Oltre l’equo compenso

by • 13 dicembre 2017 • Professione e Formazione1916

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Partendo dal bando per l’affidamento del PSC di Catanzaro a un euro, il presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Torino rivendica la centralità del progetto e la dignità del lavoro, auspicando un cambio di mentalità della società civile

 

La sentenza del Consiglio di Stato che ha considerato legittimo il bando del Comune di Catanzaro, che prevede l’affidamento dell’incarico per il Piano Strutturale Comunale della città al costo di 1 euro, apre a due diversi interrogativi.

Innanzitutto che cos’è l’autopromozione e qual è il suo confine? A tutti sarà certamente capitato di accettare un incarico a una tariffa inferiore rispetto a quanto desiderato per farsi conoscere, per fare esperienza, per acquisire un cliente nuovo o importante o semplicemente per lavorare; tuttavia, nel tentativo di rincorrere un lavoro bisogna sempre ricordarsi che c’è un limite a tutto, che siamo professionisti e che offriamo una prestazione di qualità che deve essere correttamente remunerata. Gli strumenti per avere visibilità sono altri.

In secondo luogo qual è il rapporto tra remunerazione e qualità della prestazione? Se in altri campi, in cui incide maggiormente il costo dei materiali, è scontato che tagliare sui costi implichi tagliare sulla qualità, quando invece c’è di mezzo il lavoro intellettuale (non solo quello degli architetti) sembra che possa non esserci relazione tra le due dimensioni.

Il caso di Catanzaro è senz’altro eclatante, ma purtroppo non isolato. Anche nel nostro territorio ci capita d’imbatterci in bandi di gara che ancora non tengono conto del Decreto Parametri per la base d’asta, o bandi di gara per opere di significativa rilevanza architettonica che prevedrebbero l’utilizzo del concorso di progettazione, secondo quanto stabilito dal nuovo Codice. Gli strumenti legislativi ci sarebbero, ma non sempre sono rispettati. Quello che servirebbe davvero è un cambio di mentalità della società civile: il comune denominatore di tutte queste vicende è infatti il mancato riconoscimento del valore del progetto, considerato un elemento secondario o su cui poter risparmiare.

Per questa ragione abbiamo deciso di aprire un tavolo di lavoro con i responsabili di procedimento delle amministrazioni dell’area metropolitana torinese e le società di committenza pubblica per un confronto sul Codice degli Appalti e sulla sua applicazione nei concorsi di progettazione e nei bandi di gara. Crediamo che attraverso un lavoro congiunto con i RUP – che molto spesso sono architetti – si possano sciogliere nodi interpretativi e applicativi e garantire una maggiore tutela dei professionisti, siano essi liberi o dipendenti della pubblica amministrazione.

La recente approvazione dell’emendamento alla legge finanziaria che estende il riconoscimento dell’equo compenso a tutti i professionisti, seppur con non poche limitazioni, è un primo segnale. Certamente non sufficiente, ma definisce un principio “morale” che in questi ultimi anni sembrava essere stato spazzato via. E cioè che i professionisti hanno diritto ad un compenso commisurato all’impegno richiesto. Sembrerebbe una questione scontata eppure non lo è.

Il mancato riconoscimento del nostro ruolo è una delle conseguenze di un altro problema ancora più grande, che spesso trascuriamo di analizzare: il lavoro. Che non c’è e quando c’è crea una competizione sfrenata e al ribasso all’interno della categoria. Di questo sono fermamente convinto. Pertanto credo che sia essenziale affiancare ad un’attività di legittimazione della categoria degli architetti anche azioni di promozione delle opportunità di lavoro, sviluppando, ad esempio, politiche per l’internazionalizzazione, sostenendo i giovani, sviluppando la managerialità.

Vorrei infine accennare alla difficoltà degli studi italiani a competere in terreno internazionale: la dimensione degli studi all’estero indica una direzione imprenditoriale della professione che in Italia non abbiamo voluto o potuto intraprendere e che riduce le nostre possibilità. E su questo ritengo vada fatta un po’ di autocritica tra i professionisti e tra gli amministratori.

 

Immagine di copertina: Massimo Giuntoli (© Jana Sebestova)


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