Geografo e urbanista, Matteo Bolocan Goldstein è da molti anni attento osservatore dei mutamenti dellarea metropolitana milanese. Il suo volume (Geografie milanesi, Maggioli, Santarcangelo di Romagna 2009, pp. 238, euro 18) raccoglie le riflessioni condotte nellultimo decennio a ridosso delle maggiori trasformazioni urbanistiche e territoriali. I tratti
peculiari e perduranti dello sviluppo milanese si riassumono in due temi dominanti: in primo luogo una forte capacità di proiezione territoriale alle differenti scale frenata da visioni dello sviluppo urbano che non superano i confini comunali; in secondo luogo i processi sociali in una delle città più ricche del paese fanno a meno delle politiche pubbliche e talvolta riescono a dispiegarsi malgrado queste ultime. Lo scarto tra capacità dinnovazione sociale e deficit di governo penalizza la produzione di beni pubblici essenziali per la qualità del vivere. Su questo sfondo critico sinnestano ulteriori temi interpretativi: il peso degli anni ottanta, che ha imposto a lungo la percezione di una città bloccata; una sfera pubblica storicamente frammentata, che rende arduo lemergere di un progetto collettivo riconoscibile e unitario; trasformazioni urbanistiche orfane di una vera committenza politica rincorrono contingenze che impediscono di valutare costi sociali e ambientali. Funzioni pregiate che attivano connessioni globali ma non sviluppano sinergie a scala urbana sono sintomo del rapporto irrisolto tra territorio e protagonisti dello sviluppo.
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