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Ubaldo SpinaScritto da: • Design Forum

Design days: tante date, poco patrimonio collettivo

Design days: tante date, poco patrimonio collettivo

15 Aprila, Giornata nazionale del Made in Italy

Riflessione critica che parte dal richiamo del Presidente della Repubblica: le giornate nazionali sono troppe e senza criterio. Tra lobby, frammentazione e rischi di perdere autorevolezza

 

Noi designer ci siamo un po’ abituati. Negli anni ne abbiamo viste tante e senza tanta ironia possiamo dire che in ogni angolo del calendario si celebra qualche design day.

Il 27 aprile festeggiamo l’International Design Day, ai designer di prodotto sta più a cuore il 29 giugno, giornata internazionale del Disegno Industriale. E già qui si aprirebbe il primo approfondimento, anche perché navighiamo tra due giganti, l’ICoD (International Council of Design) e la WDO (World Design Organization).

Ma andiamo avanti. L’IFI (International Federation of Interior Architects/Designers) è meno legata ad una data fissa e ci invita a celebrare il World Interiors Day l’ultimo sabato di maggio. Sulla stessa scia (e molto più giovane) è l’istituzione del World Usability Day, organizzato dalla User Experience Professionals Association (UXPA) il secondo giovedì di novembre.

Non ha ancora compiuto i 10 anni di età, per tornare nei confini nazionali, la “Giornata del Design Italiano nel Mondo – Italian Design Day (IDD), rassegna tematica annuale lanciata nel 2017 dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con il Ministero della Cultura.

L’elenco potrebbe estendersi ben oltre, soprattutto in un campo come quello del design che si è catastalmente diviso in innumerevoli particelle, operando in una anomala contraddizione: da un lato è stata alimentata una pericolosa tendenza a distinguersi e frammentarsi (prodotto, comunicazione, strategie, business, delle esperienze) dall’altro istituti di formazione e professioni hanno iniziato a fregiarsi della parola design come se la stessa potesse garantire maggiore autorevolezza o aprire quella specifica attività ad una maggiore considerazione internazionale. E così il pasticcere è finito nel grande calderone qualificandosi come cake designer, seguito dal floral designer, dall’hair designer.

E ogni orticello, alla fine, punta sempre a fissare una bandiera, a dichiarare che quella specificità è patrimonio collettivo e che merita, come tutti, una giornata nazionale riconosciuta.

 

Troppe giornate nazionali

Non è nel nostro DNA cavalcare le polemiche, ma occuparci di sana attualità sicuramente si. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con le sue recenti dichiarazioni sulle giornate nazionali “Troppe e senza criterio”, ha fornito indubbiamente centinaia di assist a giornalisti, teorici e accademici già fortemente scettici sulla proliferazione delle stesse.

Perché è fuori da ogni dubbio che negli ultimi anni il calendario civile e culturale italiano si è progressivamente arricchito di giornate dedicate alla valorizzazione di temi, attività professionali, patrimoni materiali e immateriali. Al punto che, accanto alle ricorrenze storiche e istituzionali più consolidate, sono nate iniziative spesso insignificanti volte a promuovere la conoscenza di specifici settori della cultura, dell’economia e della società che nulla hanno di collettivo o che potrebbero essere accorpate all’interno di macro contenitori realmente significativi per il Paese. 

L’istituzione di una giornata nazionale, infatti, dovrebbe rappresentare molto più di un riconoscimento simbolico. È un’occasione per richiamare l’attenzione pubblica, stimolare iniziative educative, coinvolgere istituzioni e associazioni e favorire il dialogo tra cittadini, professionisti e imprese. Esiste tuttavia una differenza significativa tra le giornate nazionali formalmente istituite attraverso provvedimenti legislativi e le giornate promosse da ministeri, organizzazioni professionali o istituzioni culturali (le fonti consultate ci dicono che, ad oggi, 51 giornate sono state istituite per legge e 37 approvate senza una legge). Entrambe possono produrre effetti importanti in termini di sensibilizzazione e partecipazione, ma presentano origini e livelli di riconoscimento differenti.

 

Dove sta il design?

Tra quelle formalmente riconosciute, il Design italiano sembra ricadere solo all’interno della Giornata nazionale del Made in Italy, istituita con legge n. 206/2023 per celebrare ogni 15 aprile la creatività e l’eccellenza italiana, riconoscendone il contributo allo sviluppo economico e culturale del Paese. Un macro contenitore, appunto, dove confluiscono di diritto le imprese creative capaci di integrare ricerca, competenze manifatturiere, innovazione tecnologica e qualità estetica. Dall’arredamento alla mobilità, dall’illuminazione ai prodotti per la casa, il design ha da sempre rappresentato uno dei principali strumenti attraverso i quali la creatività italiana si trasforma in valore economico e culturale.

Il problema potrebbe subentrare, con conseguente irritazione della massima carica dello Stato, nel momento in cui si continuasse ad accogliere iniziative senza levatura che riguardano direttamente e indirettamente il design, ma che in realtà servono soprattutto ai proponenti per soddisfare le istanze di piccole lobby, piccole sia in termini di rappresentatività che a livello di estensione geografica. Perché tra abiti storici, sartoria tradizionale italiana, paesaggio, periferie, barriere architettoniche, innovazione, STEM, e tanto altro ancora, si rischia per davvero di non cogliere il senso o il messaggio valoriale di queste iniziative, ma soprattutto di dilatarne i confini oltremisura.

Fino a quando, coloro che saranno chiamati a festeggiarle (gli studenti in primis che rischiano a furia di celebrarle di non avere più tempo libero per studiare), mostreranno quei segni di stanchezza e disinteresse tipici di chi ha smesso di riconoscersi. Con conseguente perdita di valore anche per quelle giornate che in tanti considerano pilastri della memoria e fari per il futuro. Speriamo, quindi, di non doverci trovare un giorno a scrivere della giornata nazionale del cake design e di poter amalgamare in una capiente sac à poche tricolore il senso del vero interrogarsi sul ruolo che il design svolge nella società contemporanea.

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Tag: , Last modified: 21 Ottobre 2026
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