progetti, scritti e memorie personali
MATOSINHOS (Porto). Spazio espositivo, piattaforma di ricerca ed archivio, Casa da Arquitectura si riconferma come una delle più autorevoli infrastrutture culturali dedicate al progetto in Portogallo con la mostra “Lucio Costa Arquivo”, a cura di Ana Vaz Milheiro, inaugurata lo scorso 18 aprile e presente fino al 13 settembre 2026. Un’indagine articolata sulla vita professionale, pubblica e privata dell’architetto brasiliano, costruita a partire dal suo archivio personale, donato dalla famiglia Costa a Casa da Arquitectura nel 2021.
Varcare la soglia dello spazio espositivo richiede lo stesso rispetto che si riserva entrando nella casa di uno sconosciuto: circa 11.000 documenti, un tempo custoditi nell’appartamento di Lucio Costa in Avenida Delfim Moreira a Rio de Janeiro, sono oggi riallestiti oltreoceano, offrendo uno sguardo ravvicinato sulle intimità di uno degli architetti più influenti del XX secolo.
Organizzati secondo 6 sezioni tematiche – familia, escritos, Portugal, Plano Piloto, Brasilia, Desenho – i documenti in mostra comprendono disegni, fotografie, film e biglietti aerei, stampa internazionale, burocrazia quotidiana e missive di carattere professionale ed affettivo. Le dimensioni spesso si intrecciano, come nel rapporto di stima professionale ed amicizia tra Costa e Le Corbusier. Oggetti, progetti e memorie ricostruiscono criticamente l’esperienza e la visione di Lucio Costa, distanziandosi sia da narrazioni agiografiche che da letture ridotte ad una selezione canonica di opere.
Sei capitoli per un racconto
Il costante dialogo che si instaura tra le sezioni tematiche della mostra restituisce l’immagine complessa e stratificata di Lucio Costa. Il cosmopolitismo congenito dell’architetto – nato a Tolone nel 1902 e cresciuto tra Francia, Brasile, Inghilterra e Svizzera – si intreccia con il forte legame familiare costruito insieme alla moglie Leleta ed alle figlie, quel nucleo compatto che Le Corbusier avrebbe definito la “tribù Costa”.
Accanto alla dimensione familiare, emergono la scrittura ed il disegno, insieme leitmotiv della sua formazione di architetto. La parola in Lucio Costa è gesto progettuale, spesso preliminare – e talvolta prevalente – rispetto alla rappresentazione grafica dell’opera.
La fitta corrispondenza con Le Corbusier in merito al progetto del Ministero dell’Educazione a Rio de Janeiro, il memoriale del Plano Piloto di Brasilia e i costanti scambi con i membri del CIAM, rivelano il ruolo centrale della scrittura come strumento di progetto, contribuendo a definire la figura di Costa come architetto-intellettuale riconosciuto a livello internazionale. All’interno della sezione dedicata ai suoi rapporti con il Portogallo, il trasferimento dell’archivio permette di rileggere il legame di Costa con questo territorio – testimoniato dai viaggi del 1926, 1948, 1952-53 e 1961 – mettendo in evidenza, da un lato, l’ammirazione diffusa tra gli architetti portoghesi nei suoi confronti e, dall’altro, il suo rigoroso lavoro di osservazione e studio, sintetizzato nei Bloquinhos de Portugal, una raccolta di schizzi relativi all’architettura incontrata nei periodi oltreoceano.
Costruire una capitale
I due ordini di teche che contengono il materiale d’archivio e che corrono in lunghezza l’intero spazio espositivo sono interrotti, centralmente, da una sala dedicata al Plano Piloto di Brasilia il cui allestimento evoca le sembianze di un preziosissimo tempio. Il Brasile degli anni Cinquanta, guidato dalla presidenza di Juscelino Kubitschek, riconosce nella costruzione di una nuova capitale la risposta ad una duplice esigenza: da un lato, la necessità di dotarsi di un polo amministrativo e funzionale; dall’altro, l’ambizione di dare forma concreta ad una città capace di incarnare i nuovi ideali di progresso e modernità della nazione. I disegni di Brasilia di Lucio Costa ci raccontano l’azione astratta della presa di possesso di un luogo: un asse longitudinale ed uno trasversale incurvato, incrociandosi, definiscono un segno che assume la forma di un uccello in volo o di un aereo.
