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Scritto da: Progetti

Le nostre segnalazioni: in questi spazi si lavora bene

La fabbrica Van Nelle a Rotterdam realizzata nel 1929 è ancora uno dei percorsi obbligati nella ricerca che precede la progettazione di un edificio industriale, non solo come riferimento iconografico ma come approccio metodologico. Lo è per me, ma è evidente quanto la forza di quell’opera si colga, trasformata dalle singole storie e sensibilità degli architetti, nei progetti qui presentati. Il termovalorizzatore di Poggibonsi ne è l’esempio più eclatante: la sua eleganza stilistica, la bellezza formale nel chiaro rigore programmatico nascono dal coraggio di non mascherare ma di esporre, sottolineare, esaltare la realtà così complessa della funzione accolta nell’involucro. Ma la sorpresa ancora più forte è nel rapporto con la natura che sembra a volte accolta, altre riflessa o ancora manipolata per ospitare i vialetti e i volumi più bassi. L’edificio per la produzione e la vendita della frutta in Austria è tanto rude quanto sorprendente. Un edificio totale la cui bellezza emerge nel percorso di studio e ricerca che si attiva quando si visita: l’applicazione così coerente della filosofia alla base del progetto (struttura in legno, tamponamenti in Osb, pavimentazione esterna con i pali prefabbricati, funzionamento energetico) viene sapientemente interrotta dalla libertà dello shop e dall’idea di scomporre il volume, aprendolo e disarticolandolo, trasformandolo semplicemente in qualcosa di diverso. Questa idea di natura multipla, qualità architettonica e reale efficienza energetica, unita al processo costruttivo, tempi ridotti e costi contenuti, dovrebbe essere esportata in Italia. I progetti per la sede autotrasporti nel trevigiano e gli uffici tessiture nel milanese, forse con minore aderenza e chiarezza programmatica ma con una maggiore forza ed efficacia espressiva, sanciscono chiaramente l’importanza per la committenza d’indirizzare le proprie scelte tecniche verso architetture eloquenti. L’attenzione verso questi temi è importante, tanto più nella crisi che stiamo attraversando in quanto, diminuendo i progetti per le grandi opere, gli architetti e gli osservatori saranno obbligati i primi a ridurre la propria bramosia di visibilità, mentre i secondi a ricercare le emergenze in luoghi secondari e periferici, ponendo l’orecchio anche verso le architetture meno urlate. L’unità di produzione di cemento a Parigi è emblematica in tal senso: un luogo tanto reale quanto astratto nella sua dimensione pubblica e per questo quasi surrealista.

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Last modified: 13 Luglio 2015