Visit Sponsor

Alessandro ColomboScritto da: • Reviews

Milano, Francesco Somaini, il (difficile) rapporto con la natura

Milano, Francesco Somaini, il (difficile) rapporto con la natura

Mostra "SOMAINI. Giardini inquieti: la filosofia del paesaggio", Casva, Milano, 2026

Chiude al Casva la mostra dedicata al lavoro dello scultore, secondo appuntamento di una trilogia. Permette una riflessione critica sul rapporto tra arte, ambiente e spazio urbano

 

MILANO. Capita sovente che la libertà dell’arte permetta agli artisti di guardare al futuro credendo che sia il presente e così, in verità, predicendolo nel mettere in atto visioni innovative.

La mostra, prodotta in occasione del centenario della nascita di Francesco Somaini (1926–2005), presso il CASVA– Centro di Alti Studi sulle Arti Visive di Milano, sotto il titolo “SOMAINI. Giardini inquieti: la filosofia del paesaggio urbano”, ci introduce, attraverso più di 100 opere, alla visione dell’artista sul tema della natura in rapporto alla presenza umana sulla Terra, al paesaggio e alla trasformazione della città, con la curatela di Fulvio Irace in collaborazione con la Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS. 

Oltre quattro decenni di lavoro – presentati con un bell’allestimento di Jacopo Irace – che portano la scultura ad uscire di suoi ambiti tradizionali e a prendere per mano la natura per stabilire un nuovo possesso dell’urbanizzazione e lanciare l’idea, concreta oltre che visionaria, di un nuovo paesaggio. È una natura che fa sua la città, invade piazze e strade, si erge a contrastare la scala dell’edificato, porta una vera rivoluzione verde che travolge il grigio urbano.

Partendo dal non realizzato progetto redatto per l’ex Verziere – largo Marinai d’Italia a Milano con Gigi Caccia Dominioni – per arrivare all’impianto per il Parc de la Villette a Parigi, il giardino inteso come presenza ordinata e ornamentale, diventa materia verde plasmabile e plasmata con salti di scala che lasciano senza fiato, dallo scultore demiurgo di un nuovo rapporto uomo/città/natura. 

Nel progetto per Arcevia – utopica comunità esistenziale che, sotto la spinta di Enrico Crispolti e Pierre Restany e il coordinamento di Ico Parisi, si inserisce a gamba tesa nel dibattito sullo spopolamento dell’entroterra appenninico e l’abbandono dei borghi (viene presentata nel 1976 alla Biennale di Venezia) – Somaini pensa ad una natura che riprende possesso dei manufatti edilizi grazie alla “progressiva introduzione di piante rampicanti” e all’ “erompere di un esercito arboreo”.

Quale l’arma? Un Antropoammonite, gigantesco aratro a ruota che, come un calco, lascia una traccia nella terra, per cambiare non solo la forma, ma anche la materia stessa. Nelle sue viste “Milano dall’Alto”, fotomontaggi realizzati nel 1980, “selvagge onde vegetali” invadono il tessuto urbano creando quelle spine verdi che dovremo attendere il nuovo millennio per vedere proposte nel progetto dei Raggi Verdi di Land per il Comune di Milano, i corridoi ecologici lineari (ovviamente) non realizzati.

Anche Gilles Clement arriverà nel nuovo millennio a teorizzare il suo Terzo Paesaggio, ma Somani, con Pier Carlo Santini, in “Tracce come proposta di paesaggio” nel 1981 delineava già un sistema natura che sfugge all’ordinamento umano e rifugge da aiuole, prati tosati, boschi disegnati con la geometria e gli architetti a favore di un fluire indisturbato “secondo le sue proprie leggi di sopravvivenza”. 

 

Non si può che sorridere (non senza una certa mestizia) se pensiamo a quanto realizzato in materia a Milano: città martire per  programmi di riforestazione, cervellotiche ciclovie, aiuole, cordoli, spartitraffico, tracce dipinte a terra, spiazzi assolati, alberi demoliti e alberi intrappolati nelle pavimentazioni e nei balconi di eleganti edifici, non tanto e non solo per la modestia dei risultati, se vogliamo chiamarli tali, ma per la mancanza di visione e, diciamolo pure, di capacità provocatoria.

Qualità essenziale per contrastare una tendenza che è andata avanti per decenni trovando il suo culmine nella città di oggi nella quale molti cittadini stentano a riconoscersi. Eppure, tutto era scritto, tutto disegnato, tutto rappresentato con metodi che oggi forse consideriamo naïve, ma con risultati che sono anni luce distanti per qualità dal fotorealismo di copertina che la tecnologia, e i progettisti in questo ben seguiti da Amministrazioni e committenti, ci propinano. 

L’arte e la scultura, in questo caso messi alla testa dell’architettura e dell’urbanistica, delle quali lamentiamo spesso e a ragione lo scostamento dal mondo reale e la capacità di farsi comprendere da tutti, avevano trovato il modo di farsi ben sentire, e vedere, indicando una traccia possibile. A cinquant’anni di distanza tutto è da rifare, tutto da rivedere, tutto da ripensare per una città – Milano come paradigma – che rischia di morire per eccesso di successo, purtroppo non accompagnato da visione alcuna. 

“SOMAINI. Giardini inquieti: la filosofia del paesaggio”

Mostra a cura  di Fulvio Irace, in collaborazione con la Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS
15 settembre – 28 ottobre 2026
Promossa dal Comune di Milano
CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive
Milano, quartiere QT8, ex mercato comunale coperto

Informazioni

Autore

(Visited 5 times, 5 visits today)

About Author

Tag: , , , Last modified: 27 Ottobre 2026
↑