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Scritto da: Città e Territorio

Urban Value, il modello che ridefinisce la rigenerazione

Urban Value, il modello che ridefinisce la rigenerazione
***Celebrato il decennale dell’esperienza innovativa del gruppo Ninetynine. Tra progetti emblematici nelle città italiane (Roma e Napoli su tutte), processi virtuosi e sorprendenti. E un grande libro di memorie e di patrimoni

 

MILANO. Il 9 aprile, a Milano, negli spazi della Torre PwC – sede di PwC Italia – non si è celebrato soltanto un anniversario, ma si è provato a raccontare un cambiamento. Dieci anni di progetti, visioni e tentativi che hanno contribuito a ridefinire il modo in cui guardiamo agli spazi abbandonati delle città. Al centro, il percorso di Urban Value by Ninetynine, tra i primi a intuire il potenziale della rigenerazione urbana temporanea in Italia.

È stato un momento di confronto che ha messo in luce non solo i risultati raggiunti, ma soprattutto la costruzione di un metodo e l’occasione per presentare un grande volume che racconta, attraverso suggestive immagini e testi, l’approccio di Urban Value alla rigenerazione urbana.

 

Il tempo sospeso

Perché la rigenerazione urbana temporanea, oggi sempre più presente nel dibattito pubblico, prima di tutto è una pratica che lavora sul tempo sospeso delle città. Interviene su edifici dimenticati, spesso chiusi per anni, e li riattiva attraverso usi transitori, in attesa di una destinazione definitiva. Un passaggio intermedio che, invece di essere vuoto, diventa occasione. Non solo per restituire uno spazio alla città, ma per attivare relazioni, economie, possibilità.

Se oggi questo approccio è riconosciuto anche a livello istituzionale, è grazie a una fase iniziale di sperimentazione, sostenuta anche da attori pubblici come Cassa Depositi e Prestiti e Agenzia del Demanio. Ma tra i primi a metterlo in pratica c’è stata proprio questa realtà, che già nel 2011, ancora prima di chiamarsi Urban Value, ha avviato a Roma un intervento destinato a diventare emblematico: la riapertura del Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, chiuso da oltre 40 anni.

Quell’esperienza ha segnato un punto di svolta. Non solo per la partecipazione del pubblico, ma perché ha reso evidente l’esistenza di un patrimonio urbano latente – architettonico, simbolico, sociale – pronto a essere riattivato. Mostre, installazioni, eventi e produzioni culturali hanno trasformato un’icona del razionalismo in un luogo nuovamente vissuto, capace di parlare al presente senza perdere la propria identità.

Da lì prende forma un percorso che, negli anni, si consolida e si amplia. A Napoli, ad esempio, il progetto di Palazzo Fondi, sviluppato insieme all’Agenzia del Demanio, ha dimostrato come la riattivazione temporanea possa diventare uno strumento di co-progettazione tra pubblico e privato. Dopo 15 anni di abbandono, l’edificio è stato trasformato in un polo culturale flessibile, capace di accogliere centinaia di eventi e coinvolgere una rete ampia di operatori. Più che una semplice riapertura, un vero laboratorio urbano, capace di generare modelli replicabili. Negli ultimi anni, il lavoro si è esteso a numerosi altri contesti, tra Roma, Napoli e altre città italiane, trasformando immobili dismessi in hub culturali e spazi di comunità. Complessivamente, circa 300.000 metri quadrati sono stati riattivati, coinvolgendo oltre tre milioni di persone e dando vita a un sistema articolato di attività: eventi, produzioni audiovisive, iniziative culturali, progetti imprenditoriali. Numeri che raccontano una dimensione concreta, ma che da soli non bastano a spiegare la natura del fenomeno.

Sostenibilità, adattabilità e replicabilità

Perché ciò che emerge con più chiarezza è la costruzione di un modello. Un approccio sviluppato a partire dall’esperienza di Ninetynine, fondato su principi di sostenibilità, adattabilità e replicabilità. Ogni progetto nasce come intervento su misura, capace di leggere il contesto, interpretarne i bisogni e attivare le risorse disponibili. Ma allo stesso tempo segue una struttura chiara, che permette di coordinare attori diversi – istituzioni, proprietà, imprese, cittadini – e di trasformare esigenze spesso divergenti in un processo condiviso. Il cuore del modello è proprio questo equilibrio. Da un lato, gli immobili vengono mantenuti vivi, presidiati, valorizzati anche in termini di immagine; dall’altro, la città riacquista spazi accessibili e attraversabili. Nel mezzo, si aprono opportunità per organizzazioni e operatori che possono utilizzare temporaneamente questi luoghi, generando economia e contenuti. Una logica “win-win” che trasforma ogni spazio in una risorsa attiva.

 

Progetti per le comunità

In questa prospettiva, la rigenerazione non riguarda solo l’architettura, ma la costruzione di infrastrutture sociali. Gli edifici diventano piattaforme di relazione, dispositivi capaci di produrre scambio, lavoro, cultura. Il team di Urban Value ha progressivamente affinato strumenti per misurare questi impatti, valutando non solo il ritorno economico, ma anche quello culturale e territoriale. Ne emerge un’idea di progetto che non si esaurisce nella riqualificazione fisica, ma si estende alla capacità di generare comunità.

Un esempio recente di questa evoluzione è La Santissima Community Hub, nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Qui, un ex ospedale militare rimasto inutilizzato per oltre 30 anni è stato trasformato in uno spazio di 7.500 metri quadrati dedicato alla produzione culturale e alla vita collettiva. Cinema, arte, musica, design e incontri pubblici convivono in un programma aperto, che restituisce centralità a un luogo a lungo marginale. Il progetto, sviluppato con Agenzia del Demanio e Coop4art, è ancora in corso e rappresenta bene la capacità del modello di adattarsi e crescere nel tempo.

Verso una nuova fase

Dopo dieci anni, Urban Value by Ninetynine entra ora in una nuova fase. Non più solo operatore, ma consulente strategico, capace di accompagnare enti pubblici e privati nella definizione di politiche e progetti complessi. Un’evoluzione che si riflette anche nella collaborazione con Fondazione Lottomatica e PwC Italia, con l’obiettivo di consolidare e diffondere un modello che guarda al lungo periodo. In fondo, ciò che questo percorso restituisce è un cambio di prospettiva: gli spazi vuoti non sono più un problema da risolvere, ma una possibilità da attivare. Un tempo sospeso che, se interpretato, può diventare uno dei luoghi più fertili della città contemporanea.

*** articolo sponsorizzato. Immagine di copertina: il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, a Roma, una delle prime esperienze di Urban Value

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