Pronto, Zanuso? Ti chiamo col tuo “Grillo”!

by • 26 febbraio 2018 • Design, Professione e Formazione, Reviews1967

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A Milano, una serie di iniziative guidate dal Politecnico ricordano Marco Zanuso (1916-2001), grande figura di progettista ancora poco valorizzata

 

MILANO. A metà anni ’90, durante una serata alla Triennale, Vittorio Gregotti chiudeva il suo intervento, dotto e approfondito come d’abitudine, confessando davanti a Marco Zanuso che, in ogni caso, tutte le spiegazioni e le interpretazioni necessarie sull’opera dell’architetto milanese si sarebbero ritrovate osservando il suo sorriso, aperto e profondo. In questi giorni, a quasi vent’anni di distanza dalla morte, il Politecnico di Milano, in collaborazione con il Piccolo Teatro, l’Archivio del Moderno di Mendrisio e l’Ordine degli Architetti di Milano, ha dedicato al maestro una mostra/installazione, un convegno in due giorni ed un itinerario alla scoperta delle opere milanesi.

Si apre al Piccolo con una presentazione e l’apertura della video installazione interattiva. Durante la presentazione si alternano i rappresentanti delle istituzioni coinvolte coordinati dal prorettore Federico Bucci ed in particolare Sergio Escobar ricorda gli anni della collaborazione con la potente personalità di Zanuso che, negli ultimi passaggi della sua lunga carriera alle prese con la sfortunata vicenda del teatro Strehler, manifestava il suo “affetto litigioso” e “menava col bastone”, in verità cercando disperatamente di portare a termine un’avventura iniziata nel 1952 con il progetto per il Piccolo di via Rovello (restauro del 2009), proseguita a metà anni ’80 con il Teatro Studio – geniale laboratorio con citazione della “ringhiera” milanese – e conclusasi con il tentativo di arrivare a quel teatro totale voluto da Strehler, forse utopia, realizzata dal progetto di Zanuso con omaggio alla “fabbrica” che una volta aveva caratterizzato la città e che, già a quell’epoca, stava scomparendo. Il neo-presidente Mazzoleni ricorda il telefono Grillo come precursore dell’epoca dei telefonini, con questo sottolineando l’efficacia delle visioni presenti nei progetti di industrial design.

“In linea con Marco Zanuso” è il titolo dell’installazione presso il Piccolo Spazio Politecnico (Via Rovello, 2; fino ad aprile) curata da Davide Crippa ove, in un clima oscurato da seduta medianica, grazie ad un telefono “Grillo” modificato, si possono chiamare i numeri dei progetti appuntati sul tavolo del tecnigrafo Zucor, modello col quale effettivamente lavoravamo nello studio di Foro Bonaparte. Il risultato della “chiamata” è costituito dai disegni proiettati sulle pareti di progetti “icona” quali la Seggiolina K 1340 (Kartell, 1964), l’Unità mobile di emergenza (MoMA, 1972), il sistema per il divano infinito Lombrico (C&B, 1967), gli stabilimenti Olivetti (Guarulhos, San Paolo del Brasile, 1956-61; Buenos Aires, 1955-59), gli uffici IBM (Segrate, 1968-76) per finire con gli interventi nelle tre sedi del Piccolo Teatro (Milano, 1979-98).

La due giorni di convegno internazionale di studi, organizzato da Luciano Crespi, Letizia Tedeschi e Annalisa Viati Navone, si è divisa fra la sede dell’Ordine e quella del Politecnico Bovisa portando sul banco degli oratori studiosi di fama internazionale che non si sono certo risparmiati nell’indagare aspetti e particolarità delle opere che hanno permesso a Zanuso di spaziare, sempre con grande capacità d’innovazione, fra urbanistica, architettura, ingegneria, industrial design ed interni.

Quello che è mancato è stato il sorriso di Marco Zanuso, assente giustificato che, siamo sicuri, non mancherà invero di inviarci – magari usando un telefono Grillo di nuova generazione – soprattutto se si riuscirà, sullo slancio di questo evento, ad avviare studi approfonditi e circostanziati che, ora mancanti, non permettono ancora di conferire il giusto valore storico alla figura del geniale professionista milanese.

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