LAquila. Due anni di centro storico abbandonato provocano sdegno, tristezza, incredulità. E nostalgia, per quella che sembra ormai una leggendaria città perduta. Poco tuttavia si conosce di quel centro che prima di essere distrutto «vivacchiava», alimentandosi prevalentemente con le attività commerciali rivolte agli studenti e gli affitti delle seconde/terze case da questi occupate. Case che da anni non conoscevano manutenzione. Una realtà in cui ognuno coltivava il proprio orticello cercando di ricavarne il massimo guadagno, come succede in tante altre realtà italiane. È unaltra Aquila quella che emerge dalle parole dellarchitetto Giampiero Duronio, attivo da anni come libero professionista e autore, con Sergio Maritato, del libro fotografico su LAquila dal profetico titolo «La città provvisoria» (Mazzotta, 1999). Dalle sue parole emerge sempre di più il vero problema della ricostruzione, che non riguarda tanto limpegno economico e operativo, quanto piuttosto lassenza di una visione chiara e condivisa di che cosa, come e per chi si ricostruirebbe. Che cosa deve diventare il centro storico? Non era chiaro prima del sisma, non lo è adesso.
Molti ex abitanti del centro vivono in unaltra casa messa a disposizione dal governo o costruita a spese proprie nei comuni limitrofi; altri hanno deciso di lasciare la Provincia. Nessuno pensa di tornare in una città in cui non abita nessuno, dove a oggi sono aperti 19 negozi sui 1.000 che erano, e dove gli unici cantieri per la ricostruzione riguardano le chiese.
Mancano discussioni, confronti e visioni dinsieme. Come afferma Duronio, «la cultura architettonica italiana pare più preoccupata e interessata agli edifici che ai tessuti, alle architetture mirabili e isolate che ai contesti in cui siamo condannati a vivere». Lunico dibattito in corso da tempo riguarda l«accaparramento» di Piazza darmi e i progetti di nuovi spazi culturali. Tra questi, il teatro firmato Mario Cucinella Architects, che oggi
.. Lauditorium donato dalla Provincia autonoma di Trento e progettato da Renzo Piano, previsto nel parco del Castello, è ancora in attesa di conoscere quale impresa realizzerà i lavori, la cui durata è stata fissata in otto mesi, con unipotesi di apertura cantieri per aprile. Lunico progetto realizzato e in attesa di consegna con cerimonia pubblica (mentre questo giornale va in stampa si pensa entro aprile), è lauditorium temporaneo firmato Shigeru Ban, donato dal governo giapponese e gestito dalla Protezione civile. Nellaspetto finale e nei materiali è molto diverso dal progetto proposto dallarchitetto nipponico, che ha giustamente chiesto la rimozione della sua firma.
Manca una strategia complessiva anche per larea fuori dalle mura: una città lineare di 25 km, a cui si sono aggiunte le propaggini dei nuclei realizzati dopo il terremoto, oltre alla periferia degli anni settanta, che ha subito danni ma che nel complesso ha tenuto, perché gli edifici furono costruiti secondo i criteri allora vigenti, quando era considerata zona sismica di seconda categoria.
Qui i lavori sui fabbricati con classificazione di danno A (edificio agibile) e B (edificio temporaneamente inagibile) sono in fase conclusiva. Il contributo massimo per il tipo A era di 10.000 euro. Per il tipo B previsti, oltre alla riparazione del danno, 150 euro/mq comprensivi di Iva e spese tecniche per il miglioramento. Per gli edifici E (edificio inagibile), i cui lavori stanno partendo con grande difficoltà, fino al 31 dicembre, prima scadenza fissata per la presentazione dei progetti, si prevedeva un tetto massimo di spesa non superiore a quanto stabilito dalla Regione Abruzzo per ledilizia convenzionata (circa 1.200 euro/mq di superficie lorda) con un tetto massimo di 400 euro/mq comprensivi di Iva e spese tecniche per ladeguamento sismico. Il 3 febbraio unordinanza ha precisato le modalità di calcolo del contributo attraverso una scheda di convenienza economica e di computo delle superfici che non sono quelle lorde ma quelle nette, in cui la superficie non residenziale non può essere considerata totalmente ma solo per il 60%. È evidente come tutto ciò sia penalizzante principalmente in termini economici.
Per il centro storico le proposte di aggregati dovevano essere presentate il marzo 2010. Una scadenza poi posticipata a settembre. Il passo successivo ha previsto la presentazione, entro il 28 febbraio scorso, delle schede degli aggregati. Raggiunto questo già non facile traguardo non si può tuttavia andare oltre perchè manca un riferimento normativo che, stabilendo i costi e sciogliendo lenigma se le case diverse dallabitazione principale siano finanziabili o no, fornisca gli orientamenti per procedere. E come si possono avviare i lavori se le indagini sullo stato delle reti di gas, acqua luce non sono rese pubbliche e senza fare riferimento a rilievi che risultano ancora difficoltosi? Intanto gli affitti sono alle stelle: 700 euro al mese per un monolocale, 1.000 per 60 mq. Si è stimato che la ricostruzione richiederebbe 10-12 miliardi, ma finché non si decide a chi affidare questi fondi la situazione è destinata a rimanere stagnante.
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