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Sophie Calle e Tatiana Bilbao: spazio, esperienza condivisa

Sophie Calle e Tatiana Bilbao: spazio, esperienza condivisa

Campo aperto, Tatiana Bilbao Estudio, 2026 (©Vincenzo Labellarte, courtesy Fondazione MAXXI)

Al Maxxi fino al 7 febbraio 2027, due mostre esplorano il rapporto tra individuo e collettività, dalla memoria alla perdita, dal gioco alla percezione. Al centro delle esperienze il ruolo dello spazio e della partecipazione nella costruzione dell’esperienza

 

ROMA. Sono aperte fino al 7 febbraio 2027 al Maxxi di Roma “Matrimoni, rotture e funerali inclusi”, la più ampia mostra monografica realizzata in Italia all’artista francese Sophie Calle e “Campo aperto”, installazione site-specific dell’architetta messicana Tatiana Bilbao, realizzata per la nona edizione di Nature.

Si tratta di un programma – promosso dal Dipartimento Architettura e Design Contemporaneo della Fondazione Maxxi, ideato da Pippo Ciorra, che invita artisti e architetti internazionali a lavorare e creare opere negli spazi del museo.

Molti i fil rouge che uniscono mostra e installazione, progetti di scale e linguaggio diversi: il coinvolgimento del pubblico, invitato da Tatiana Bilbao a entrare in uno spazio ludico e guida di un percorso autobiografico nelle opere di Sophie Calle, ma anche il tema, prettamente architettonico, dello spazio e delle relazioni che gli danno forma e significato.

 

Campo aperto: il gioco come dispositivo spaziale

L’installazione di Tatiana Bilbao affronta il tema della partecipazione attraverso il corpo e il movimento. Nella sala Gian Ferrari, due grandi piani inclinati contrapposti e una torre centrale costruiscono un paesaggio da esplorare, in dialogo con l’architettura di Zaha Hadid.

Il riferimento è il gioco della pelota delle civiltà mesoamericane, pratica che intrecciava dimensione ludica, ritualità e organizzazione sociale. Tatiana Bilbao ne rielabora il significato in una struttura accessibile e giocosa, caratterizzata da una presenza blu e da forme che invitano il visitatore a entrare nell’opera.

Il campo diventa così un modello di spazio collettivo, nel quale l’incontro tra le persone contribuisce a generare significato.

L’installazione integra, inoltre, due opere della collezione del Maxxi selezionate per la loro capacità di esplorare il gioco come strumento di conoscenza: “Labirinto dei ragazzi” dello studio BBPR e “Il Commutatore” di Ugo La Pietra.

Un grande collage di immagini, disegni e suggestioni visive restituisce il metodo di lavoro dello studio di Bilbao, fondato sulla costruzione di connessioni tra riferimenti e possibilità progettuali.

 

Dare forma alla perdita

Curata da Simona Antonacci, la mostra dedicata a Sophie Calle riunisce 8 progetti realizzati dall’artista tra il 1978 e il 2026, ripercorrendo oltre 40 anni di ricerca attraverso fotografie, testi, video, installazioni e racconti autobiografici.

Il percorso affronta con un linguaggio essenziale e rigoroso alcuni passaggi fondamentali dell’esistenza (l’amore e la separazione, il lutto e la memoria, il fallimento e la possibilità di ricominciare) letti attraverso la perdita, tema delle opere ma anche principio di organizzazione di materiali, immagini e testimonianze.

Prende avvio nel 1978 con “Le tombe”, fotografie scattate nel cimitero di Bolinas, in California. Le iscrizioni essenziali sulle lapidi anticipano i temi ricorrenti nella ricerca dell’artista francese: identità, assenza e memoria. Il cimitero diventa un archivio di tracce, capace di restituire storie e relazioni attraverso ciò che rimane.

“Dolore squisito” racconta attraverso oltre 200 fotografie e testi la fine di una relazione, dal conto alla rovescia verso la separazione all’elaborazione della sofferenza. Alle proprie vicende l’artista affianca le testimonianze di altre persone, trasformando il dolore individuale in esperienza condivisa. Catalogo ragionato dell’incompiuto raccoglie invece progetti abbandonati e tentativi falliti: l’incompiutezza diventa materia di ricerca, richiamando il rapporto tra intenzione progettuale e realizzazione.

Il viaggio assume spesso il significato di distanza e trasformazione. In “Polo Nord”, Calle seppellisce in un ghiacciaio una fotografia della madre e alcuni suoi gioielli, affidando al paesaggio un gesto simbolico di congedo. In “Non ho potuto catturare la morte” tenta invece di filmare gli ultimi istanti della madre, senza riuscire a registrare l’ultimo respiro.

Con “Voir la mer”, videoinstallazione realizzata a Istanbul nel 2011, documenta il primo incontro con il mare di persone che non lo avevano mai visto. L’esperienza diretta si confronta con un’immagine già conosciuta attraverso fotografie e film, interrogando il rapporto tra percezione e rappresentazione.

La relazione tra individuo e collettività emerge infine nei progetti realizzati nei cimiteri, dove Calle raccoglie confessioni anonime. Al Maxxi sono esposti i segreti affidati alle tombe tra il 2014 e il 2018. La ricerca prosegue al Cimitero Acattolico di Roma con una nuova installazione permanente: una tomba destinata a custodire le parole dei viandanti, trasformando un luogo di commemorazione in uno spazio di memoria condivisa.

 

“Tatiana Bilbao Estudio. Campo aperto”
16 ottobre 2026 – 7 febbraio 2027
Maxxi Roma, Sala Gian Ferrari
A cura di Tatiana Bilbao
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“Sophie Calle. Matrimoni, rotture e funerali inclusi”
16 ottobre 2026 – 7 febbraio 2027
Maxxi Roma, Galleria 2
A cura di Simona Antonacci
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Tag: , , , , , Last modified: 21 Ottobre 2026
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