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Ticino, attraverso la storia materiale del costruito

Ticino, attraverso la storia materiale del costruito
Dietro le quinte di una mostra in corso (fino al 20 dicembre) al Teatro dell’architettura Mendrisio, dell’Università della Svizzera italiana. Un patrimonio straordinario e i dettagli costruttivi che l’hanno reso possibile ricostruiti grazie al lavoro di studio e approfondimento di studentesse e studenti dell’Accademia di Architettura

 

MENDRISIO (Svizzera). Tra le mostre organizzate al Teatro dell’architettura di Mendrisio (qui la nostra recensione), visitabili fino a dicembre, una racconta l’architettura del Novecento ticinese. Lo fa con un taglio particolare, focalizzando gli aspetti tecnologici e costruttivi. Elementi tecnici e linguistici attraverso i quali è possibile rileggere uno straordinario patrimonio architettonico. Che è esposto (con disegni, fotografie e modelli) nelle sale del Teatro, ma che è anche visitabile al di fuori di esso, in città e paesi. Franz Graf (curatore dell’evento, professore all’Accademia) e Carlo Dusi (docente-ricercatore a Mendrisio) raccontano il “dietro le quinte”, il processo grazie al quale esercizi didattici e osservazioni puntuali hanno prodotto un ricco e intenso catalogo di soluzioni architettoniche.

 

Vent’anni di insegnamento della costruzione, un’esposizione che racconta un territorio: un nesso bidirezionale unisce i due termini. L’esposizione “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996 – Materialità e tettonica” (Teatro dell’architettura dell’Università della Svizzera italiana Mendrisio, 8 maggio – 20 dicembre) mette in mostra una selezione dei lavori degli studenti del corso Sistemi e processi della Costruzione, corso cardine dell’insegnamento della costruzione all’Accademia di Architettura – Università della Svizzera italiana di Mendrisio.

 

Edifici simbolo, e il loro racconto

Ottantotto edifici costruiti in Cantone Ticino tra il 1939 e il 1996 sono rappresentati attraverso disegni tecnici di progetto, fotografie d’epoca ed attuali, elaborazioni grafiche – piante e sezioni costruttive, assonometrie – e modelli realizzati dagli studenti come esercitazione applicativa dei contenuti teorici del corso.

Una selezione che comprende opere dei maestri di fama internazionaleMario Botta, Aurelio Galfetti, Luigi Snozzi, Livio Vacchini -, dei protagonisti del dibattito svizzero e ticinese – Peppo Brivio, Tita Carloni, Alberto Camenzind, Flora Ruchat Dolf Schnebli Paul Waltenspühl -, ma anche di architetti noti solo nella ristretta cerchia dei cultori dell’architettura ticinese o del tutto dimenticati – Angelo Andina, Roberto Bianconi, Giampiero Mina, Franco Ponti – esposte in un rigoroso ordine cronologico.

Completano l’esposizione la presentazione di una collana di pubblicazioni, i Quaderni, approfondimenti critici monografici che partendo dalle analisi degli studenti ne portano a compimento il potenziale scientifico con testi critici, storici, testimonianze e approfondimenti sulle specificità costruttive; una selezione di materiali audiovisivi provenienti dagli archivi della RSI, Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana, in cui gli architetti autori dei casi studio e protagonisti del dibattito ticinese parlano e discutono delle loro opere, del loro mestiere e del contesto; e una serie di fotografie recenti in grande formato, immagini in scala quasi reale per la presenza per quanto virtuale degli edifici nella loro materialità oggi.

Tecnologia, costruzione, architettura

L’esposizione non è infatti solo il resoconto di un percorso pedagogico ventennale, ma è anche la presentazione di un preciso sguardo interpretativo sull’architettura in cui il portato conoscitivo supera la contingenza e l’efficacia didattica; un contributo a quel “fare cultura” che Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia, ha rivendicato come missione della scuola.

La lettura che la mostra propone nasce come risposta ai problemi dell’insegnamento di base della “tecnologia”, disciplina tecnicamente sempre più complessa ed autoreferenziale, e a quelli di un fare architettura condizionato da un apparato normativo sempre più pervasivo, da ciò che un tempo si sarebbe definita una deriva tecnocratica. Una risposta che si è voluta fortemente radicata nel progetto culturale “umanista” e ai legami con la vitalità propria dell’architettura ticinese che i fondatori dell’Accademia – Mario Botta, Aurelio Galfetti – hanno posto come basi della sua identità e della sua alterità. Una risposta che doveva essere in grado di comunicare agli studenti i concetti e le nozioni fondamentali del costruire ma anche, se non soprattutto, il rapporto fondativo con l’architettura e l’inscindibile continuità tra progetto costruttivo e progetto di architettura. E non da ultimo unire didattica e ricerca.

La risposta è arrivata dalla consolidata tradizione di studi propri della storia materiale del costruito, microstoria tra le “storie particolari” che compongono la storia della civiltà materiale elaborata attorno alla École des Annales a partire dagli anni 30 del XX secolo da Marc Bloch, Lucien Febvre, Fernand Braudel e Jacques Le Goff.

