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Laura MilanScritto da: Mosaico Progetti

Edilizia in legno: primati, resilienza e incertezze

Edilizia in legno: primati, resilienza e incertezze
Il secondo Osservatorio della Federazione Filiera Legno restituisce un settore stabile ma in trasformazione. Mentre il PNRR sostiene (ancora per un po’) gli investimenti, il futuro chiede riforme e strategie nazionali (e, per noi, più attenzione alla qualità architettonica)

 

Un primato e nodi da sciogliere, valore delle risorse umane, resilienza della filiera, ottimismo per i risultati e qualche preoccupazione per la tenuta dei mercati e per la riduzione degli incentivi. Ancora sullo sfondo, per il momento, il contributo dell’architettura.

Molti sono i temi del secondo Osservatorio Edilizia in legno, curato dalla Federazione Italiana delle Industrie della Filiera del Legno e presentato il 2 dicembre, seguito da un dibattito che ha ascoltato le voci di Stefan Rubner (Special Advisor Relazioni Industriali Europa e Rubner spa), Aldo Dattomi (presidente Associazione Italiana Filiera Legno-Edilizia e Legnotech spa), Vanni Bottaro (consigliere incaricato Gruppo Edifici in Legno e Wolf Sistem srl) e Giovanni Spatti (Special Advisor Sistemi Ibridi e Grandi Strutture e Wood Beton spa)

 

Filiera italiana, il mercato tiene

Il rapporto, illustrato dal responsabile ricerca e sviluppo Federazione Filiera Legno Marco Luchetti, restituisce un quadro complesso ma resiliente della filiera italiana. Nel 2024 il settore raggiunge un turnover complessivo di 2,301 miliardi di euro, mantenendo livelli analoghi al 2023 nonostante significative variazioni interne ai segmenti.

Un primo dato significativo porta ottimismo e preoccupazione allo stesso tempo. Per la prima volta il fatturato proveniente dal settore pubblico supera quello derivante dal privato, mentre il comparto residenziale registra un calo del 9,2% (da 884 a 802 milioni), contro un non residenziale che cresce del 20% (da 669 a 803 milioni), diventando l’area più dinamica grazie al forte impulso delle opere pubbliche. Sullo sfondo, strategie e politiche nodali che con il PNRR hanno gonfiato le vele e con il depotenziamento di bonus e incentivi hanno invece contratto e ridotto.

Le opere edili accessorie scendono invece dell’11%, risentendo del ridimensionamento dei bonus fiscali, con ripercussioni evidenti su coperture, ampliamenti e sopraelevazioni.

Il contributo del PNRR è determinante: pesa per il 12% del valore della produzione e sostiene l’intero comparto attraverso investimenti in strutture educative, RSA, studentati ed edilizia turistica. A premiare il legno sono soprattutto velocità di esecuzione, cantieri snelli, minore necessità di ponteggi e la capacità di dimostrare una riduzione dell’impronta ambientale tramite analisi LCA.

Dal punto di vista propriamente industriale, le imprese con i risultati migliori registrano fatturati che superano i 15 milioni e sono state in grado di dotarsi di uffici tecnici interni che le rendono competitive nella gestione di appalti complessi. Nel 2024 il costo del lavoro rappresentava il 13% del valore della produzione, e il settore conferma la stabilità della propria manodopera specializzata. La redditività media si attesta invece al 3%, in leggero calo rispetto al 3,5% del 2023, anche a causa del maggior peso delle commesse pubbliche, generalmente più competitive dal punto di vista dei margini.

Guardando verso il fronte della distribuzione territoriale delle aziende, il Nord del paese rimane trainante: hanno sede in Trentino-Alto Adige il 20% dei produttori, seguono la Lombardia (19%), il Veneto (11%) e il Piemonte (7%). Il Centro è un crescita nelle realizzazioni, con il 40%, mentre e anche il Sud dà segnali di movimento salendo al 9%, trainato soprattutto dalla Puglia e dalla Sicilia.

Dal punto di vista delle tecnologie, il 53% delle opere lavora con i telai, il 41% con il Cross Laminated Timber e solo il 6% utilizza sistemi Blockhaus o affini. Il grado di finitura invece si polarizza: crescono le opere “al grezzo” (31%, con un +9%) influenzate dai subappalti pubblici, mentre le consegne “chiavi in mano” calano al 21%.

 

Il 2026, anno strategico

Per il 2025, ormai in dirittura d’arrivo, l’Osservatorio prevede un’ulteriore crescita delle opere pubbliche, stimata intorno al 18%, mentre il mercato residenziale potrebbe contrarsi di circa il 10%, con uno spostamento verso fasce premium. Il 2026 sarà un anno strategico: serviranno il recepimento della Direttiva EPBD IV, una riforma strutturale dei prezzari e una strategia nazionale di riqualificazione dell’esistente, nell’ottica di un nuovo “Piano Casa” dove il legno potrà assumere un ruolo centrale.

I numeri, pur essenziali, da soli non sono (quasi mai) sufficienti per delineare il quadro di un settore in evoluzione, multisfaccettato e pluricomposito. Le voci di chi ci lavora, e investe, sono essenziali per aggiungere informazioni e proposte, al di là di risultati aziendali e produttivi.

Il dibattito tra gli amministratori-imprenditori dell’associazione restituisce un settore che segue le dinamiche d’oltralpe e può avvantaggiarsi della vicinanza ai grandi poli europei del legno, in prima fila l’Austria, sia in termini di approvvigionamento sia di diffusione di know-how e competenze progettuali italiane ampiamente riconosciute. Qui, come anche in altri comparti più tradizionali, è tuttavia necessaria e fortemente richiesta una strategia nazionale che, dopo anni di forte crescita, tolga incertezza normativa e discontinuità, permettendo investimenti in innovazione tecnologica, capitale umano e sviluppo di progetti che rendano la scelta del legno più accessibile alle fasce medie di una popolazione sempre più impoverita. Investimenti sono necessari, aggiungiamo noi, anche nella qualità architettonica, sempre sottotraccia ma non secondaria rispetto a giuste valutazioni economiche, energetiche, tecniche e tecnologiche, di processo, di sostenibilità e di sicurezza.

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Tag: , , , Last modified: 3 Dicembre 2025