Quattro progetti raccontano le trasformazioni delle costruzioni per l’infanzia in Italia: nuove infrastrutture di prossimità, tra paesaggio e comunità
Negli ultimi anni la scuola dell’infanzia è diventata uno dei laboratori più sensibili del progetto pubblico in Italia: qui si incrociano politiche educative, investimenti straordinari sull’edilizia scolastica (anche grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e la richiesta, sempre più esplicita, di edifici capaci di funzionare come presidi di comunità oltre l’orario scolastico. Non è solo un tema di standard, sicurezza o performance energetiche. In gioco è la ridefinizione del rapporto tra educazione, paesaggio e spazio pubblico, in continuità con una riflessione che nel dibattito architettonico italiano – anche su queste pagine – ha già iniziato a leggere la scuola come infrastruttura urbana e territoriale più che come semplice servizio settoriale.
In questo quadro, alcuni recenti complessi per l’infanzia (0-6 anni) mostrano con chiarezza come l’architettura possa tradurre in forma spaziale i temi della flessibilità, della multidimensionalità d’uso e della costruzione di comunità. Il nuovo asilo “Kinder Rain” (AACM, 2025, Piove di Sacco), la scuola d’infanzia “Fillia” (Colucci & Partners, 2021, Cuneo), la Scuola dei Desideri “Mario Silvestri” (Mario Cucinella Architects + LAP Architettura, 2024, Pacentro) e il nuovo complesso per l’infanzia di Barbiano (Roland Baldi Architects, 2025, Barbiano) appartengono a contesti diversi – veneto periurbano, quartiere residenziale piemontese, appennino abruzzese, valle altoatesina – ma condividono alcune scelte chiave: la centralità degli spazi comuni come piazze educative, la permeabilità fra interno ed esterno e la capacità di essere dispositivi civici tanto quanto edifici scolastici.
Kindergarten “Kinder Rain” (AACM, 2025, Piove di Sacco, Padova)
A Piove di Sacco, AACM – Atelier Architettura Chinello Morandi – lavora sull’idea di un asilo primordiale, un piccolo villaggio astratto in cui il bambino possa riconoscere forme semplici e rassicuranti. Il complesso, infatti, si compone di una costellazione di volumi piramidali, tre dei quali corrispondono alle aule, raccolti entro un unico involucro continuo in laterizio e tegole che reinterpreta l’archetipo del casone veneto.
Il risultato è una figura compatta, vermiglia, immersa nel verde, che lavora per sottrazione e scavo: patii, tagli e corti all’aperto dilatano lo spazio didattico verso l’esterno e costruiscono una sequenza graduata fra strada, giardino e aula. La sezione articola un basamento più protetto e una corona di lucernari che garantisce una luce zenitale omogenea agli ambienti, mentre le aule si affacciano su piccole corti a quote differenziate, attraversate da scorci incrociati verso l’agorà interna e i cortili.
Al centro, lo spazio interstiziale fra i volumi funzionali diventa il vero dispositivo pedagogico: un ambiente fluido, senza specializzazioni rigide, che può funzionare di volta in volta come luogo di gioco, di assemblea, di attesa, di incontro con le famiglie. La pelle in laterizio e l’attenzione ai dettagli (dai sedili in calcestruzzo alle doghe in terracotta) radicano l’edificio in una tradizione costruttiva precisa, mentre l’impianto, leggibile anche in pianta come una micro-città, esplicita una possibile evoluzione del tema della scuola dell’infanzia come primo frammento di spazio urbano.
Scuola d’infanzia “Fillia” (Colucci & Partners, 2021, Cuneo)
A Cuneo, nel quartiere San Paolo, la scuola dell’infanzia “Fillia” nasce in risposta a un forte incremento demografico e alla necessità di aggiornare radicalmente un impianto scolastico ormai inadeguato. Colucci & Partners lavorano su un organismo compatto, scolpito da una serie di nicchie rivestite in legno di larice: cavità profonde che diventano rifugi, piccole stanze-terrazza intermedie fra interno ed esterno.
Il cuore distributivo è un’agorà a doppia altezza, attraversata dalla luce zenitale e affacciata su un soppalco più raccolto; è qui che la scuola si mostra come infrastruttura collettiva, capace di accogliere attività miste, laboratori, incontri con le famiglie, micro-eventi. Sul lato sud si dispongono le 4 sezioni, concepite come unità autonome ma permeabili, con grandi superfici vetrate, lucernari e logge coperte che proiettano le aule verso il giardino e permettono una didattica che alterna senza soluzione di continuità interno ed esterno. Le aule sono collegate fra loro da uno spazio flessibile pensato insieme come atelier e luogo del riposo, un corridoio abitato che supera l’idea di distribuzione pura per diventare un’estensione delle attività educative.


