Visit Sponsor

Scritto da: Città e Territorio

Contro il consumo di suolo: Propongo una moratoria per le espansioni

Il dibattito sulla questione del consumo di suolo, aperto su queste pagine da Arturo Lanzani, ha il grande merito di aver sottolineato le relazioni con le possibilità di salvare l’Italia. L’’aumento del consumo di suolo va infatti di pari passo con l’aumento delle disfunzioni urbane. Abbiamo le città più disordinate d’Europa e ciò comporta diseconomie: non attraiamo investitori stranieri perché trovano migliori condizioni localizzative in altri paesi.
Dobbiamo chiederci i motivi di questa patologia, anche perché si continuano a leggere opinioni che sostengono che l’incontrollata espansione urbana sia avvenuta «in un territorio interamente pianificato e minuziosamente normato». È la rigidità della pianificazione ad aver provocato il diluvio di cemento. È vero il contrario: negli ultimi due decenni sono state cancellate tutte le regole e con le pratiche della contrattazione e dell’accordo di programma si sono superate norme urbanistiche e vincoli paesaggistici. Con i «Piani casa» che tutte le regioni hanno approvato si compiono importanti trasformazioni senza ostacoli.
La patologia italiana è che non esistono più regole. Si vive di deroghe ed è stato cancellato lo stesso concetto di governo pubblico del territorio. Si tocca qui un punto che Lanzani (dopo aver sottolineato le molteplici consonanze) colloca nella sfera delle differenze con la principale posizione espressa da Edoardo Salzano, e cioè quella di avere «fiducia nella pianificazione come principale strumento per governare il territorio». Credo invece che lo straordinario merito di Salzano sia stato di averci richiamato in questi anni al fatto che se veniva messo in discussione il ruolo delle amministrazioni pubbliche tutto sarebbe rovinosamente crollato. E questo, purtroppo, è puntualmente sotto i nostri occhi.
Il Politecnico di Milano ha svolto di recente una ricerca per conto dalla Cisl, riguardo al mercato edilizio in alcune città lombarde. A Bergamo ci sono oggi 58.000 alloggi invenduti; saranno 135.000 nel 2018 sulla base delle decisioni già prese. Brescia ne conta 56.000; saranno 107.000 nel 2018. Nella prima città (130.000 abitanti) si potranno insediare oltre 270.000 abitanti; nella seconda (210.000 abitanti), un identico numero. La cultura della deroga sta portando il territorio all’insostenibilità e sta minando alla radice la nozione stessa di città.
Di fronte a una patologia di questo livello mi chiedo se i dieci punti proposti da Lanzani, ciascuno dei quali pienamente condivisibile e sottoscrivibile, abbiano la forza di risolvere la patologia. Essi sono infatti efficaci strumenti in condizioni di normalità, cioè se ancora esistessero regole. Dobbiamo invece riportare legalità nel governo del territorio ed è necessaria una cura radicale. Al pari dell’anno di moratoria richiesto e ottenuto dalla proprietà fondiaria per procrastinare l’entrata in vigore della Legge ponte, dobbiamo oggi chiedere la moratoria di tutte le nuove espansioni facendo eccezione soltanto per gli interventi sul brownfield e quelli sul patrimonio esistente. Una moratoria, non una cancellazione per buona pace degli adoratori dei diritti edificatori, che servirà per delineare il quadro esatto dello stato del territorio italiano fatto d’infinite Bergamo e Brescia o di città del divertimento sparse in ogni luogo. Soltanto dopo questa fase potranno avere efficacia i dieci punti e si potrà perseguire la salvezza del paesaggio italiano.
Prima che sia troppo tardi.

Autore

(Visited 68 times, 1 visits today)

About Author

Share
Last modified: 26 Novembre 2016