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Arianna PanarellaScritto da: Reviews

Libri e abitare: suggerimenti per l’estate

Libri e abitare: suggerimenti per l’estate
Quattro pubblicazioni, diversi linguaggi (dagli approfondimenti storici ai romanzi), un unico sfondo: il racconto (non solo architettonico) dello spazio e delle sue influenze sulle esperienze di vita

 

Che cosa significa abitare? La domanda appartiene naturalmente all’architettura, ma riguarda una dimensione più ampia: il modo in cui costruiamo il nostro rapporto con i luoghi, con gli oggetti, con le comunità e con l’immagine che scegliamo di dare di noi stessi.

Abitare significa costruire spazi, ma anche attribuire loro significati, trasformarli in memoria, desiderio, appartenenza. I libri scelti per questa estate attraversano territori molto diversi: la storia e la critica dell’architettura, il romanzo fantastico, il thriller, la narrativa contemporanea. Non sono accomunati da un tema dichiarato, ma da una stessa attenzione verso gli spazi che ci circondano e verso le storie che questi spazi sono capaci di raccontare.

Sono libri che osservano il progetto da prospettive differenti: come immagine pubblica, come pensiero culturale, come luogo della vita quotidiana, come promessa di felicità o come costruzione fragile della propria identità.

 

Controstoria satirica

Ad aprire il percorso è Gabriele Neri, “Satira dell’architetto. Controstoria di una professione attraverso la caricatura” (Edizioni Casagrande, 2025, 160 pagine, 18 euro), un volume che sceglie un punto di vista insolito per raccontare la figura dell’architetto: quello dell’ironia. La caricatura, spesso considerata un genere minore, diventa qui uno strumento critico capace di restituire una storia parallela della professione.

Attraverso immagini satiriche e rappresentazioni che attraversano epoche diverse, Neri costruisce (anche in una mostra, qui la nostra recensione) una controstoria dell’architettura lontana dalle celebrazioni ufficiali e dai soli protagonisti riconosciuti. Al centro non ci sono soltanto edifici e teorie, ma il modo in cui l’architetto è interpretato dalla società: figura ammirata e contestata, interprete del futuro ma spesso accusata di distanza dalla realtà quotidiana.

Il libro mostra come la satira riesca a cogliere alcune contraddizioni profonde della professione: il rapporto con il potere, il desiderio di riconoscimento, la tensione tra visione ideale e pratica concreta. Guardare l’architetto attraverso gli occhi di chi lo osserva dall’esterno significa ricordare che ogni progetto, prima ancora di essere costruzione, è anche un fatto culturale e sociale.

 

Storia loosiana

Da questa immagine pubblica della professione si passa al pensiero di uno dei protagonisti della modernità con Domenico Cornacchione, “Adolf Loos e la negazione dello stile” (Cornacchione Editore, 2026, 190 pagine, 14,90 euro).

Il volume propone una rilettura di Adolf Loos che supera l’interpretazione più immediata del suo pensiero, spesso ridotto alla sola opposizione all’ornamento. La negazione dello stile viene invece indagata come una posizione culturale più complessa, legata alla ricerca di un rapporto autentico tra forma, società e tempo storico.

Attraverso il confronto con Friedrich Nietzsche e con la pittura metafisica di Giorgio de Chirico, Cornacchione restituisce un Loos meno schematico, interessato non semplicemente a eliminare la decorazione, ma a mettere in discussione un’idea superficiale dello stile come puro linguaggio dell’apparenza. In un momento storico in cui l’immagine rischia spesso di prevalere sul contenuto, la riflessione loosiana conserva una particolare attualità: quale rapporto deve avere il progetto con il proprio tempo? Quando una forma è davvero necessaria e quando invece è soltanto un segno destinato a seguire una moda?

 

Il custode della casa

Il passaggio dalla teoria alla narrativa avviene con Niccolò Ammaniti, “Il custode” (Einaudi, 2026, 176 pagine, 16,50 euro), romanzo che intreccia mito, dimensione fantastica e formazione, costruendo una storia nella quale lo spazio domestico assume un ruolo decisivo.

Al centro della vicenda ci sono Nilo Vasciaveo e la sua famiglia, che vivono in un contesto rurale siciliano e custodiscono un segreto straordinario: nel bagno della loro casa vive una creatura misteriosa. Un elemento perturbante che modifica radicalmente il rapporto dei protagonisti con il proprio ambiente quotidiano.

La casa, in questo caso, non è semplicemente il luogo nel quale accade la storia, ma diventa parte integrante della narrazione. È uno spazio da adattare, proteggere, organizzare intorno a una presenza imprevista. Ammaniti mette in scena una condizione molto umana: il bisogno di convivere con ciò che non avevamo previsto, con ciò che altera gli equilibri stabiliti.

Il tema dello spazio emerge quindi in modo indiretto ma potente. La casa protegge e allo stesso tempo limita, definisce una dimensione privata ma può trasformarsi in una prigione psicologica. Lo spazio domestico diventa il luogo nel quale si consumano paure, affetti e trasformazioni.

 

Luoghi selettivi

Se Ammaniti racconta uno spazio domestico trasformato dalla presenza dell’inatteso, Clare Mackintosh, “Le case che sogni” (Libreria Pienogiorno, 2026, 384 pagine, 19,50 euro) porta invece il tema dei luoghi dentro un conflitto molto contemporaneo: quello tra desiderio di perfezione abitativa, appartenenza sociale e identità di una comunità.

Il romanzo è un thriller costruito attorno a un quartiere esclusivo, The Hill, nel Cheshire: un luogo che promette sicurezza, prestigio e una vita ideale attraverso abitazioni curate nei minimi dettagli. Ma dietro questa immagine impeccabile emergono tensioni, segreti e fragilità. Le case non sono soltanto lo scenario della vicenda, ma diventano il simbolo di un modello sociale. Sono luoghi desiderati, capaci di promettere protezione e appartenenza, ma anche di creare distanza e nuove forme di esclusione. La perfezione dell’immagine esterna nasconde così una realtà più complessa.

Pur rimanendo un thriller, il romanzo intercetta questioni vicine al dibattito contemporaneo sull’abitare: il valore attribuito alle case, la costruzione di comunità selettive e il rapporto tra immagine del luogo e vita quotidiana.

Quattro libri diversi, dunque, ma un unico filo sotterraneo: il modo in cui gli spazi che costruiamo, abitiamo o immaginiamo finiscono per raccontare chi siamo.

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Tag: , Last modified: 28 Luglio 2026