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Giuseppe VallifuocoScritto da: • Città e Territorio Mosaico Progetti

Piccolo è bello. Soprattutto in Sardegna

Piccolo è bello. Soprattutto in Sardegna

Salotto Urbano, Laibe, 2024 (©Cédric Dasesson, dal sito web https://www.laibe.it/portfolio/salotto-urbano_piazza-ad-esterzili/)

Microarchitetture capaci di sfidare le grandi emergenze. Una rassegna di progetti recenti nell’isola diventa emblematica di un approccio, ormai non più marginale, alla trasformazione urbana e paesaggistica contemporanea

 

Una serie di micro-interventi, realizzati in Sardegna negli ultimi 10 anni, si presta ad una riflessione su come il progetto di architettura, piuttosto che arrendersi alla scarsità di risorse e di opportunità, possa scegliere di rilanciare anche sconfinando rispetto al suo campo di azione originario.

In occasione di un commento sui premi IN/ARCHITETTURA Sardegna 2023 avevo messo in evidenza la presenza di alcune opere di piccola entità, molto interessanti, collocate al confine tra diverse categorie d’intervento e pratiche progettuali.

A distanza di qualche anno, sembra che questa tendenza, a livello regionale, si stia consolidando, soprattutto in riferimento al lavoro dei progettisti più giovani. Non si tratta in senso stretto di edifici, spazi pubblici, arredi urbani, manutenzioni, ma di interventi che possono essere descritti solo incrociando più definizioni. Seppure finanziati con risorse modeste, hanno l’ambizione di riqualificare/risignificare contesti critici svelandone potenzialità inespresse.

Localizzati il più delle volte in piccoli centri, appaiono come una delle poche azioni intelligenti praticabili, da parte di progettisti e amministrazioni, per contrastare il progressivo indebolimento degli ambiti comunitari, sia fisici che sociali, dovuto a fenomeni macro come invecchiamento, spopolamento e alla conseguente carenza di risorse e di servizi essenziali.

Si tratta di progetti differenti tra loro, ognuno dei quali si configura come una risposta ad hoc fondata su una lettura attenta dei luoghi su cui interviene ma, guardando con più attenzione, possono essere rintracciati alcuni punti in comune, non tanto considerando i risultati quanto gli approcci e i ragionamenti.

 

Tracce

Casa delle tradizioni | Simala (Oristano) | Martino Picchedda | 2023

Nel centro di Simala, piccolo borgo agro pastorale della Sardegna centrale, i ruderi di un edificio padronale ottocentesco, diventano l’occasione per creare uno spazio pubblico singolare. Invece di essere rimossi per realizzare una nuova piazza o risarciti e completati per ricostruire i volumi crollati, vengono stabilizzati nello stato i cui si trovano diventando elementi di misura di un luogo volutamente sospeso tra ciò che rimane del passato e la nuova destinazione d’uso. Quella che era una corte agricola privata diventa uno spazio espositivo pubblico, caratterizzato dal trattamento materico delle murature superstiti che, omologate dall’intonaco a base di calce, non nascondono le lacune e le imperfezioni dovute ai crolli. Nella corte l’utilizzo di pavimentazioni tipiche in impedrau (selciato) rimanda, anche dal punto di vista tattile, ai cortili tradizionali, mentre negli altri spazi, un tempo residenziali, una pavimentazione più regolare in basalto, viene posata in modo tale da garantire la permeabilità. Le scelte progettuali e materiche, piuttosto che negare, sovrapporre o ricostruire, tendono a rinforzare il rapporto con la memoria collettiva.

 

Salotto urbano | Esterzili (Cagliari) | Laibe | 2024

A Esterzili in Barbagia, incastonata in un tessuto edilizio incoerente, nasce, sul sedime di una vecchia casa diroccata, una piccola piazza concepita, piuttosto che come uno spazio pubblico residuale, come un salotto urbano. Il camino e il fuoco, elemento primordiale intorno al quale ruotano i rituali domestici, diventano il fulcro intorno al quale si organizza il progetto della piazza, pensata come la metafora della casa, dotata di sedute disposte intorno ad un tappeto, di un vasca d’acqua, di un tavolo e di una parete con un’opera d’arte. Come nel progetto di Simala, si decide di non cancellare completamente le tracce del passato, recuperandone non solo la dimensione fisica ma anche quella culturale, legata ad una domesticità arcaica. Anche in questo caso si tratta di uno spazio pubblico volutamente ambiguo, organizzato come uno spazio privato ma aperto al cielo e alla collettività, pensato per coinvolgere, attraverso il rituale della preparazione e della condivisione del cibo, sia la comunità di Esterzili, che i visitatori di passaggio. I materiali utilizzati contribuiscono a rafforzare i legami con la tradizione del costruire e ad entrare in sintonia con l’immaginario collettivo locale.

