Di Carlo Scarpa, tanto osteggiato in vita quanto glorificato post mortem, sembra sia stato detto e si conosca oramai tutto: eppure, a più di trentanni dalla sua dipartita, ancora esistono sorprendenti settori dellattività professionale e degli interessi suoi tuttora in ombra, affatto misconosciuti ai più. È il caso del materiale in mostra fino al 15 gennaio al Centro a lui intitolato a Treviso. «Carlo Scarpa e la forma delle parole» dà conto della sua erudizione, perizia e raffinatezza progettuale pure nel settore grafico e nella creazione di alfabeti e archigrafie. Come osserva nella presentazione della guida Ilaria Abbondandolo, egli «eredita dalla generazione di artisti del Deutscher Werkbund, del De Stijl, del Bauhaus una forte attenzione alle questioni del lettering e dellimpaginazione grafica». Osservando attentamente i suoi lavori si può notare labilità nella reinterpretazione e nelladattamento delle forme che testimonia, oltre la padronanza della materia, un superamento degli stilemi. Oggi tutto ciò suona straordinario anche perché, in linea generale, la capacità maturata nello spaziare oltre il proprio ristretto ambito professionale è attività praticata da pochissimi. Sarà difficile che si ripetano gli esempi eccellenti del Novecento, come gli alfabeti per lAeg di Peter Behrens oppure quelli editati per i prestigiosi tipi Bertieri da Adalberto Libera, ne il «Manuale pratico per il disegno dei caratteri».
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