“Non un gesto gratuito di vanità, personale o politica, alla maniera rinascimentale”, racconta Costa in un articolo di Guido Cosulich (1965, Il Giorno), quanto al contrario rivelazione della maturità intellettuale del popolo che l’ha realizzata, popolo impegnato nella costruzione di un nuovo Brasile “già padrone del suo destino e decisamente rivolto verso l’avvenire”. Il memoriale a corredo delle tavole del Plano Piloto di Brasília, sottolinea nuovamente il metodo di Costa per cui il testo precede e struttura l’immagine del progetto. È in questo approccio che la città dimostra l’ambizione ad essere democratica ed a confrontarsi con le profonde disuguaglianze che presentava il contesto brasiliano di allora.
La mostra si conclude nella piazza Povo Brasileiro, intervento artistico di Angela Detanico e Rafael Lain che evoca il Repousai-vos, l’installazione realizzata da Lucio Costa per la Triennale di Milano del 1964: uno spazio di fruizione in cui amache e voci sembrano sospese nell’aria, riecheggiando vite vissute negli interstizi dell’habitat moderno che Brasilia incarna.

Eredità
La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di due volumi: un catalogo omonimo, “Lucio Costa Arquivo”, che raccoglie saggi di autori portoghesi e brasiliani, e “Raízes do futuro: Lucio Costa e a tradição moderna” di Guilherme Wisnik. L’allestimento di un così ricco ed eterogeneo archivio suggerisce una lettura critica e trasversale dell’eredità di Costa, apprezzandone la visione democratica del progetto, l’influenza che subisce – e che promuove – all’interno dei suoi rapporti internazionali, ed infine i risultati e le contraddizioni con le quali oggi la sua opera si confronta. Dimensione professionale e privata si intrecciano rivelando la complessità di Lucio Costa: progettista, intellettuale e padre di città ed architetti.
Immagine di copertina: Mostra “Lucio Costa Arquivo”, Casa da Arquitectura, Matosinhos (© Goncalo Gomes)
“Lucio Costa Arquivo”
Casa da Arquitectura
A cura di: Ana Vaz Milheiro
18 aprile – 13 settembre 2026
Av. Menéres 456 Loja 3, 4450-189 Matosinhos, Portogallo
Informazioni
Speciale Porto 2026
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, Porto costruisce una delle stagioni più intense di trasformazione urbana in Europa. La classificazione UNESCO del centro storico (1996) e Porto 2001 Capitale europea della cultura segnano l’ingresso della città in una dimensione internazionale, fondata su un intreccio tra politiche culturali, infrastrutture e progetto urbano. A distanza di 30 anni, quella traiettoria appare tutt’altro che lineare. Alla fase di investimento e sperimentazione segue un’interruzione, una perdita di continuità che incide sulla costruzione di una rete culturale e urbana. Oggi, in un contesto segnato dalla pressione turistica e da nuove strategie di riuso del patrimonio, Porto sembra riattivare alcune di quelle ambizioni, ma attraverso strumenti diversi. Per questo abbiamo voluto dedicare alla città un approfondimento speciale con 3 diversi articoli: la rilettura critica di Porto 2001 attraverso le parole di Nuno Grande, il progetto di riconversione del Matadouro Industrial che ridefinisce il rapporto tra architettura e spazio pubblico e la mostra alla Casa da Arquitectura, dedicata a Lucio Costa, che riporta l’archivio al centro della costruzione del pensiero progettuale.


























