Marco Dezzi Bardeschi (1934-2018)

by • 7 novembre 2018 • Mosaico, Professione e Formazione1687

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Personaggio instancabile e poliedrico, docente e studioso. Un maestro del restauro critico, ibridato alle discipline del progetto

 

L’inaspettata scomparsa di Marco Dezzi Bardeschi, tra i più illustri personaggi legati alla cultura architettonica italiana e del restauro con una risonanza internazionale, lascia sgomenti tutti coloro che lo hanno conosciuto. Personaggio eclettico, creativo, idealista, dalla vitalità sconvolgente, animato da volontà e passione per la cultura, per l’architettura per le arti in genere. Passioni che ha sempre riportato nei suoi molteplici progetti, libri, conferenze e nella rivista “ANANKE cultura, storia e tecniche della conservazione per il progetto”, da lui fondata nel 1993 e che ancora dirigeva con spiccato piglio critico e talvolta polemico. E, prima ancora, nella rivista “PSICON” diretta dal 1974 al 1977 assieme a Marcello Fagiolo ed Eugenio Battisti.

Allievo di Giovanni Michelucci e di Piero Sanpaolesi, ha iniziato la sua attività nella Soprintendenza di Arezzo per poi dedicarsi all’insegnamento e alla ricerca universitaria, prima a Firenze e poi, come docente ordinario di Restauro, al Politecnico di Milano dove ancora oggi teneva degli affollati corsi e dove operava con la redazione della rivista tra le più note del settore. Nel 1980 fonda il Dipartimento per la Conservazione delle risorse architettoniche e ambientali che dirige fino al 1985 e, dal 1983 al 1985, è coordinatore del Dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici presso il Politecnico di Milano. Autore di numerosissime pubblicazioni che vanno dalla storia dell’architettura – studioso attento e appassionato di Leon Battista Alberti, affronta dagli anni ‘70 nuovi metodi storiografici (nouvelle histoire) inaugurati da Marc Bloch e Lucien Febvre, poi sfociati nella cosiddetta École des Annales – fino al restauro critico. Tra il 2003 e il 2007 è stato presidente della sezione italiana dell’ICOMOS (International Council of Monuments and Sites), per il quale ha promosso e organizzato la Terza Mostra internazionale itinerante del restauro monumentale, prima esposta a Roma a San Michele nel 2008 e poi a Palazzo Reale di Napoli nel 2009. È stato vicepresidente del Comitato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per lo studio e la ricerca dei giardini storici.

Ma Marco, mi consento questa licenza per la profonda e sentita amicizia che mi legava a lui, amava il progetto tanto che una delle sue definizioni di restauro è: «Ridefiniamo quindi il restauro come la sommatoria di due ordini di operazioni: Restauro = progetto di conservazione dell’esistente (come valore complessivo) + progetto del nuovo (come valore aggiuntivo)». Infatti è stato autore di numerosi interventi di restauro inteso proprio come conservazione del preesistente e, insieme, innovazione funzionale e architettonica. Tra le sue opere più note in ambito monumentale: il Palazzo della Ragione a Milano, il bastione Borghetto a Piacenza, il tempio cattedrale del Rione Terra a Pozzuoli, la biblioteca Classense a Ravenna (1979-88), la conservazione del Palazzo Gotico di Piacenza, con l’allestimento della mostra “Gotico, Neogotico e Ipergotico”.

Personaggio instancabile, dall’entusiasmo fanciullesco, dallo sguardo vigile, attento osservatore e buon ascoltatore, pronto ad affrontare concorsi e progetti, se il caso, lavorando anche fino a notte fonda e trasmettendo la sua carica energetica anche agli studenti. Recentemente aveva vinto il concorso bandito dal Comune di Napoli nell’ambito del Grande progetto “Centro storico di Napoli valorizzazione del sito UNESCO” per il restauro e rifunzionalizzazione del complesso conventuale di Santa Maria la Carità in via Tribunali.

Autore di molteplici libri con le più importanti case editrici nazionali ed estere. L’ultimo, in corso di stampa, s’intitola La conservazione accende il progetto (Paparo Edizioni): un dialogo che può rappresentare una sorta di eredità culturale nel quale è chiaro il percorso di tutta la sua attività teorica e progettuale.

 

Un saluto con una nota personale

La nostra conoscenza approfondita risale al lontano 2003 quando partecipammo, assieme con il gruppo Gnosis architettura e Renato De Fusco, al concorso internazionale bandito dalla Regione Campania per la progettazione del restauro del tempio cattedrale del Rione Terra a Pozzuoli. In quella occasione Dezzi Bardeschi ha guidato un gruppo articolato e pluridisciplinare individuato dal motto “L’elogio del Palinsesto”, un folto gruppo dalle più articolate personalità, forti e determinate, che portarono a discussioni, dibattiti, polemiche, scelte forzate o mediate, ma anche a vincere il concorso di un’opera eccezionale oggi ammirata e studiata. Non posso nascondere che da questa esperienza ho tratto un arricchimento culturale e professionale, una profonda amicizia con Marco e molto di più: un riferimento con il quale confrontarsi e apprendere. Quindici anni alimentati da esperienze di concorsi di progettazione o restauro, da temi di ricerca affrontati sulla rivista, nella mia lunga militanza nel comitato di redazione. Ogni incontro – da quelli fugaci alla stazione Termini in corsa per salire su un treno per Firenze o Milano, a quelli a Napoli nelle sue frequenti visite, o nell’ambito di convegni o ai più recenti, dello scorso settembre, al Politecnico di Milano nella sede della redazione – era una costante occasione per confrontarci.

Addio Marco, mi mancheranno molto le conversazioni a Napoli fino a notte fonda sulla storia, la letteratura, l’architettura innanzi ad un bicchierino e conditi da profonda, umana amicizia. Ora l’ultimo saluto all’Accademico delle arti e del disegno a Firenze tra tanti che come me ti hanno stimato e apprezzato.

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