In diversi Consigli regionali si discute di alienare parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (Erp). Audis segue questa discussione con attenzione in relazione alla rigenerazione delle periferie a rischio fatiscenza; luoghi che, provocatoriamente, denominammo Città da rottamare nel convegno organizzato a Roma nel 2006. Dellalienazione di questo patrimonio si discute da decenni. «Alienare il vecchio Erp per riedificarne di nuovo» è uno slogan dallapproccio pragmatico che pare esaudire ogni desiderio: il sogno degli assegnatari di divenire proprietari; il bisogno delle famiglie in attesa di una casa popolare; lambizione degli amministratori locali a corto di quattrini per edificare; la voglia dellopinione pubblica di liberarsi di ciò che considera un fardello per la finanza pubblica.
Uno scenario credibile? Per rispondere occorre capire che cosa avvenne nel 1993 quando, contestualmente allabrogazione della trattenuta Gescal sugli stipendi, la Legge 560 obbligò a vendere una parte consistente del patrimonio Erp. Contestualità non casuale: lobiettivo era sostituire il contributo Gescal con gli incassi delle vendite. Si stima che si vendette circa 200.000 alloggi ma si riedificò poco e lErp in Italia scese dal 4% a meno di un terzo di quanto presente nei principali paesi europei. Una depauperazione anche in termini qualitativi in quanto si alienò sopratutto la parte migliore e acquistò la fetta più benestante degli assegnatari (si stimò che il canone medio, correlato al reddito, diminuì a circa 80 euro/mese). Esauriti gli incassi delle alienazioni ci si trovò nellimpossibilità di rispondere allimponente fabbisogno manutentivo del patrimonio abitativo rimasto. Parcellizzazione della proprietà e comparsa dei condomini misti pubblici-privati complicarono il recupero delle periferie. Nei caseggiati misti ci si scontrò con limpossibilità di utilizzare i contributi pubblici a favore degli alloggi privati, parti comuni e pertinenze comprese, e le più importanti azioni di recupero si realizzarono nei rioni popolari storici che, saggiamente, molti comuni e Iacp esclusero dallalienazione.
Oggi che cosa è cambiato rispetto agli anni novanta? Per scoprirlo è utile osservare lesperienza lombarda. Qui lalienazione è ripresa da oltre tre anni e la Legge regionale disciplina la vendita allasta degli alloggi sfitti a un prezzo base stimato dallAgenzia del demanio e la vendita agli assegnatari degli alloggi occupati con uno sconto pari al 36% rispetto a tale prezzo. Il piano vendita realizzato da Aler Milano, la maggiore Azienda per la casa dItalia, evidenzia uninferiore propensione allacquisto da parte degli assegnatari e una minore opportunità di nuove opere di edilizia sociale. Molte aste sono andate deserte, meno di un terzo degli 11.000 assegnatari a cui è stato offerto lalloggio ha accettato lacquisto e le vendite sono state dilazionate in quanto non si prospettano opportunità di riedificazione tali da renderne urgente lincasso.
Alienare per edificare è diventato più arduo. Le cause? La crisi economica, lesaurimento dei Piani di Zona elaborati dai comuni ai sensi della spesso dimenticata Legge 167/62 e il sempre più complicato iter di esproprio dei terreni.
Il quadro porta a dubitare della possibilità di raggiungere lobiettivo della rigenerazione delle periferie mediante lalienazione del patrimonio Erp. Obiettivo che oltralpe spesso viene raggiunto chiedendo alledilizia pubblica di garantire unofferta di alloggi in affitto adeguata in termini qualitativi e quantitativi e non di fare assistenza sociale. Ma su questo argomento lEuropa è ancora lontana.
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