 

Tra arredo e installazione

Umbra Noa | Villanovaforru (Medio Campidano) | Roberto Virdis | 2020

A Villanovaforru, nel Medio Campidano, all’interno di una piazza molto frequentata, una nuova struttura scherma il sole d’estate e ripara dalla pioggia d’inverno. Umbra Noa, una via di mezzo tra un piccolo padiglione e un portico, è sostenuta da una griglia metallica in corten i cui riquadri ospitano una serie di elementi di terracotta trafilata, prodotti artigianalmente su disegno, che rimandano alla matrice compositiva dei timbri del pane utilizzati in Sardegna. Questi, ispirati dalla Pintadera solare di Villanovaforru, con le loro variazioni generano, in modo casuale, una dinamica di luci e ombre, sempre diversa, durante l’arco della giornata. La matrice, secondo l’autore “è come la comunità, compatta, unita, ma diversa. Ogni elemento ha le sue proprie forme, le proprie sfumature caratteriali; ma è anche l’apertura all’aggregazione, all’accoglienza, agli infiniti sguardi oltre i muri”. La struttura ha anche una copertura realizzata come il tradizionale cannicciato che si trova nelle abitazioni sarde. Il progetto si colloca volutamente in un ambito intermedio tra arredo urbano e installazione artistica, con l’obiettivo di catalizzare non solo processi di aggregazione sociale ma anche di appartenenza culturale attraverso il ricorso a segni, quelli incisi nel pane, ancorati nella sfera profonda della comunità.

 

Creature del bosco | Pau (Oristano) | MCM Architettura | 2025

Nei dintorni di Pau, un comune di poche centinaia di abitanti nell’Alta Marmilla, il progetto di valorizzazione di un sito archeologico all’interno dell’ecosistema boschivo del Monte Arci, vuole superare la dimensione informativa e didascalica a favore di una scelta più evocativa. La presenza, dal 2022, dell’itinerario naturalistico e artistico “Un Bosco da Fiaba”, popolato da installazioni lignee di land-art ispirate agli animali che abitano il bosco, ha portato a immaginare, piuttosto che dei cartelli informativi, microarchitetture concepite come innesti discreti nel paesaggio, che rimandano ad un immaginario arcaico e fantastico. La segnaletica diventa installazione artistica e l’informazione passa attraverso un processo esperienziale, mentre la continuità e la riconoscibilità del percorso è affidata a un linguaggio minimalista e a scelte materiche essenziali: il basalto locale e l’acciaio corten. Questi inserimenti, pensati per essere totalmente reversibili, lavorano insieme alle pavimentazioni per segnalare soglie, attraversamenti e tappe, reali e simboliche del percorso, mettendo in relazione storia e archeologia con il presente.

 

Soglie nei paesaggi

Incorniciando il paesaggio | Dorgali (Nuoro) | Davide Fancello | 2016

Nella parte alta di Dorgali, centro della Barbagia al confine con la Baronia e l’Ogliastra, l’intervento di sostituzione di una pensilina per autobus è diventato l’occasione per progettare una piccola architettura, un dispositivo minimo per aspettare e osservare il paesaggio, che localmente è ormai conosciuto come cabinedda (piccola cabina). Il luogo, frequentato da abitanti e visitatori, da giovani e anziani, è subito diventato attivo ed affettivo. Il paesaggio circostante Dorgali, dominato dai bastioni calcarei del Supramonte, è immanente ed è parte integrante della vita di tutti i giorni e questo piccolo involucro, disposto ai bordi di una scarpata. Lo riassume, incorniciando il paese, le sue campagne terrazzate e coltivate e i monti sullo sfondo. Il volume deriva dalle dimensioni della pensilina per autobus esistente ma il progetto, eliminando la parete di fondo, ne trasforma il significato, prima puramente funzionale, facendola diventare una doppia soglia, fisica verso la strada e visiva verso il panorama. Non solo un belvedere, quindi, che disciplina e invita lo sguardo all’osservazione, ma anche un luogo dove incontrarsi e stare, seppur temporaneamente, insieme.

