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Scritto da: Città e Territorio Mosaico Patrimonio

L’archiviaggio. Arenzano, la modernissima Pineta

L’archiviaggio. Arenzano, la modernissima Pineta
Un festival riporta all’attenzione una storia urbana e paesaggistica avviata esattamente 70 anni, poco fuori Genova. Ignazio Gardella e Marco Zanuso i protagonisti, con loro tanti altri nomi della tradizione razionalista italiana. Un racconto attraverso la memoria (sullo sfondo l’esplosione del turismo borghese) e un’attualità non facile

 

ARENZANO (Genova). Luglio 1956. Afa, caldo, lo stridere delle gomme sull’asfalto lungo l’autostrada che da Genova porta ad Arenzano. Un nastro che si snoda come un serpente sotto la sabbia per raggiungere il mare, la tanto agognata vacanza, dopo una settimana di lavoro a Milano.

Sono due. Sono architetti. Ignazio e Marco. Non hanno mai lavorato insieme, è la prima volta. Li hanno chiamati due nobili, la marchesa Negrotto Cambiaso e il marchese Cattaneo Adorno, con un solo obiettivo: costruire un luogo elitario per la vacanza dei ricchi milanesi. Non hanno lavorato da soli Ignazio Gardella e Marco Zanuso, a loro volta hanno invitato l’eterno Gio Ponti, Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti, Roberto Menghi.

Ognuno ha fatto un pezzo, tutti insieme hanno fatto la Pineta di Arenzano, insieme alla Cemadis, l’azienda fondata dai committenti che ha gestito e costruito la lottizzazione, e il costruttore Mario Valle, autore delle architetture iconiche come la Leto di Priolo di Zanuso. Come ogni inizio si parte dalla pianificazione urbanistica, almeno a quel tempo era così. Oggi non appartiene agli architetti disegnare lo sviluppo urbano dei loro edifici, semplicemente perché non c’è più la capacità di analizzare la città e dunque si agisce per poli che, infatti, non dialogano con il resto, come è avvenuto a Milano nelle repentine trasformazioni di vecchi depositi in torri.

La Pineta di Arenzano è innanzitutto un piano urbanistico con il preciso intento di realizzare un centro turistico-balneare rispettoso dell’ambiente esistente. Un’area di 150 ettari brulla, in quanto durante la Seconda guerra mondiale gli abitanti di Arenzano diedero fuoco agli alberi per scaldarsi e cucinare, per questioni di sopravvivenza. Questa attenzione verso il paesaggio, Ignazio e Marco la dichiarano in una relazione inviata alla Soprintendenza: “Il piano vuole disciplinare il nascere e lo svilupparsi sulla Colletta di un insediamento di circa 10.000 abitanti per una residenza stagionale prevalentemente balneare-turistica rispettando le qualità naturali del luogo, integrandole con impianti, servizi, attrezzature, e preordinando gli interventi in complessi edilizi articolati e differenziati nella interpretazione dei diversi ambienti naturali della zona”.

Tetti a falde, terrazze verdi, intonaco di cocciopesto

Il paesaggio è centrale con la partecipazione fondamentale dell’architetta paesaggista Elena Balsari Berrone che progetterà il verde comune e privato. Il piano insiste nel fissare un limite al rapporto con la linea dell’orizzonte e la necessità di diversificare gli insiemi tra edifici continui, ville, complessi residenziali a gradoni.

Questi ultimi, come il Condominio La Rotonda (1961-1964) che Gardella progetta con Anna Castelli Ferrieri, richiamano un approccio verticale, scavando e consolidando il terreno franoso proprio con l’architettura che apre verso il mare. Il tema della vista verso il blu diventa importante per molti architetti attraverso il progetto delle terrazze. Se potessimo definire un menu delle architetture per la vacanza ad Arenzano dovremmo concentrarci su pochi elementi: i tetti a falde in ardesia (mutuate dalla tradizione architettonica rinascimentale genovese), i tetti piani (rari), le terrazze verdi introdotte da Gardella e Castelli Ferrieri, e riprese da Magistretti in Casa Arosio, l’intonaco di cocciopesto tipico del XIX secolo adottato da Ignazio Gardella senior (bisnonno del Gardella nato nel 1905) nelle sue opere genovesi ed infine la terrazza e il balcone concepiti come se fossero protuberanze aggrappate ai volumi.

La Pineta di Arenzano fin dal 1956 è stato un laboratorio dell’architettura per la vacanza prima di altri luoghi. Infatti, lo sviluppo di Punta Ala avviene nel 1959, mentre la Costa Smeralda nel 1962 e subito dopo, nel 1969, Costa Paradiso; in Liguria solo l’esperienza di Mario Galvagni avviene negli stessi anni della Pineta.

