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Ex Olivetti, parla la Soprintendente: l’emergenza diventi un’occasione

Ex Olivetti, parla la Soprintendente: l’emergenza diventi un’occasione

Lo stabilimento ex Olivetti a Pozzuoli (1954, Luigi Cosenza, Marcello Nizzoli e Pietro Porcinai)

Dopo l’appello di Docomomo per l’edificio di Luigi Cosenza a Pozzuoli, l’intervento di Paola Ricciardi. Una riflessione ampia su patrimonio, tutela, architetture e comunità

 

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato (a firma di Paola Ascione e Marella Santangelo) un articolo relativo alla situazione di rischio e fragilità dell’ex Fabbrica Olivetti di Pozzuoli, progetto di Luigi Cosenza. Sul tema riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Paola Ricciardi, Soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli.

 

In risposta all’appello di Docomomo pubblicato su questa testata per la salvaguardia dell’ex fabbrica Olivetti e del quartiere Ina Olivetti di Pozzuoli, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli sta seguendo attivamente le vicende relative a questo patrimonio di grande interesse per la storia dell’architettura moderna europea.

Sul tema è attivo un gruppo di lavoro interno, appositamente costituito, e il tavolo tecnico auspicato nell’appello è già all’opera, attraverso incontri e sopralluoghi che si stanno svolgendo a partire da quest’estate, sia con Docomomo, che con gli stakeholder che stiamo individuando nel corso di questo processo.

Proprio in considerazione di questo lavoro in fieri, riteniamo utile apportare alcuni elementi conoscitivi al dibattito avviato su queste pagine.

Nonostante nell’area flegrea il bradisismo abbia assunto ormai le caratteristiche di una “ordinaria emergenza”, l’evento sismico del 31 luglio, per caratteristiche e intensità, non ha analoghi nella storia del territorio dal Novecento ad oggi. Questo spiega anche perché i suoi effetti siano stati, in questa circostanza, particolarmente drammatici, comportando l’allontanamento dalle proprie abitazioni di più di 6.000 persone e danni estesi e gravissimi al paesaggio e al patrimonio edilizio, tra cui rientra ovviamente il patrimonio culturale: non solo singoli episodi eccezionali, ma uno straordinario palinsesto che conta 2400 anni di vita, in cui, tra i recenti tasselli moderni, l’esperienza olivettiana costituisce uno degli esiti più felici

Nel 2006 l’allora Soprintendenza competente, in considerazione del riconoscimento di questi valori, appose il vincolo storico artistico sulla fabbrica che porta la firma di tre Maestri del Moderno: Luigi Cosenza, Marcello Nizzoli e Pietro Porcinai. Per vicende amministrative connesse al procedimento di vincolo, l’interesse culturale fu apposto unicamente sulle facciate del complesso.

I danni del sisma del 31 luglio hanno riportato in luce la criticità di un dispositivo di tutela parziale, ma anche, d’altro canto, la sua capacità di costituire comunque un argine a difesa del bene: gli interventi di riparazione dei crolli interni, interessando anche le facciate, sono stati correttamente comunicati dalla proprietà, e la Soprintendenza ha potuto esprimere il proprio parere nell’ambito del procedimento autorizzatorio previsto dal Codice dei Beni Culturali. Tuttavia, condividiamo le preoccupazioni di Docomomo in merito a un vincolo storico-artistico che non tutela la globalità del complesso, soprattutto qualora avvengano nuove scosse di forte intensità, e possibili ulteriori crolli.

La stessa preoccupazione si estende al quartiere Ina Olivetti, protetto ad oggi unicamente dal piano paesaggistico, che, se da un lato tutela l’intero territorio flegreo, dall’altro lato non assume il dato del valore architettonico intrinseco dell’intervento residenziale di Cosenza e Porcinai, ancora leggibile nonostante i rimaneggiamenti subiti.

Sul quartiere, peraltro, viste le trasformazioni o la scomparsa di diversi elementi originari del progetto e la frammentazione della proprietà, lo strumento del vincolo storico-artistico appare una strada difficilmente perseguibile, e foriera di una complessità procedurale che, nel momento dei consolidamenti e delle riparazioni che potranno consentire il rientro a casa degli sfollati, rischia di prolungare i tempi dei procedimenti autorizzatori, con il conseguente aggravamento dell’emergenza abitativa in corso.

D’altro canto, il Comune di Pozzuoli è oggi sul punto di approvare il nuovo strumento di pianificazione urbanistica comunale, su cui la Soprintendenza, per legge, rende il proprio parere: un’occasione per rimettere al centro il tema della qualità architettonica e urbana attraverso dispositivi di tutela snelli, come quelli felicemente attuati in altri strumenti di pianificazione, tra cui il PRG di Roma con la sua Carta della Qualità. Ciò su cui si può concretamente lavorare, inoltre, è un percorso innovativo di tutela partecipata, che conduca alla condivisione con gli abitanti del progetto di recupero delle parti comuni del quartiere INA Casa, da attuare attraverso singoli interventi alle facciate, alle coperture, ai corpi scale, alle tonalità cromatiche e allo spazio aperto ma secondo un organico disegno che preservi la riconoscibilità tipologica di ogni singolo edificio ed al contempo permetta loro di dialogare con i fabbricati limitrofi, consentendo di riprendere quei principi di qualità abitativa  e di valore comunitario che hanno sempre contraddistinto il pensiero di Adriano Olivetti.

Proprio per questa ragione, ci siamo fatti parte attiva per allargare il tavolo già costituito agli studiosi, agli enti locali e ai proprietari di queste architetture, con l’obiettivo di individuare le migliori soluzioni in grado di riportare al centro il tema della qualità dell’architettura e dello spazio urbano come elemento non prescindibile nel perseguimento di una vera qualità della vita: è un discorso che vale sempre, e che l’emergenza e la drammaticità di certi eventi non dovrebbero far perdere di vista.

Abitare un territorio significa essere al sicuro, ma anche sentirsi parte di una comunità, avere accesso alla luce, al verde, ai servizi, avere il diritto di vivere in luoghi confortevoli, identitari e anche belli: la buona architettura non risolve tutto, ma senza di essa è difficile che si viva bene. Non possiamo permetterci, nell’emergenza, di perdere le buone architetture che abbiamo ereditato. Possiamo avere anche le rose.

 

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Tag: , , , , , Last modified: 27 Ottobre 2026
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