Il dono dell’abitare (insieme), dopo la pandemia

by • 22 Giugno 2020 • Reviews2261

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Itinerari di lettura, tra housing e cohousing,  per ripensare il nostro modo di vivere la casa, superando i confini consolidati

 

Quattro testi recenti ci aiutano ad analizzare housing e cohousing, come modo di essere, come stile di vita, come scelta solidale e, in alcuni casi, come risposta etica e culturale a un bisogno. Quello di Luca MolinariLe case che saremo, – una sorta d’integrazione al saggio dello stesso autore Le case che siamo del 2017 – offre una scrittura riflessiva e autoriflessiva attorno all’esperienza dell’abitare nella particolare circostanza della quarantena, evidenziandone non solo i limiti ma anche le potenzialità e le sfide per chi si occupa di progettare lo spazio domestico e quello urbano. I mesi di lockdown hanno generato atmosfere surreali e sospese, sia nelle abitazioni che all’esterno. E mentre la città si fermava, la casa diventava il contenitore multilineare di tutte le nostre sfere sociali, generando sentimenti ambivalenti, talvolta di conforto, talvolta d’invadenza e collisione. Come suggerisce l’autore, «Emergono autoritratti domestici ossessivi che ondeggiano dall’odio assoluto per le mura di casa alla riscoperta della tana nascosta, dalla voglia di fare esplodere soffitti al desiderio carnale di un balcone». Parte integrante della ripresa ha riguardato l’appropriazione degli spazi urbani temporaneamente deserti e irreali nella loro immobilità ma, come si augura Molinari, con una nuova consapevolezza: per tornare a vivere insieme occorrerà immaginare nuovi modi di abitare la città e di rivalutare alcuni spazi della casa stessa, in particolare modo quelli di confine. Lo stimolo creativo e riflessivo dell’autore è dunque quello di partire dai confini per ripensare lo spazio condiviso e l’incontro con l’altro.

Socialità è la parola chiave che unisce gli altri tre libri, che offrono una prospettiva sull’abitare che non può prescindere dall’altro, in un’ottica di condivisione come scelta o come strategia per affrontare un bisogno, talvolta estremizzato da un’urgenza abitativa, propria di alcuni contesti urbani. Il testo Abitare e vivere nella società complessa, curato da Chiara Mortari e Francesca Baraldi, parte proprio dal rischio incarnato dalla concezione moderna dell’abitare, condizionato dalle dinamiche sempre più esclusive e individualiste del nostro tempo. In particolare Nicola Martinelli e Andrea Caprini, autori del capitolo Quando la sperimentazione entra nei sistemi di governance sottolineano che «Il rischio diventa quello di racchiudere le persone all’interno di un appartamento che può diventare un meccanismo di auto-esclusione, se rimane un luogo dell’abitare appartato, senza relazioni tra persone che vivono all’interno di un medesimo condominio». In questo caso lo sguardo è alle situazioni di marginalità e urgenza abitativa in cui l’abitare insieme, l’esperienza di cohousing o housing sociale, può trasformarsi in una grande opportunità. Ripercorrendo alcuni esempi italiani, il testo propone attraverso una pluralità di voci l’importanza di guardare all’abitare non meramente come ad un’esperienza individuale e individualista, funzionale al soddisfacimento di bisogni utilitaristici, ma come ad un’occasione d’integrazione e di solidarietà tra culture, tra realtà sociali che insieme possono fare la differenza mettendo in comune le risorse, oltre che le fatiche, del quotidiano.

Concetti ribaditi da Uliano Conti e Maria Caterina Federici nel testo I luoghi del possibile, che racconta come alle base del cohousing – inteso come stile di vita e non semplicemente come risposta strategica alla complessità – vi siano logiche antropologiche connesse alla cultura del dono e basate sulla fiducia. In un contributo, Stefano Tomelleri scrive che «Un tema basilare e fondante dell’housing sociale è la cultura del dono che ne guida le complesse e articolate azioni sociali. Nella realizzazione dell’housing sociale promuovere un’appropriata cultura del dono è fondamentale per alimentare la fiducia nei legami sociali e nelle istituzioni». Ripercorrendo la letteratura classica sociologica, gli autori sottolineano che l’abitare, come esperienza, non può prescindere dall’altro, dal gioco di sguardi e di rappresentazioni, dal tentativo estremo di ritagliarsi un angolo privato (tale solo nella misura in cui se ne definisce uno pubblico e condiviso), dal concetto di solidarietà civica che, se messa in atto, rafforza i legami sociali.

Il potenziale delle esperienze di condivisione abitativa è confermato dagli esempi e dai dati riportati in Cohousing. L’arte di vivere insieme, racconto corale che a partire da esperienze concrete e da una ricerca (la prima in Italia sul tema), mette in evidenza i limiti ma soprattutto le opportunità offerte dalla condivisione di spazi abitativi e addirittura urbani. Al centro della riflessione vi è dunque l’abitare collaborativo che secondo gli autori può «Includere diverse tipologie di insediamenti, appartenenti a mondi che raramente vengono confrontati o guardati dalla medesima prospettiva: dal cohousing alla cooperativa di abitanti, dal condominio solidale all’eco-villaggio e all’housing sociale». I vantaggi di queste esperienze hanno ricadute concrete sulla vita degli individui e dei nuclei familiari che li sperimentano: dalla possibilità di programmare attività collettive e conviviali alla messa a disposizione di tempo e competenze in modo solidale, per favorire una rapida risoluzione dei problemi piccoli e grandi.

Soprattutto dopo l’esperienza del lockdown, questa rassegna di titoli sembra voler rimettere al centro la necessità di valorizzare gli spazi comuni e condivisi, definendo una visione che non sia solo architettonica o puramente sociale, ma che apra invece l’individuo all’altro, facendo dello spazio non semplicemente un contenitore ma un contesto socio-culturale d’incontro invece che di separazione. I programmi socio-antropologici sembrano quindi richiedere una rinnovata disponibilità al campo dell’architettura, con attenzione particolare al disegno di spazi comuni, di luoghi d’incontro e di socialità.

 

Le case che saremo: Abitare dopo il lockdown, di Luca Molinari, Nottetempo, 2020, 26 pagine, e-book scaricabile gratuitamente

 

 

 

 

 

 

 

Abitare e vivere nella società complessa. Azioni e nuove frontiere del welfare che cambia, a cura di Francesca Baraldi e Chiara Mortari, Franco Angeli, 2019, 156 pagine, € 21

 

 

 

 

 

 

I luoghi del possibile. Sociologia dell’abitare e del co-housing, a cura di Uliano Conti e Maria Caterina Federici, Carocci Editore, 2019, 152 pagine, € 17

 

 

 

 

 

 

Cohousing. L’arte di vivere insieme, di Liat Rogel, Marta Corubolo, Chiara Gambarana e Elisa Omegna, Altreconomia Edizioni, 2018, 144 pagine, € 15

 

 

 

 

 

 

 

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