Il consumo di suolo è un grave problema che va affrontato con la massima serietà ed efficacia se si vuole operare concretamente per il rilancio delle nostre città e dei nostri territori. Al tempo stesso è altrettanto scontato che la colpa di tale fenomeno sia imputata alledilizia. I costruttori sono spesso individuati come unica causa di un fenomeno che è in realtà molto più complesso e sfaccettato di quanto si pensi. A mio avviso, infatti, i motivi che hanno influito sulleccessivo consumo di suolo sono riconducibili alla responsabilità di più soggetti e, partendo dalla base, a una pianificazione sbagliata del territorio. In passato, infatti, sono state usate deleghe e concessioni urbanistiche per evitare di affrontare il vero problema: lassenza di un piano generale a lungo termine.
Abbiamo assistito così a unespansione urbana disorganica che, avvenuta per la maggior parte durante il boom edilizio del dopoguerra, non solo è stata privata di una visione strutturata dei processi di crescita, ma ha trascurato anche le più semplici norme di sicurezza. I danni causati dalle drammatiche alluvioni degli ultimi anni dimostrano quanto le politiche finora non siano state lungimiranti. Labusivismo – problema che lAnce ha sempre denunciato con forza – è stato lasciato proliferare senza un efficace controllo e ha generato un inaccettabile dissesto idrogeologico.
Per questi motivi le nostre città registrano
oggi un pesante ritardo rispetto alla realtà europea. Nel resto del continente, dove i processi durbanizzazione hanno avuto inizio già nellOttocento e nei primi del Novecento, la modernizzazione delle città ha potuto evolversi in modo strutturato e rispondere coerentemente alle esigenze
che di volta
in volta hanno modellato i grandi centri europei.
Nel nostro paese invece la qualità della vita dei cittadini si è progressivamente abbassata, mentre sono aumentati i consumi energetici e lo spreco di risorse. Si pensi per esempio ai problemi che gravano sulla rete logistica. Le esigenze attuali di spostamento non riescono a essere soddisfatte, a causa di uno spazio metropolitano sempre più vasto e destrutturato che rende il trasporto pubblico lento e inefficiente. Da qui limpiego quotidiano dellautomobile si è imposto, di fatto, come unica soluzione per molti cittadini che, oltre al progressivo aumento del traffico e dei tassi dinquinamento, hanno visto drasticamente ridursi il proprio tempo libero e di conseguenza la capacità della città di generare coesione sociale, con interi quartieri diventati giganteschi dormitori.
In un tale contesto, dunque, diviene necessario attuare un vero e proprio cambio di paradigma. Ciò vuol dire fermare immediatamente il processo derosione del suolo vergine e concentrarsi sulla trasformazione e ridensificazione della città.
La strategia, che lAnce ha individuato e che da tempo promuove con decisione, è quella di realizzare un Piano città capace di affrontare la riconfigurazione delle spazio urbano su diverse scale operative, a partire dalla manutenzione o sostituzione degli edifici obsoleti, fino a giungere a interventi di più ampio respiro riguardanti lassetto urbanistico dintere zone e quartieri. Si tratta di privilegiare il «costruire sul costruito», riutilizzando aree già urbanizzate e cambiandone radicalmente forma e funzioni. È necessario poi preservare il territorio e il verde attorno alla città, attraverso un intervento infrastrutturale di piccole e medie opere, immediatamente cantierabili, finalizzate alla salvaguardia di quegli equilibri idrogeologici che i nostri territori non possono più permettersi di trascurare.
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