Pisa, la Biennale anfibia

by • 26 Novembre 2019 • Reviews868

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Report dalla terza edizione, “Tempodacqua”, diretta da Alfonso Femia: una riflessione sul tema ambientale e la resilienza urbana e territoriale

 

PISA. «Getta il tuo pane sull’acqua, perché dopo molto tempo tu lo ritroverai». Il passaggio, tratto dal libro biblico dell’Ecclesiaste, esprime il significato e insieme la forma che il tema della Biennale propone per la sua terza edizione, “Tempodacqua” (dal 21 novembre all’1 dicembre).

 

Blue thinking

I cambiamenti climatici caratterizzanti il periodo contemporaneo, costituiscono un tema fondamentale nel dibattito progettuale, poiché condizionano da un lato la salvaguardia di territori, paesaggi e contesti urbani fragili e, dall’altro, usi, prestazioni ed efficienza di manufatti architettonici e oggetti di uso quotidiano. Ed è l’attualità che, purtroppo, ci mostra gli effetti dell’acqua sul territorio italiano, da Venezia a Genova, dalla Liguria, al Piemonte, alla Campania ecc., ricordandoci come questo liquido rappresenti l’elemento costitutivo dell’ambiente e, nella sua interazione con il tempo, il motore dei suoi processi di mutazione. L’acqua è insieme segnale della trasformazione e materia di progetto, secondo canoni aggiornati al climate change. Difatti, come riporta l’IPCC, autorevole organismo scientifico sui cambiamenti climatici, con un riscaldamento superiore ai 2 gradi il livello del mare crescerà tra i 60 e i 110 centimetri a fine secolo; così gli eventi estremi che oggi si registrano una volta al secolo avverranno ogni anno e i danni aumenteranno da 100 a 1000 volte.

Politica e professioni possono agire e cooperare per cambiare i contesti urbani e le situazioni ambientali. Pertanto, è necessario un concreto atteggiamento culturale, professionale e collettivo nei confronti del cambiamento climatico, come ricorda Dan Voigt urbanista dello studio statunitense Skidmore, Owings and Merrill: «Il rapido e progressivo deterioramento della biodiversità territoriale potrebbe essere invertito in pari tempo se si individuassero modi nuovi e diversi di progettare le città». Quindi una strategia urbana verso la riqualificazione ambientale (guidata anche grazie alle infrastrutture blu), è quella di guidare la città verso la resilienza alle trasformazioni, in grado di contrastare e mitigare i cambiamenti climatici e le loro conseguenze. La “città resiliente” si modifica mettendo in campo strategie progettuali innovative, se necessario ripensando anche i modelli di riferimento propri della società urbana tradizionale, così da permettere una “resistenza” nel lungo periodo, alle sollecitazioni dell’ambiente.

 

“Tempodacqua”

Con il tema scelto per la Biennale di Architettura di Pisa, Alfonso Femia (direttore designato per questa terza edizione da LP Laboratorio Permanente per la Città, promotore dell’iniziativa) sviluppa una riflessione sul tema ambientale, non in termini generici e onnicomprensivi, ma scegliendo la specificità dell’acqua che ne rappresenta l’aspetto essenziale e fondativo, collegandosi così al tema già trattato nell’edizione del 2017.

Via di comunicazione e limite permeabile, l’acqua è da sempre un elemento in grado di determinare lo sviluppo delle città e influenzarne la storia; e Pisa, come Repubblica marinara, ne è un esempio. Come ricorda Femia, evidenziando il ruolo dell’architettura nel rapporto con l’acqua come prospettiva di progetto, «Tutto il linguaggio dell’architettura diventa armonioso quando l’acqua la governa o la lambisce o la incalza; persino l’indifferenziato senza qualità assume sostanza e valore di segno. L’acqua con il tempo trasforma i luoghi e gli edifici».

