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Archivi per l’architettura: Filiberto Sbardella

Archivi per l’architettura: Filiberto Sbardella
Riceviamo e pubblichiamo un contributo sugli archivi storici, a partire dall’esperienza della struttura dedicata ad una figura artistica poliedrica, romana, esponente della Resistenza partigiana. La propongono i curatori dello spazio di studio e di ricerca

 

Negli ultimi anni gli archivi hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nella ricerca storica. Non rappresentano più soltanto luoghi di conservazione del patrimonio documentario, ma laboratori nei quali progetti, fotografie, corrispondenze e disegni tornano a dialogare tra loro, consentendo di ricostruire vicende professionali, relazioni culturali e processi progettuali rimasti a lungo ai margini della storiografia.

 

Riunire il patrimonio documentario

In questa prospettiva, l’inedito Archivio Sbardella non costituisce il punto di arrivo della memoria, ma il punto di partenza per nuove conoscenze dell’architettura del Novecento. L’Archivio originario riguarda l’attività architettonica di Filiberto Sbardella (1909-1983) e ha origine dal conferimento effettuato nel 1995 da Carla De Benedetti, seconda e ultima moglie dell’architetto, a Claudio Gatti. Il fondo comprendeva la documentazione originale dello studio professionale, costituita da progetti, fotografie e curriculum, con l’intento di mettere a disposizione il nucleo più significativo dell’esperienza professionale di Sbardella e della stessa De Benedetti. Tale materiale avrebbe dovuto costituire la base documentaria per una tesi di storia dell’architettura dedicata alla figura dell’architetto romano e al ruolo da lui svolto nel panorama architettonico italiano e internazionale.

Pur rappresentando un corpus documentario già ampio e significativo, il fondo si è progressivamente arricchito, a partire dal 2017, grazie a un’intensa attività di ricerca, raccolta e ordinamento di ulteriore documentazione. Questo processo ha permesso di ampliare la prospettiva sull’opera di Sbardella, restituendone la complessità non solo come architetto, ma anche come pittore, mosaicista e protagonista della Resistenza. Parallelamente all’ampliamento del fondo documentario, l’attività dell’Archivio si è progressivamente orientata anche verso la ricerca e la divulgazione, sviluppando un metodo di lavoro fondato sul confronto tra fonti pubbliche e private, sulla collaborazione con istituzioni culturali e sulla restituzione dei risultati attraverso mostre, convegni e pubblicazioni.

L’interesse di questo percorso risiede non solo nell’aver contribuito ad ampliare la conoscenza della figura e dell’opera dell’architetto romano, ma anche nell’aver evidenziato il ruolo da lui ricoperto quale protagonista della cultura italiana del primo e del secondo Novecento. Attraverso l’attività di ricerca è stato infatti possibile ricostruire una rete di relazioni, esperienze e contributi che ne restituisce una visione più completa e ne conferma la rilevanza nel panorama culturale del suo tempo.

Ad oggi, il patrimonio documentario dell’Archivio testimonia l’intensa attività di Sbardella come pittore, scultore e mosaicista tra il 1923 e il 1955 e, successivamente, come architetto dal 1950 al 1983. L’attività di ricerca ha consentito di individuare e acquisire documentazione conservata presso l’Archivio Centrale dello Stato, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, gli archivi della CGIL, il MART di Rovereto, la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano e numerose altre istituzioni culturali, sia nazionali sia locali.

A tali fonti si sono aggiunti materiali provenienti da archivi privati e da collezioni finora poco esplorate, permettendo di ricomporre un patrimonio documentario in precedenza frammentato e di delineare con maggiore precisione il percorso artistico e professionale di Sbardella. Il progressivo ampliamento del fondo ha così reso possibile una ricostruzione più completa della sua attività e del contesto culturale e storico nel quale essa si è sviluppata.

 

Tra Razionalismo e brutalismo

Il senso della progettualità di Filiberto Sbardella risulta oggi visibile anche attraverso la ricostruzione della sua produzione recuperando i progetti depositati presso gli Archivi urbanistici comunali. La documentazione permette oggi di approfondire esperienze che spaziano nel campo dell’edilizia privata residenziale, dell’edilizia pubblica preminentemente orientata alla progettazione di spazi destinati alla formazione, al lavoro e alla vita collettiva. La visione sbardelliana, nel secondo dopoguerra, è di certo quella della ricostruzione, ma basata su una società in cui la giustizia tra le classi e il lavoro sono profondamente legate tra loro. La sua attività nel 1955, nell’organo direttivo della Federazione sindacale nazionale degli artisti della Cgil, mira a stabilire che l’arte è per tutti e non deve assumere una posizione e una funzione elitaria-classista.

La partecipazione, assieme a Bruno Zevi, Carlo Piccinato, Pier Luigi Nervi e Adriano Olivetti, quale delegazione italiana a Mosca nel 1958, al V Congresso dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA), in contrapposizione ai CIAM di Le Corbusier, dimostra una visione dell’urbanistica e dell’architettura incentrata sull’uomo come protagonista nel lavoro e non come semplice elemento all’interno di un mero processo di produzione industriale.

