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Scritto da: Città e Territorio Mosaico Progetti

Nuovi, celebrati, già demoliti. La strana parabola dei parcheggi di Christian Kerez

Nuovi, celebrati, già demoliti. La strana parabola dei parcheggi di Christian Kerez
L’abbattimento di due infrastrutture simbolo di una visione architettonica e urbana, lungo il Pearling Path di Al-Muharraq in Bahrain, raccontano emblematicamente lo sviluppo di un luogo straordinario e pieno di paradossi

 

AL-MUHARRAQ (Bahrain). Nelle ultime settimane, gli architetti di tutto il mondo hanno assistito alla demolizione di (due) dei quattro parcheggi di Christian Kerez in Bahrain. Ultimi per realizzazione, ma non per rilievo, nel progetto Pearling Path (ne abbiamo scritto qui, ci torniamo sotto), queste strutture sono l’intervento più esteso del complesso. L’architetto svizzero aveva già associato il proprio nome al Bahrain firmandone il padiglione per l’Expo Dubai 2020: un box attraversato da una maglia parametrica di diagonali, ispirata alle geometrie ornamentali delle antiche abitazioni arabe.

Il progetto dei parcheggi si articola su 4 diversi lotti, con circa 45.000 metri quadrati e una capacità stimata di 1.000 veicoli. Queste strutture, completate nel 2023, hanno avuto fin da subito un grande riscontro mediatico e generato un diffuso entusiasmo per la loro audacia progettuale: abbandonando la tradizionale divisione in piani sovrapposti e rinunciando alla rigida separazione tra solai orizzontali e rampe diagonali, ciascuno dei 4 parcheggi, con lievi variazioni sul tema, si sviluppa come un nastro continuo che si srotola in una topografia artificiale, in una successione ininterrotta di superfici.

I livelli modificano dolcemente la propria pendenza e mutano organicamente, fondendosi gli uni negli altri senza alcuna frattura per generare l’esperienza di un percorso unico e fluido.

Se il concetto di continuità tra i piani richiama le Two Libraries di OMA, manifesto di uno spazio senza inizio né fine, privo di transizioni nette, molti hanno riscontrato un parallelo anche con 1111 Lincoln Road, il celebre progetto di Herzog & de Meuron a Miami. Anche in questo caso, un’estetica scenografica permette al parcheggio di trascendere la propria funzione pratica e di aprirsi a una pluralità di usi sempre diversi.

Nel corso dei mesi, pubblicazioni di settore e social media hanno restituito immagini suggestive di queste architetture, capaci di ospitare eventi, momenti di preghiera e incontri sociali, trasformando un semplice parcheggio in un luogo vivo. Per questo, la notizia del loro abbattimento è giunta inaspettata. La demolizione, ad oggi solo di due dei 4 progetti (lotto A e C), avvenuta nel marzo 2026 nell’ambito del nuovo Muharraq Development Project, non è stata dettata da possibili problemi tecnici legati all’estrema complessità strutturale degli interventi, ma da un cambio di visione amministrativa, rivolta, tra i vari obiettivi, a dare più enfasi ad alcuni edifici storici la cui accessibilità era stata parzialmente compromessa dall’installazione dei parcheggi.

Non bisogna stupirsi che in un paese in grande trasformazione possano esserci immediati cambiamenti di piani, anche a una velocità a cui in Europa, abituati alle nostre città sedimentate livello su livello, non siamo più abituati.

Patrimonio e metamorfosi

Per comprendere appieno il senso della demolizione, bisogna osservare il contesto urbano in una prospettiva più ampia. Si apre così l’opportunità di scoprire le straordinarie gemme architettoniche che, in un arco di tempo sorprendentemente breve, sono fiorite in uno scenario così peculiare.

Vissuto per secoli di pesca, il Bahrain è un’isola desertica all’estremità meridionale del Golfo Persico, a un’ora di aereo da Dubai. Le comunità locali si sono sempre mosse  secondo i ritmi del mare e del commercio; gli antichi leader, antenati della famiglia tutt’oggi al potere, guidavano gruppi mobili capaci di adattarsi a un territorio arido e complesso. Ma negli ultimi decenni, con l’esplosione dell’attività estrattiva, il Bahrain ha visto insediamenti più stabili e una classe dirigente desiderosa di dare un volto moderno al Paese.

Il primo grande segnale internazionale fu il Grand Premio di Formula 1, che portò i primi grandi flussi turistici e stimolò la costruzione di palazzi ufficiali, moschee monumentali, stazioni termali e centri commerciali. Ed è stata proprio la spinta alla modernizzazione a generare, di riflesso, una maggiore consapevolezza sulla necessità di preservare il fragile patrimonio storico locale. È in questo contesto che, sotto l’impulso di Mai bint Mohammed Al Khalifa, Presidente dell’Autorità per la Cultura, il centro urbano di Al-Muharraq, adiacente a Manama, la capitale, ha vissuto una profonda metamorfosi; nell’ultimo decennio, la città si è trasformata in un laboratorio internazionale di architettura, con iniziative rivolte sia alla salvaguardia degli edifici storici, patrimonio culturale tutt’oggi vivo e abitato, sia all’integrazione di nuovi progetti.