La storia materiale dell’edilizia è qui strumento per l’analisi e la conoscenza dei materiali, del cantiere e dei sistemi costruttivi che hanno prodotto la tettonica delle architetture. Il processo conoscitivo inizia dall’edificio nella sua materialità come fonte principale di documentazione. Tutti gli elementi che costituiscono il manufatto architettonico – strutture portanti, involucri, materiali di rivestimento e di finitura, impianti tecnici – divengono l’oggetto di studio in quanto essi stessi sono gli elementi che costruiscono in senso proprio le qualità spaziali, visuali e tattili dell’edificio, rappresentano ciò che definisce le caratteristiche d’uso, di distribuzione e confort; sono essi che portano con sé i “valori” culturali dell’architettura.

L’analisi costruttiva prende corpo in un procedimento di decostruzione-scomposizione in sottosistemi costruttivi fino alla scala dei materiali che lo compongono e in una ricostruzione-successiva ricomposizione “virtuale” attraverso una simulazione delle fasi del cantiere. Si tratta di una sorta di ricostruzione a ritroso del processo ideativo: se l’idea è nell’oggetto e i concetti sono fedelmente trasposti nella costruzione dell’edificio, allora questo metodo si rivela ricco di indicazioni utili alla comprensione dell’architettura sia nella sua dimensione conoscitiva sia in quella creativa, in sintesi alla comprensione della poetica della costruzione.

 

Materialità e tettonica di un patrimonio fragile

Nel corso del tempo e grazie alla continuità del processo pedagogico, questa ricerca corale consente di rileggere l’architettura ticinese di circa 40 anni con uno sguardo ravvicinato sulla sua tettonica e sulla sua materialità. Ne è scaturito un primo catalogo degli edifici moderni del Ticino, non un inventario esaustivo, né l’agiografia di una scuola ticinese che non è mai esistita, ma una collezione di oggetti scelti per il loro particolare interesse costruttivo.

La ricerca mette in evidenza, anche se solo parzialmente, la ricchezza delle sperimentazioni costruttive in equilibrio tra permanenza e innovazione, tra ripetizione di modelli consolidati e interessi per i nuovi materiali e le nuove concezioni strutturali, tra suggestioni provenienti dalle esperienze internazionali, sperimentazioni inedite e memoria.

In altri termini ciò che ha dato forma all’identità ticinese dentro le solide basi della cultura e del rigore costruttivo svizzeri. Il percorso espositivo si snoda cronologicamente tra strutture a telaio o massive in calcestruzzo liscio, brutalista o bocciardato, murature di pietra dalle suggestioni wrigthiane ma totalmente radicate nella tradizione locale; tra architetture modulate sul mattone di laterizio “mediterraneo” o sui più algidi e nuovi blocchi di cemento silico-calcarei BKS; tra la sintassi consolidata di costruzioni in acciaio e le sperimentazioni di carpenterie leggere in legno; tra serramenti di finestre panoramiche, vetrate, erker e curtain walls; tra elementi costruttivi singolari: volte catalane, capriate aaltiane in legno di recupero, gradini prefabbricati in pietra artificiale.

Ed ancora tra finiture – pavimenti, intonaci, manti di copertura – che per materialità e lavorazione completano gli spazi con le loro qualità tattili spesso sottovalutate. Ed infine tra tanto colore, colore della materia, colore come accento sulla tettonica, fino al colore come deliberata scelta decorativa.

Ad unire il tutto l’articolazione deli elementi, gli assemblaggi, controllati da una eccezionale e diffusa qualità dei dettagli. Ma il fine è comunque l’architettura, il percorso cronologico dipana quindi anche la matrice complessa delle permutazioni tra costruzione, tipologie e scelte formali, le reciproche influenze tra gli architetti, ma anche le singolarità rimaste tali, completando i tratti d’insieme di questo specifico contesto culturale a sud delle Alpi e suggerendo linee di ricerca aperte e da indagare.

Ma la mostra è anche un omaggio, un segno di riconoscenza verso il territorio che ospita la scuola e un contributo alla conoscenza della ricchezza del suo patrimonio costruito. Un patrimonio fragile, soggetto a costanti pressioni e minacce: dalle necessità di riqualificazione – soprattutto energetica – che frequentemente si traducono in banale omologazione, alla sempre più pressante speculazione immobiliare che semplicemente elimina ciò che ritiene un ostacolo; derive che solo la conoscenza e la sensibilizzazione possono arginare.

 

Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione tra ilgiornaledellarchitettura.com e l’Accademia di architettura – Università della Svizzera italiana. L’obiettivo è lo sviluppo di forme di comunicazione da parte di docenti e giovani ricercatrici e ricercatori attorno ai temi che costruiscono la cultura del progetto nelle realtà accademiche.

“La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica”

Mostra a cura di Franz Graf con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga
8 maggio – 20 dicembre 2026
Promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana
Teatro dell’architettura, Mendrisio
Via Turconi 25, Mendrisio, Svizzera

Informazioni

Immagine di copertina: mostra “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939–1996. Materialità e tettonica”, Teatro dell’architettura Mendrisio-USI, 2026 (© Enrico Cano, courtesy TAM)

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Tag: , , , , , , , Last modified: 15 Settembre 2026