 

Atobiu | Uta (Cagliari) | Sardarch | 2024

Un progetto di riqualificazione realizzato nel parco di S’Olivariu a Uta, nel Campidano di Cagliari invece di configurarsi come sommatoria di elementi di arredo, lavora, come dicono i suoi autori, “sulla possibilità che un arredo diventi architettura, e che una seduta possa trasformarsi in luogo”, diventando un’occasione per “incidere sulla qualità dello spazio pubblico attraverso l’introduzione di una nuova infrastruttura civica (che) assume la forma di un anfiteatro all’aperto pensato per ospitare proiezioni, piccoli spettacoli teatrali, incontri e momenti informali“. L’intervento, concepito non solo come supporto per eventi ma come spazio d’uso quotidiano, non si limita a completare lo spazio pubblico ma lo rende disponibile ad usi diversi, dandogli una nuova connotazione e rendendolo riconoscibile. Si tratta di un’architettura minima realizzata con un sistema modulare metallico, pensata per avere un’impronta leggera e per essere reversibile, che non modifica o sovrasta le componenti naturali dell’ambito in cui viene inserito.

 

Porta Urbana | Siddi (Medio Campidano) | Martino Picchedda | 2025

Il progetto per la riqualificazione di via Napoli, la principale arteria di accesso a Siddi, piccolo centro della Marmilla, sceglie di trasformare in opportunità le criticità storiche e le problematiche manutentive che caratterizzavano quest’area. Mentre alcuni degli interventi rispondono soprattutto ad una dimensione funzionale, il trattamento del fossato diventa il segno distintivo di un progetto che si pone come obiettivo quello di dotare Siddi di una soglia riconoscibile e significativa, di una nuova porta urbana. La riqualificazione della strada diventa, quindi, un’operazione di trasformazione di un’area di passaggio in luogo di incontro, sosta e riflessione. Una lastra di acciaio corten, abbraccia il fossato rievocando la sezione delle tombe dei giganti e la curva avvolgente diventa protezione, barriera, ma anche scultura evocativa. La scelta di utilizzare insieme al corten le pietre locali ribadisce la volontà del progetto di appartenere al luogo, creando un senso di riconoscibilità e di appartenenza.

 

Generative Habitat

Questi interventi, pur diversi tra loro, sono unificati dalla comune capacità di svelare potenzialità latenti dei luoghi, prospettando, insieme a nuovi assetti, nuove forme di utilizzo. Si tratta di temi, ricorrenti anche nelle pratiche del Tactical Urbanism, che ritroviamo, seppure declinati con diverse modalità, anche in un progetto/processo – Generative Habitat – che viene portato avanti da 14 anni da Unica Space Force. Si tratta di un gruppo di ricerca e autocostruzione della scuola di Architettura di Cagliari, guidato da Carlo Atzeni e Ivan Blečić, che ha visto coinvolti 27 artigiani, 55 tra docenti e tutor e 502 studenti. Il loro lavoro è stato oggetto di una mostra che si è chiusa proprio ad inizio ottobre allo Spazio MUACC di Cagliari.

Generative Habitat nel corso degli anni ha realizzato, in diversi luoghi di Cagliari e della Sardegna, 17 interventi, con l’obiettivo di stimolare “la mutazione dello spazio pubblico abbandonato, sottovalutato, dimenticato, rivelandone il potenziale inespresso e moltiplicandone le possibilità d’uso, secondo configurazioni provvisorie e transitorie”. Le installazioni e le architetture autocostruite di Unica Space Force sono state concepite “come specie pioniere necessarie per una prima colonizzazione di territori inospitali, misuratori di disponibilità di questi stessi habitat ad essere perturbati, rigenerati e nuovamente abitati”. Specie pioniere a effetto rapido dotate di “un carattere di alterità rispetto a ciò che già esiste”. Gli interventi realizzati, pur essendo unici, hanno tutti condiviso lo stesso modo di costruire, gli stessi materiali e gli stessi elementi di base, risultando al contempo tutti diversi ma tutti uguali, parti di una stessa serie, di un progetto generale distribuito in più luoghi.

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Tag: , , Last modified: 11 Ottobre 2026
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