I linguaggi architettonici si diversificano a seconda della topografia e delle abitudini culturali. In Liguria prevale una visione personale della modernità mediterranea senza scadere nelle forme curvilinee con tetti in cotto della Sardegna di Luigi Vietti e Michele Busiri Vici. La conformazione del territorio ligure, avaro di spazio, costringe i progettisti a inventarsi sempre nuove soluzioni, a ragionare per gruppi di case, come il primo nucleo realizzato nella Pineta al comparto Costa da Gardella con Zanuso nel 1959. Mentre solo a Costa Paradiso con le sperimentazioni di Alberto Ponis assistiamo a qualcosa di nuovo, l’architettura che prende forma da rocce e alberi condizionando lo sviluppo dello spazio e delle funzioni.

Oggi, un patrimonio fragile

In questi ultimi settant’anni la Pineta di Arenzano non ha prodotto solo grandi architetture bensì anche edilizia speculativa, i cui autori non hanno imparato dai maestri del razionalismo. Allo stesso tempo la consapevolezza dei proprietari nell’abitare all’interno della storia dell’architettura non ha impedito alterazioni irreversibili come in Casa Cattania di Zanuso, con la chiusura vetrata del patio.

E ancora alcune scelte discutibili nella nuova sistemazione di Casa Arosio, architettura dichiarata di interesse culturale dal Ministero della cultura, nella quale è stata correttamente consolidata la struttura portante, ma nell’interno le sostituzioni, e non il restauro, dei materiali originari hanno alterato l’aspetto aprendo ad una serie di questioni che riguardano la salvaguardia e il restauro del moderno. Questa non è una casa qualunque e ogni scelta progettuale nuova ha un impatto sulla storia. È una architettura iconica della modernità italiana che Magistretti presenta al CIAM di Otterlo nel 1959 suscitando la reazione negativa soprattutto degli anglosassoni, che la apostrofano come la ritirata degli italiani dalla modernità.

Niente di più falso e ideologico, perché gli architetti italiani avevano un’idea mediterranea di modernità che si scontrava con l’ortodossia razionalista nordeuropea. Oggi la Pineta di Arenzano è un patrimonio architettonico fragile che va curato e conservato, evitando di alterare irreversibilmente le architetture con superfetazioni nelle verande, sostituzione di infissi o installazione di pannelli solari. Una possibile soluzione passa dall’analisi di quei casi studio virtuosi che, a livello nazionale e internazionale, possono essere la guida ai nuovi progetti dentro le architetture moderne.

Conservare non significa immobilizzare le case, ma avere piena coscienza, da parte di proprietari e progettisti, del loro valore culturale. Queste opere possono sopportare interventi integrativi se sono pensati con equilibrio e se sono rispettosi del suo progettista originario, come faceva Carlo Scarpa quando interveniva negli edifici storici della Venezia rinascimentale. In fondo l’architettura si è sempre rigenerata su sé stessa.

Immagine di copertina: Pineta di Arenzano, condominio La Rotonda, Gardella e Castelli Ferrieri, 1964 (© Emanuele Piccardo)

Il festival

Dal 3 al 5 luglio 2026 si svolge la terza edizione di Abitare la vacanza, il festival di architettura nato con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza del valore culturale delle architetture per la villeggiatura progettate dai maestri dell’architettura moderna, sia nei contesti costieri del Mediterraneo sia in quelli montani. Il festival, ideato dall’associazione culturale plug_in nel 2023 e curato da Emanuele Piccardo, inaugura quest’anno (dopo il Ponente ligure del 2025) un nuovo format sviluppato in un luogo iconico della vacanza: la Pineta di Arenzano. Abitare la Vacanza / Pineta Modernissima si propone di valorizzare la Pineta, le sue architetture e il suo patrimonio naturale attraverso un programma di talk, reading e proiezioni. Pensato come un progetto articolato in più fasi, il programma si svilupperà nel triennio 2026-2028 con l’obiettivo di valorizzare la Pineta attraverso campagne fotografiche, studi e ricerche dedicate alle sue architetture. Il percorso porterà alla costituzione dell’Archivio della Pineta di Arenzano, destinato a raccogliere e mettere in rete documenti provenienti da archivi fotografici, fondi pubblici e collezioni private. “Abitare la Vacanza / Pineta Modernissima” è un progetto organizzato e promosso dalla Fondazione Pineta di Arenzano e da plug_in, con il patrocinio di Do.co.mo.mo Italia e Inarch Liguria.

Programma completo del festival

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