Quindi non poteva esserci occasione migliore per discutere di “resilienza”, termine ormai frequente nel dibattito urbanistico, che sarà il tema anche del prossimo Padiglione italiano alla Biennale di Venezia, ma che rappresenta un argomento comune ad altri eventi in corso, quali la Biennale di Istanbul e la Biennale di Architettura di Seul. Obiettivi comuni e intenzioni condivise anche con Forest Open Night, nell’ambito del programma del Forum mondiale sulla forestazione urbana Milano Calling 2019 (Triennale di Milano), gemellata quest’anno con l’evento pisano. Nel loro insieme rappresentano una decisa affermazione dell’impegno culturale che il mondo della progettazione sta esprimendo nei confronti dell’ambiente, ricercando azioni concrete per ridurre e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Tuttavia si ritiene che solo ricostruendo un’interconnessione tra infrastrutture blu (reticolo idrografico) e verdi (corridoi di vegetazione) si può ridurre la frammentazione ambientale e mitigare i rischi idraulici e idrogeologici. Così, molti eventi collaterali di “Tempodacqua” definiscono un dialogo tra tempo, acqua, arte, verde, architettura, paesaggio, come “Rinnovo arboreo e forestazione” (a cura di Fabio Daole), “L’acqua nel costruito”, “Architetture per metropoli. Ivan Leonidov – Gianugo Polesello” (a cura di Luca Lanini), coinvolgendo altri edifici un tempo definiti dal rapporto con l’acqua: come il Fortilizio/Torre guelfa e gli Arsenali Medicei che ospitano il Museo delle navi antiche.

 

I luoghi

Se pur con una distribuzione logistica ridotta rispetto agli anni precedenti (che purtroppo dimostra una tendenza generalizzata alla diminuzione d’investimenti in cultura e divulgazione), l’area in cui è ubicato l’evento (Arsenali Repubblicani) raffigura un luogo in stretto legame tra città, storia e acqua. L’edificio che ospita l’allestimento ideato da Femia, un’architettura “possibile, costruibile, coerente” dove l’acqua è materia di progetto, rappresenta un continente, diventato isola, la Pangea, trasformato e trasformabile nel tempo, metafora della città di Pisa, prima lambita dal mare, ora solo attraversata dal fiume. Anche il logo, disegnato da Gianluigi Pescolderlung, è l’esito di un processo di osservazione e di suggestione, dove i piccoli vortici d’acqua (ispirati dal frontone della cattedrale pisana), scolpiti nel marmo, scivolando in un’eterna rincorsa, possiedono una naturale sintesi del tema “Tempodacqua”: la dominante del fluire dell’acqua e dello scorrere del tempo si condensano in una chiasma visivo.

L’acqua e le sue azioni che, nel tempo, trasformano gli ambienti naturali e costruiti, hanno stimolato da sempre la sensibilità in ogni campo dell’arte. Non è da meno questa Biennale il cui progetto si arricchisce di suggestioni che vengono da letteratura, cinema, fotografia, arte, storia. L’allestimento si fonda sull’idea di un arcipelago che coinvolge l’intero Arsenale, a volte contenendo disegni e plastici, a volte video e installazioni, il tutto sviluppato con dovizia all’interno degli Atlanti di quasi 900 pagine, consultabili nell’ambito del percorso espositivo, che raccontano il continente “The time of water”, il tempo raccontato dall’acqua, l’acqua misurata attraverso il tempo.

Sono presenti 133 contributi (progettisti selezionati attraverso una chiamata), di cui 16 provenienti dagli atenei italiani e internazionali, con temi che considerano l’acqua come risorsa, come occasione di rivalorizzazione della città: dall’area di Rosarno (Reggio Calabria), dove l’acqua è matrice di legami e produzione di nuovi paesaggi; al parco laguna Volturno (Caserta), dove nuovi modelli di fruizione si sviluppano intorno ai laghi; oppure opere che portano l’esperienza dell’acqua come essenza (Africa). Nell’ambito della contaminazione continua la rassegna accoglie anche opere di sei artisti che si sono cimentati sul tema: Tina Dassault, Didier Fiuza Faustino, Leandro Erich, Fabrizio Plessi e Arthur Simony.

Per la terza volta la Biennale ha ricevuto la medaglia del Quirinale, un’«adesione presidenziale che esprime l’ideale partecipazione del capo dello Stato a iniziative ritenute particolarmente meritevoli». Ma per la seconda volta (in tre edizioni) ha trattato il tema dell’acqua. Sembra interessante la specializzazione “ambientale” che sta prendendo la rassegna, magari indirizzandosi per le prossime edizioni più su una “biennale dell’acqua” certamente unica ed originale nel panorama degli eventi di architettura.

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