I numerosi cantieri hanno richiamato architetti da tutto il mondo: Anne Holtrop vi ha trasferito da anni la sede principale del suo studio, mentre altri hanno scelto di operare da remoto, pur mantenendo sul terreno una presenza costante di fidati collaboratori. Cruciale, in questo senso, è stato il contributo di Noura Al-Sayeh Holtrop, architetta di origine palestinese e stretta collaboratrice delle autorità locali. È grazie alla sua regia che questa trasformazione ha preso forma, rendendo possibile l’innesto di visioni contemporanee all’interno di un tessuto urbano tanto complesso.

 

Firme internazionali tra suoni e profumi

Varcare la soglia di Al Muharraq significa scivolare tra le pieghe di una città che dove si respira l’antico dialogo tra il deserto e il mare. È qui, tra le maglie strette del tessuto urbano, che la pelle sperimenta il passaggio dall’abbraccio del sole alla carezza improvvisa e fresca che scende dai Badqeer, le storiche torri del vento. L’aria è densa: il profumo pungente dello zafferano si intreccia alle note fumose del Bakhoor e dell’Oud che filtrano dalle porte socchiuse, mentre una sottile brezza salmastra sale dal mare.

Allo sguardo, il bianco della pietra corallina è interrotto dal vigore del legno scuro e intagliato dei portoni. Il richiamo melodico dell’Adhan si leva dai minareti, espandendosi in un’eco sincronizzata che avvolge il brusio del souq. Qui, tra lo scintillio dell’oro e la lucentezza delle gemme, l’udito indugia sul battito metallico della dallah contro le piccole tazzine, preludio a un rito del gusto dove l’amaro terroso del caffè incontra l’esplosione zuccherina dell’halwa.

In questa trama fitta di percezioni, mentre le dita sfiorano la porosità ocra delle pareti storiche, il cammino rivela una sorpresa: una densità di architetture contemporanee che difficilmente si troverebbe altrove. Ma oggi, quel nucleo antico non è solo un palcoscenico per interventi audaci; è il reagente chimico che li trasforma. Passeggiando tra i vicoli, si percepisce infatti una verità che le immagini patinate delle riviste non restituiscono. Dal conflitto creativo tra design d’avanguardia e manodopera locale, nasce un’aura singolare: lì dove il design non si piega alla preesistenza, è la nuda materialità dell’opera a sancirne l’appartenenza al luogo.

Ciò che oggi appare estraneo e astratto sarà gradualmente ammantato di polvere, segnato dal sole e sfumato dalle ombre sabbiose dei vicoli. Saranno proprio queste imperfezioni a conferire ai nuovi volumi una nuance inattesa, rendendoli elementi naturali di un tessuto vivo, come se il tempo e la vita quotidiana di chi attraversa Al-Muharraq li avessero finalmente adottati. La loro apparente dissonanza si trasforma così in armonia: un dialogo silenzioso tra audacia contemporanea e sedimentazione del tempo, che solo l’esperienza diretta, la polvere e la luce dei luoghi possono davvero raccontare.

Seguendo la “via delle perle”, l’intervento di Valerio Olgiati ne emerge come il cuore monumentale. Il Visitor & Experience Centre (2018-2019) si costituisce di una piazza coperta dove una selva di pilastri solleva una grande piastra di cemento rosso, evocando la verticalità delle torri del vento. In questo vuoto architettonico la luce naturale piove dall’alto squarciando l’ombra, trasformando il sito di un antico mercato in un poetico luogo di silenzio e raccoglimento. Di segno opposto, quasi mimetizzata nel tessuto urbano, è la House for Architectural Heritage (2017) di Leopold Banchini. Il progetto seziona il blocco edilizio: la sua struttura trasparente annulla i confini, mettendo a nudo la matericità dei vicoli circostanti e trasformandoli in parte integrante dell’opera.

Al mosaico d’autore si aggiunge la firma di OFFICE Kersten Geers David Van Severen, presenti con il progetto di un ponte pedonale e di una nuova sede per eventi culturali incastonata nel nucleo storico, avvolto come in un velo da una  mesh metallica. Tuttavia, il loro intervento più incisivo, e allo stesso tempo più silenzioso, è la serie di 16 micro-piazze diffuse lungo il percorso, prive di retorica e profondamente autentiche, la cui bellezza scarna agisce come pausa necessaria nel battito vitale di Muharraq.

Proprio in questi momenti, il Pearling Path dimostra così come l’architettura moderna possa farsi carico di un centro antico senza soffocarlo. Non siamo di fronte a un intervento calato dall’alto, ma a un innesto di altissima qualità in un organismo pulsante: la rigenerazione non ha allontanato la popolazione locale, ma ha integrato le micro-economie esistenti come parte integrante dell’esperienza.

Frammiste tra questi momenti di aggregazione, si incontrano le opere di Anne Holtrop: il Suq Al Qaysariyyah reinventa il mercato tradizionale con blocchi irregolari di calcestruzzo che ricordano la pietra corallina, mentre il Green Corner Building ospita collezioni d’arte e attività di restauro. Il Padiglione del Bahrain all’Expo Milano 2015, trasportato lungo la Pearling Path come giardino botanico, celebra il patrimonio agricolo millenario del paese, trasformando un’esperienza internazionale in un luogo quotidiano e sensoriale.

Immagine di copertina: uno dei parcheggi pubblici progettati da Christian Kerez e demoliti ad Al-Muharraq, Bahrain (immagine da social media)

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 14 Aprile 2026