Scuola dei Desideri “Mario Silvestri” (Mario Cucinella Architects + LAP Architettura, 2024, Pacentro, L’Aquila)
La Scuola dei Desideri di Pacentro, nel contesto fragile del post-sisma aquilano, assume esplicitamente il ruolo di architettura di comunità: un edificio che, già prima dell’inaugurazione, viene pensato come centro civico per un territorio segnato dallo spopolamento. Il progetto di MCA e LAP si articola attorno a una grande piazza coperta, luminosa e colorata, che funziona come agorà scolastica e civica al tempo stesso: qui si concentrano gli attraversamenti, gli affacci delle aule, le attività informali, gli eventi del paese.
Attorno a questo vuoto centrale si dispongono gli ambienti didattici, definiti da pareti curve, trasparenti e scorrevoli, che consentono di modulare l’apertura delle classi, creare gruppi di lavoro variabili, estendere lo spazio di apprendimento oltre il perimetro dell’aula tradizionale. La copertura discoidale, concepita come tetto-paesaggio e tetto giardino, enfatizza il rapporto con il paesaggio appenninico – la scuola si inserisce nel contesto del Parco nazionale della Maiella – e al tempo stesso contribuisce al controllo delle prestazioni energetiche.
I lucernari, nati dal desiderio dei bambini di poter “vedere il cielo stellato”, trasformano l’interno in un paesaggio di luce, dove la dimensione immaginativa diventa parte integrante della costruzione dello spazio. La scuola, finanziata dai programmi post-sisma, dichiara la propria vocazione multidimensionale: edificio sicuro, dispositivo di rigenerazione territoriale, laboratorio di partecipazione – il processo ha coinvolto bambini, genitori, docenti e associazioni – e prototipo di “learning landscape” in cui architettura e pedagogia si co-progettano.
Scuola dell’infanzia, asilo nido e ufficio turistico a Barbiano (Roland Baldi Architects, 2025, Barbiano, Bolzano)
A Barbiano, all’ingresso sud del paese, il nuovo complesso in legno progettato da Roland Baldi Architects condensa in un unico gesto architettonico scuola dell’infanzia, asilo nido, mensa per bambini, ufficio turistico e connessione pedonale con il centro. Due volumi autonomi – l’edificio educativo con area giochi in copertura e il corpo che ospita l’ufficio turistico e la torre ascensore – sono collegati da un ponte che scavalca la strada provinciale, trasformandosi in un passaggio sicuro che allo stesso tempo è elemento di riconoscibilità paesaggistica e infrastruttura pubblica.
Il basamento in calcestruzzo ancora il complesso al pendio; sopra, i due piani fuori terra interamente in legno ospitano gli spazi pedagogici: sequenze di aule e spazi comuni, punteggiate da nicchie, isole di incontro e piccole zone che consentono ai bambini di scegliere ogni volta una modalità diversa di stare nello spazio. Le facciate in legno verniciato di verde, visibili a distanza, dichiarano il ruolo del complesso come nuovo landmark all’ingresso del paese, mentre all’interno l’uso diffuso del legno neutro, la luce naturale e la continuità fra ambienti aperti e chiusi costruiscono un’atmosfera calma e domestica.
Il complesso incarna un’ibridazione programmatica inedita: il mondo dell’infanzia, la mobilità locale e l’accoglienza turistica sono ricondotti in un’unica comunità d’uso e messi in relazione fra tempi diversi della vita quotidiana.
Messi in sequenza, questi 4 progetti delineano un cambiamento di scala e di ruolo della scuola dell’infanzia e dei piccoli complessi scolastici nei territori italiani contemporanei. Non si tratta più solo di edifici a misura di bambino, ma di dispositivi spaziali che mettono in relazione pedagogia, clima, paesaggio e infrastrutture leggere di quartiere: il villaggio astratto in terracotta di Kinder Rain, l’agorà in legno scolpita dalle nicchie di Fillia, la piazza coperta e il tetto-paesaggio della Scuola dei Desideri, il ponte verde multifunzionale di Barbiano sono variazioni su un tema comune, quello di una scuola che espande i propri confini fisici e simbolici.
In tutti i casi, la flessibilità non è affidata a soluzioni tecniche reversibili o a pareti mobili di per sé, ma a una progettazione attenta delle soglie, degli interstizi, dei luoghi in mezzo in cui si giocano tanto l’apprendimento informale quanto la vita di relazione. La stessa stagione di politiche e investimenti che ha reso possibili questi interventi potrebbe essere letta – e criticata – a partire da questi prototipi: piccole architetture in cui il tema scolastico diventa occasione per ripensare il rapporto tra istituzione educativa e spazio collettivo, e che aprono la strada a una nuova generazione di scuole come infrastrutture di prossimità, capaci di tenere insieme desideri individuali e progetto territoriale.
Immagine di copertina: aula nella Scuola di Barbiano, Roland Baldi, 2025 (© Oskar Da Riz)









































