Demanio Marittimo.Km-278 è una maratona culturale sul litorale adriatico, di 12 ore, giunta alla 16° edizione. L’edizione 2026, “Ordine&Caos” rinnova il suo ruolo: occasione inaspettata per ripensare il modo in cui la cultura architettonica guarda il mondo. Un racconto, dal tramonto all’alba
MARZOCCA, SENIGALLIA (Ancona). C’è un momento, nelle sere d’estate, in cui la spiaggia smette di essere soltanto una spiaggia e il tempo sembra rallentare.
A Marzocca, da 16 anni, è proprio in quell’istante che prende vita Demanio Marittimo.Km-278. Non un festival nel senso tradizionale del termine, ma una maratona culturale che, per 12 ore – dalle 18 fino alle prime luci dell’alba – trasforma un tratto di Adriatico in uno spazio aperto dove architettura, arte, design, fotografia, filosofia, ricerca, paesaggio e culture contemporanee si incontrano e dialogano. Anche quest’anno, venerdì 17 luglio, quel chilometro di costa è tornato a essere un luogo in cui il progetto diventa soprattutto uno strumento per osservare il presente.
Festival a vocazione interdisciplinare
Nata da un’idea di Cristiana Colli e Pippo Ciorra, la manifestazione ha costruito negli anni un’identità riconoscibile proprio perché ha scelto di uscire dagli spazi convenzionali. È promossa dalla rivista “Mappe” (editore Gagliardini) e dall’Associazione Demanio Marittimo.Km-278, con il contributo del Maxxi, del Comune di Senigallia, della Regione Marche e di una vasta rete di realtà pubbliche e private.
Qui non ci sono le pareti di un auditorium a delimitare il confronto: è il paesaggio a diventare parte del racconto. Il mare accompagna le conversazioni, il passaggio dalla luce del tramonto alla notte modifica la percezione dei luoghi e il pubblico condivide lo stesso spazio di architetti, artisti, studiosi e ricercatori. È questa dimensione aperta che, 16 edizioni dopo, continua a caratterizzare Demanio Marittimo.Km-278: un laboratorio nel quale l’architettura resta il punto di partenza, ma dialoga con altre discipline secondo una vocazione che il progetto porta con sé fin dalla nascita.
L’edizione 2026 ha scelto di raccontare questa complessità attraverso una suggestione tanto semplice quanto potente. È in questo continuo passaggio tra visione globale ed esperienza diretta che prende forma “Ordine&Caos”, il tema che attraversa l’intera manifestazione. Non una contrapposizione, ma un invito a riflettere sugli equilibri sempre più fragili del nostro tempo, sulle trasformazioni ambientali, tecnologiche e geopolitiche e sul ruolo che il progetto può avere nel leggerle e interpretarle.
Tubi Innocenti e vele
Dal punto di vista dell’allestimento, l’atmosfera è profondamente surreale e, allo stesso tempo, poetica. Una sequenza di grandi strutture realizzate con tubi Innocenti disegna lo spazio della manifestazione: pareti leggere che lasciano filtrare lo sguardo grazie a teli disposti in modo alterno. L’allestimento della sedicesima edizione, “Framing the Horizon”, nasce dal progetto vincitore della call internazionale promossa da Demanio Marittimo.Km-278, in partnership con la Facoltà di Architettura dell’Università di Sarajevo, firmato da Hana Gjocaj e Dženana Strašević.
Piccole vele si muovono nel vento, creando un continuo alternarsi di luce e ombra. Sembra di trovarsi sul set di un film di Federico Fellini, soprattutto all’inizio della serata, quando il pubblico deve ancora arrivare e questi grandi portali, immersi nella vasta spiaggia estiva, appaiono ancora più imponenti. Viene inevitabilmente in mente la grande impalcatura di ferro, quasi un’astronave, costruita sulla spiaggia in “8½”.
