Jan Gehl, mostra Cities for People, Dac, Copenaghen, 2026
Al Dac di Copenaghen, la mostra Cities for People ricostruisce gli approcci che hanno cambiato il modo di pensare e vivere le realtà urbane: osservazioni sul campo, identità e vivibilità, spazi di interazioni e sperimentazioni di una nuova forma di collettività
COPENAGHEN (Danimarca). Per capire la trasformazione sociale e urbanistica – che ha cambiato il volto di Copenaghen (tanto da essere eletta consecutivamente negli ultimi due anni sia la città più vivibile del mondo sia la più felice secondo il Global Liveability Index dell’Economist Intelligence Unit e dell’Happy City Index) – si può visitare una mostra che spiega quali principi sono alla base di questo processo. Oppure muoversi attraverso la capitale danese e rendersi conto dal vivo delle tante aree che incarnano questa idea di cambiamento.
Sembra in realtà sufficiente una breve passeggiata, dal centro storico fino al porto, per capire quanto la città ha oggi da offrire in termini di qualità di vita. Il cambiamento è connaturato in questa città, a partire dalle condizioni metereologiche e dal cielo, che mutano repentinamente per il vento. Le nuvole aprono squarci di estrema limpidezza così come il mare, mentre i canali distribuiscono cangianti riflessi di luce che molti nuovi edifici sono in grado di catturare.
Camminare, andare in bicicletta, attraversare i ponti oppure sostare nei parchi o nei tanti spazi pubblici alberati aumenta la sensazione che tutto sia a misura d’uomo sebbene poi, come ben racconta la mostra “Cities for People” (in programma fino al 18 aprile 2027 al DAC, il Danish Architecture Center) sia l’esito di decenni di decisioni coraggiose e innovative su ciò a cui la città dovesse dare spazio.
Una città viva, che si ritrova in mostra tramite installazioni video alte fino a 5 metri, grandi fotografie ed esposizioni interattive. Il percorso racconta i principi applicati a partire dagli anni Sessanta da Jan Gehl – insieme alla moglie Ingrid, psicologa – in aree urbane di tutto il mondo e orientati a costruire città accoglienti, in quanto più umane.
A partire dall’esempio al vero della capitale danese (di cui abbiamo già parlato ampiamente negli anni scorsi: in Ritratti di città. Copenaghen la felice, capitale anche dell’architettura così come in Copenaghen, tutti i colori del Common Ground), l’esposizione racconta quanto la spinta innovativa della pianificazione urbana dello studio Gehl abbia aumentato la vivibilità anche in metropoli come New York, Buenos Aires, Shanghai o in piccole città come Billund (la patria del mattoncino Lego).
Dai primi schizzi di studio durante il gran tour in Italia – visibili, sempre al DAC, nella permanente “So Danish!” – i coniugi Gehl hanno sviluppato una sorta di codice per rendere le città ad uso delle persone e non del traffico automobilistico, come emblematicamente rappresentato dalla gigantografia “Tafel tussen auto’s” di Frankrijk Parijs, collocata all’inizio del percorso espositivo.
Da qui si susseguono le sezioni tematiche impostate su precise domande che coinvolgono bisogni e aspettative degli abitanti delle città a cui, nel corso degli anni, architetti e urbanisti hanno provato a dare risposte concrete, esemplificate tramite tabelloni colorati con grandi scritte, installazioni, elementi interattivi, video, un truck e sedute giganti.
Dalla realtà quotidiana, ricostruita sull’osservazione della vita di strada, alle abitudini alimentari, dalle abitudine di bambine e bambini alla forza che spinge le persone a incontrarsi, sembra arrivare la materia viva per le scelte che rendono le città un buon posto per vivere anche di fronte del cambiamento climatico, nei tempi della necessità di salvaguardia della natura, della solitudine e dell’accesso ineguale agli spazi e ai servizi collettivi nel paesaggio urbano.
“Cities for people” riporta al centro le persone, poi lo spazio e infine gli edifici. Non esistono soluzioni replicabili perché ogni città presenta specificità locali diverse così come diverse sono le persone che la frequentano. Attraverso il conteggio di pedoni, ciclisti e automobili con apposite sequenze video, l’interazione su tavolo con 12 criteri di qualità per gli spazi pubblici urbani e il confronto visivo delle immagini prima e dopo di città di tutto il mondo, si conoscono le tecniche adottate dal team interdisciplinare internazionale dello studio Gehl per leggere e interpretare la vita urbana.
Si scopre così che a Shanghai le aree un tempo inaccessibili lungo il fiume Huangpu sono diventate parte della vita quotidiana, a Buenos Aires il Barrio 31 collega un quartiere isolato al resto della città, valorizzando le abitudini di vita dei suoi residenti, a Bogotá una fermata dell’autobus è diventata un presidio per la comunità. Mentre nel complesso residenziale Travbyen a Billund in Danimarca i visitatori possono disegnare con il gesso ed esplorare modi per creare spazi dedicati al gioco nell’area. Osservare non è l’unico strumento per capire le dinamiche o i modi di vivere la città. Tra gli altri la ricerca “Cities of Awe” attivata a Charlotte negli Stati Uniti, che unisce gli studi urbani e la psicologia. Una mostra così ricca di stimoli e di coinvolgimento diretto non poteva prescindere infine dall’Intelligenza artificiale, ampiamente utilizzata come metodo per restituire i pensieri degli abitanti in una dimensione digitale che interseca quella fisica urbana.
“Cities for People”
5 ottobre 2026 – 18 aprile 2027
Danish Architecture Center, Copenaghen
Informazioni

































