La via della «captatio benevolentiae» del marketing passa anche attraverso la riconversione di un anonimo capannone, idrovora energetica simbolo degli spensierati anni ottanta, rinunciando alla costruzione ex novo. È la strada scelta da Schüco Italia per la sua nuova sede, recentemente inaugurata nella zona industriale di Padova, esempio di ricerca dellefficienza prestazionale degli elementi tecnologici che compongono ledificio.
Il progetto, dei trevigiani B&B Associati (Renato Bredariol e Marco Bonariol), ridefinisce il blocco uffici esistente (16.000 mq su un lotto di 30.000), mantenendone la struttura e ampliandolo con un nuovo volume per showroom, spazi formativi e uffici direzionali, portando la superficie utile a 21.000 mq (di cui 4.200 per uffici). Il vecchio capannone è rivestito con una pelle di alluminio, visibile dalladiacente tangenziale. In linea con la mission aziendale («Energy2 – risparmiare energia, produrre energia») linvolucro diventa vetrina, con facciate continue e a doppia pelle, e ledificio stesso diventa banco di prova nelluso degli elementi tecnologici destinati alla produzione di energia (pompe di calore, pannelli solari e fotovoltaici, che coprono quasi totalmente il fabbisogno), nonché spazio aperto ai visitatori e allUniversità per losservazione sul campo della ricerca aziendale, resa con lapplicazione della più recente tecnologia dei film fotovoltaici al silicio amorfo, che fungono anche da rivestimento. Uffici e parte del magazzino (destinata ai laboratori) sono gestiti domoticamente e certificati in classe A (con un consumo inferiore a 5,04 kWh/mc /anno). Un teutonico rispetto di tempi e costi (8 milioni, «dal primo foglio bianco al trasloco dalla vecchia sede») si uniscono a un disegno architettonico aggiornato, che prende vigore nella definizione dei blocchi per uffici. La rottura della rigidezza delle forme, il fronteggiarsi di pareti spezzate e curve disposte attorno a un piccolo giardino interno, gli inquadramenti delle ampie aperture vetrate, parlano dellesigenza che ha larchitettura di esprimere la frammentazione dei nostri tempi.
(Visited 58 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Ciò che sta accadendo a Gaza non resta a Gaza 6 Ottobre 2026
- Il futuro lo progettiamo noi, non l’algoritmo 6 Ottobre 2026
- Handle with care: un dizionario della cura 6 Ottobre 2026
- Torino Design City – Transizioni Tangibili, il design come strumento per leggere le transizioni 6 Ottobre 2026
- Quaderni della costruzione: ecco “I Grappoli” 5 Ottobre 2026
- Affinità liquide, il Portogallo va oltre i maestri 5 Ottobre 2026
- Modernismo tropicale al Vitra, con Geoffrey Bawa 3 Ottobre 2026
- Roma oltre il centro: come l’ospitalità temporanea sta cambiando i quartieri residenziali 2 Ottobre 2026
- Zumthor con Piano: ensemble nel parco per la Beyeler 30 Settembre 2026
- Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido 29 Settembre 2026
- Catherine Gay Menzel: non oggetti ma relazioni e atmosfere 28 Settembre 2026
- Storica ma nuova: il Compasso d’Oro e la sua collezione 27 Settembre 2026
- Vuoi spiegare un edificio? Rompi la black box 26 Settembre 2026
- Siena, frammenti di storia e di progetti 23 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















