Berlino. Allinizio di marzo ho scoperto con orrore che uno degli edifici berlinesi di John Hejduk (1929-2000) è in corso di ristrutturazione. In verità quella che si profila è distruzione pura e semplice. Una volta smantellati i balconi e cambiati i colori, delledificio resterà soltanto una volumetria svuotata della sua bellezza austera e del suo fascino. Nessuno potrà più leggere lo zoomorfismo delle facciate che ricordavano la testa di un gatto.
Terminato nel 1988 nellambito dellIba 87, limmobile, sito al numero 96 della Charlottenstraße, si trova proprio tra il Checkpoint Charlie e il Museo ebraico di Daniel Libeskind. Il capolavoro di Hejduk non rientra quindi nelle visite obbligate dei turisti e la sua piccola torre di quattordici piani (inizialmente nata per ospitare studi darte), adiacente a due ali della casa popolare, non ha nulla di davvero spettacolare. La bellezza di questi edifici sta nella sobrietà e nella volumetria, nelle ombre geometriche che i balconi proiettano sulle facciate. Ecco perché le alterazioni attuali, che consistono nel sostituire i balconi e nel dare una mano di tinteggiatura senza rispetto per i colori originari, non sono altro che pura distruzione. Si passa da unarchitettura umile ma ingegnosa a un bricolage sguaiato e facile da proporre ai «radical-chic» che vogliono abitare dalle parti della Friedrichstraße. Un lifting a buon mercato e con troppo trucco. Ignoranza e suprema arroganza del proprietario, la BerlinHaus Verwaltung, come emerge dalle sbrigative immagini di sintesi pubblicate sul sito e dalla corrispondenza con Renata Hejduk, figlia dellarchitetto e legataria della sua opera. Ancora più frustrante sapere che una ristrutturazione fedele non sarebbe costata nulla di più.
Dopo la riunificazione, lattenzione degli imprenditori immobiliari e degli investitori si è rivolta soprattutto ai quartieri della Berlino Est. Oggi tuttavia il recupero di quei territori è quasi terminato, e il futuro dello sviluppo immobiliare si trova ormai a Berlino Ovest. Le vittime della speculazione stanno cambiando. A causa dellamnesia che negli ultimi anni ha segnato il mondo dellarchitettura e dellurbanistica berlinese, la città è già riuscita a cancellare una buona parte di tracce della Berlino Est (vedi il Kaufhof dellAlexanderplatz). Ora è il turno della Berlino Ovest degli anni ottanta, che sta per scomparire per far posto a una città sordidamente prussiana e garbatamente imborghesita a colpi di colori pastello. E nel mirino ci sono Aldo Rossi, Zaha Hadid, Alvaro Siza, Oswald Mathias Ungers (la sua costruzione di Lützowplatz è in demolizione) o Rem Koolhaas (il cui edificio del Checkpoint Charlie ha subito alterazioni tali che hanno indotto larchitetto a ritirarlo dalla raccolta delle sue opere complete!). Oggi purtroppo è unopera rarissima di Hejduk a essere vittima dellavidità e dellignoranza dei diversi attori della scena locale. La cosa non sembra preoccupare nessuno se non qualche raro amante dellarchitettura. Solo i blog raccontano giorno dopo giorno questa triste storia. Una petizione on-line allindirizzo www.petitiononline.com
/ejduk/petition.html ha raccolto più di 3.000 firme… Firmate numerosi: forse siamo ancora in tempo!
(Visited 141 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Nascosti, in piena vista: il paradosso dei paesaggi degli allevamenti padani 14 Maggio 2026
- Speciale Biennale Arte Venezia 2026 14 Maggio 2026
- L’archiviaggio. Normandia e Bretagna oltre il turismo del must see 14 Maggio 2026
- Atlante del mondo: tutte le nazioni della Biennale Arte 13 Maggio 2026
- Le installazioni effimere di Venezia: più scenografia che città 12 Maggio 2026
- Gli allestimenti della Biennale si sintonizzano su toni minori 12 Maggio 2026
- Fondazioni per tutti i gusti: nei Palazzi e in Laguna 12 Maggio 2026
- Se polemiche e pasticci si mangiano l’arte 12 Maggio 2026
- Mendrisio, il gran varietà delle architetture a teatro 10 Maggio 2026
- L’INU al World Urban Forum di Baku 8 Maggio 2026
- Venezia, la Piazza Ros(s)a dei Giardini: arte, regimi e legittimazione 7 Maggio 2026
- Torino, un Piano in gran parte regolativo. E va bene così 6 Maggio 2026
- Le settimane speciali di Milano: ecco le mostre che durano 6 Maggio 2026
- Urban Value, il modello che ridefinisce la rigenerazione 6 Maggio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















