Marsiglia. Dopo i 147 m daltezza della torre del Gruppo Cma-Cgm realizzata da Zaha Hadid e le vicine torri di Jean Nouvel, Yves Lion e Jean Baptiste Pietri sul Quai dArenc, tutte a pochi passi dal mare, la città pare aver scelto un modello diverso di rinnovamento urbano. L8 febbraio a Parigi si è tenuto uno dei periodici incontri organizzati dalla Cité de larchitecture & du patrimoine al Palais de Chaillot. Il tema era «Euromed 2»: alla presenza del sindaco di Marsiglia Jean Claude Guadin e dellarchitetto François Leclerq è stato presentato lo stato dellarte del processo decennale di riqualificazione urbana («EuroMéditerranée») partito nel 1995-1996, dal 2007 entrato nella seconda fase. Intanto Marsiglia è attesa alla prova del 2013, anno in cui sarà Capitale europea della cultura: la città è viva e non si sottrae al dibattito sulla qualità degli spazi e dellarchitettura (come ha dimostrato la recente vicenda del testa a testa tra i progetti del duo Desvigne-Foster, che ha poi avuto la meglio, e di Corinne Vezzoni nel concorso bandito dalla comunità urbana Marseille Provence Métropole per la sistemazione delle banchine del Vieux Port).
«Euromed 1» toccava la città ottocentesca e le sue infrastrutture (Rue de la République, la stazione ferroviaria di Saint Charles, le vecchie manifatture tabacchi della Belle de Mai e soprattutto il porto e i docks della Joliette) cercando di riconnettere queste aree al centro antico (Panier e Vieux Port) e al mare. «Euromed 2», che si estende su 170 ettari a nord della città storica, interessa invece un tessuto confuso, fatto di rovine industriali, dinfrastrutture connesse alla ferrovia e al porto, dei resti dei vecchi villaggi periferici e delle prime piccole manifatture: il tutto segnato profondamente dallasse di penetrazione dellA55.
«Euromed 1» (Établissement public daménagement) aveva colto loccasione dei Mondiali di calcio del 1998 per mettere in moto la più grande operazione di rinnovamento urbano in Europa (interessando 480 ettari di superficie), puntando alla più ampia collaborazione tra gli enti locali e soprattutto a uno sviluppo economico del terziario, in grado di attrarre capitali privati e di favorire un alto sviluppo immobiliare. «Euromed 2» affronta il tema dellincremento demografico della città (che cresce ogni anno di seimila abitanti), ponendosi la questione del miglioramento di spazi pubblici, alloggi e servizi, assumendo la qualità ambientale come obiettivo primario. Il progetto ha ottenuto un anno fa il marchio «Eco-Cité» dal ministero dellEcologia, dellenergia, dello sviluppo sostenibile e del mare che ha riconosciuto il carattere di sostenibilità di unoperazione destinata ad accogliere 14.000 nuovi alloggi (un quarto per uso sociale), strutture culturali, sportive e ricettive, nonché 500.000 mq di uffici. Il programma alla base della nuova estensione prevede il ricorso a energie rinnovabili proprie della stessa «mediterraneità» marsigliese: il sole, la forza del maestrale, la geotermia del mare. Grande importanza è attribuita alla natura: il Parc des Ayagalades è ritenuto strategico in unarea segnata dallorografia complicata e storicamente occupata da tessuti discontinui dei quali sintende mantenere il carattere.
Emblematico del nuovo corso è il progetto di François Leclerq che nel 2009 si è aggiudicato, in gruppo con Ter, Rémy Marciano, Jacques Sbriglio e Setec, il concorso per il masterplan di «Euromed», avendo la meglio sugli altri gruppi individuati dalla giuria: quello guidato da Bruno Fortier e quello riunito attorno a Nicolas Michelin e Michel Corajoud. Il masterplan di Leclerq è soprattutto un progetto territoriale, profondamente segnato a grande scala dallattenzione alle preesistenze e ai sistemi della mobilità, delle infrastrutture, dellidrografia. Forte della convinzione che ogni progetto racconti delle storie a partire da segni affioranti, sepolti o evidenti, Leclerq interra il viadotto dellA55 e utilizza gli spazi in superficie per un viale litoraneo, realizza con un sistema di terrazzamenti il parco umido del vallone delle Aygalades, rinvenendo la falda scomparsa sotto lavanzare della Marsiglia industriale, restituisce importanza alle trame delle aree circostanti di Canet, Bellevue e Arenc.
«Che città sarà Marsiglia tra dieci anni?», si chiede Leclerq. «Vorrei fosse una città che non si vuole mai lasciare: mi colpisce lidea che siamo sempre pronti a fuggire dai luoghi in cui viviamo, ad esempio per il week-end. Si può realizzare la città più virtuosa sul piano della sostenibilità, ma che fare se quella città poi è noiosa? Voglio una città che ci sappia trattenere».
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