L’architettura di Sbardella ha radici razionaliste, ma spazia verso contaminazioni organiche e brutaliste che lo avvicinano più ad Alvar Aalto e Samonà che a Frank Lloyd Wright. Lo spazio assume un’assoluta unicità e centralità specie per gli ambienti d’uso comune o collettivo. Il progetto e la realizzazione fino al dettaglio del primo villaggio-scuola a livello europeo, per la formazione del sindacato della Cgil a Galloro – Ariccia (Roma) nel 1965, del Palazzo della Regione Marche a Pesaro nel 1966 e del Centro polisportivo comunale di Chianciano Terme nel 1972, sono l’assunto che la comunità di uomini e donne costituisce la struttura fondante della crescita civile e sociale. Il progetto mai realizzato della Residenza per anziani a Colleferro nel 1978 accentra nella sala comune, composta sulla linea del progetto dei Soviet di Le Corbusier, gli spazi distributivi delle residenze come piccoli duplex tutti diversi tra loro e molto lontani dalle scatole ospedaliere classiche.

Anche il progetto per la foresteria del Centro Studi Leopardiani a Recanati, in scala più ridotta, segue la linea del progetto di Colleferro. La stessa impostazione si ritrova nel quartiere Peep di Labaro con una diversità tipologica notevole e quel gioco di apertura e recinzione dello spazio per collocarsi al meglio nel paesaggio. Per quanto concerne la partecipazione di Sbardella a livello internazionale si vuole ricordare in ultimo la fervente collaborazione con il Comune di Sofia in Bulgaria per la redazione del Piano regolatore della città nel 1970 e l’invito fatto all’artista messicano David Alfaro Siqueiros per la realizzazione di un murale nell’aula magna della Scuola sindacale di Ariccia.

 

Progetto culturale itinerante

In conclusione, si può affermare che il lavoro dell’Archivio non è limitato soltanto al recupero di documenti: ogni progetto ritrovato, ogni fotografia, ogni corrispondenza, contribuisce a ridefinire il contesto entro cui leggere un percorso professionale e, più in generale, una parte della storia dell’architettura italiana, soprattutto se inedita. L’archivio diventa così uno strumento critico capace di interrogare la storiografia consolidata e di riportare all’attenzione figure, esperienze e reti culturali rimaste ai margini del racconto ufficiale. Accanto alla ricerca documentaria, l’Archivio ha sviluppato un’intensa attività di divulgazione.

Il progetto espositivo itinerante “La terra è di chi la coltiva” – dal titolo di un quadro di Sbardella – articolato in numerose sedi museali e istituzionali, ha messo in mostra l’attività dell’artista, dello scultore, dell’architetto e del partigiano, favorendo l’emersione di nuovi materiali e di nuove testimonianze. Allo stesso modo, la collaborazione con Università (come il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna), ordini professionali, enti locali e istituti di ricerca ha trasformato l’Archivio in un luogo di confronto interdisciplinare, nel quale storia dell’arte, architettura e memoria civile dialogano costantemente. Dunque, non soltanto conservare, ma produrre conoscenza; non soltanto custodire il passato, ma renderlo nuovamente interrogabile.

L’esperienza dell’Archivio Filiberto Sbardella dimostra come un patrimonio documentario, se sottoposto ad un lavoro di ricerca e condiviso attraverso iniziative pubbliche, possa contribuire a riscrivere pagine ancora poco conosciute della cultura italiana, anche progettuale. Più che restituire un singolo protagonista alla storia, un archivio restituisce complessità alla storia stessa.

Immagine di copertina: l’interno dell’Archivio Filiberto Sbardella a Roma

 

Per approfondire

L’Archivio Filiberto Sbardella nasce nel 2017 a partire dal lascito documentario che Carla De Benedetti, vedova di Filiberto Sbardella, ha affidato a Claudio Gatti. Da quel primo nucleo, grazie a un’intensa attività di ricerca, di ricognizione delle fonti e di acquisizione di ulteriore documentazione proveniente da enti, collaboratori, committenti e collezioni private, il patrimonio archivistico si è progressivamente ampliato, consentendo una ricostruzione sempre più completa dell’attività professionale e culturale dell’architetto. L’Archivio svolge attività di censimento, inventariazione, ordinamento, catalogazione e studio scientifico dei materiali, promuovendone al contempo la valorizzazione attraverso pubblicazioni, mostre, convegni, conferenze e progetti di ricerca. L’obiettivo è non solo conservare la memoria dell’opera di Filiberto Sbardella, ma renderla accessibile e oggetto di nuove ricerche, favorendo il dialogo con studiosi, istituzioni e realtà culturali. Oggi l’Archivio si configura come un centro di ricerca e documentazione in continua evoluzione, nel quale la conservazione si affianca a una costante attività di approfondimento e di recupero di nuove testimonianze. In questa prospettiva, l’Archivio intende contribuire alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio dell’architettura del Novecento, promuovendo una riflessione più ampia sul ruolo degli archivi come strumenti dinamici di conoscenza, ricerca e trasmissione della memoria. La sede, aperta solo su appuntamento, è a Roma, in via Casilina 605.

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Tag: , , , , Last modified: 21 Luglio 2026