Altrettanto surreale, proprio come nel film, è il lento arrivo dei protagonisti della manifestazione, non soltanto i relatori, soprattutto il pubblico. Si tratta di una manifestazione aperta a tutti, senza iscrizioni né biglietti, e non ospitata in un grande capoluogo della costa, ma a Marzocca, una frazione di Senigallia. Non un lungomare prestigioso, né una sequenza di hotel affacciati sul mare, ma un paese ordinario. Ed è forse proprio questa normalità a rendere ancora più sorprendente ciò che accade qui per una notte.
Palchi, arene, accostamenti sorprendenti
Il pubblico è quanto di più variegato si possa immaginare ed è interessante osservare come, con il passare delle ore, le grandi strutture si animino di persone e acquistino vita anche grazie alla suggestiva illuminazione. Dagli architetti, quasi tutti rigorosamente vestiti di nero, agli studenti, fino agli abitanti della zona, arrivati per curiosità o per seguire le lunghe ore di dibattiti che si alternano sui due palchi, denominati “Ordine” e “Caos”. Impossibile assistere a tutti gli incontri, perché i programmi si svolgono contemporaneamente, ma proprio questa ricchezza di proposte restituisce la misura dell’interesse e della partecipazione che la manifestazione riesce a suscitare.
A collegare le due arene, una sequenza di portali ospita anche un’area food dedicata alle eccellenze del territorio, un bookshop – acquistare un libro in spiaggia diventa uno dei gesti più insoliti e, allo stesso tempo, più coerenti con lo spirito della manifestazione – e uno spazio riservato alle proiezioni. Il programma si sviluppa senza separare rigidamente le discipline. Si passa dall’architettura alla fotografia, dalla filosofia alla geopolitica, dalla ricerca scientifica alle arti visive, dalle nuove tecnologie al paesaggio.
Ogni incontro sembra aprire una strada diversa, ma tutte finiscono per convergere in una riflessione comune: comprendere il presente significa mettere in relazione saperi differenti, accettando che la complessità non possa essere ridotta a un’unica chiave di lettura. In questo dialogo trovano posto alcune delle figure più autorevoli della scena dell’architettura internazionale che condividono il programma con studiosi, ricercatori, artisti e divulgatori provenienti da esperienze diverse.
Più che una successione di interventi, la manifestazione costruisce un confronto continuo. È proprio nelle connessioni inattese che Demanio Marittimo.Km-278 rivela il suo carattere: così Vitruvio incontra il progetto contemporaneo, la poesia si affianca all’architettura come linguaggio necessario per interpretare il mondo, le immagini satellitari dialogano con il paesaggio adriatico, mentre le riflessioni sull’Intelligenza artificiale, sulle trasformazioni geopolitiche, sulle tempeste solari, sulla memoria delle radio libere e sull’immaginario evocato da Marilyn Monroe compongono una lettura corale del presente.
Prospettive per una cultura diversa
In fondo è forse questa la ragione per cui, arrivata alla sua sedicesima edizione, Demanio Marittimo.Km-278 continua a conservare la propria originalità. Più che offrire risposte, invita a cambiare prospettiva. A osservare il paesaggio non soltanto come uno sfondo, ma come parte integrante della cultura del progetto. Per 12 ore la spiaggia di Marzocca diventa così una piazza del pensiero contemporaneo, dove il mare accompagna le conversazioni e il paesaggio dell’Adriatico entra naturalmente nel racconto.
È così che, forse, dovrebbero essere le manifestazioni dedicate al progetto: prima di tutto aperte alla città e ai luoghi che le ospitano, capaci di coinvolgere chiunque, non soltanto gli addetti ai lavori. Perché la progettualità ha bisogno di competenze, certo, ma anche di chi quei luoghi li vive ogni giorno. Ha bisogno dell’interdisciplinarità. L’architettura, da sola, non basta: cresce nel confronto con altre discipline, con il paesaggio, con la società.
E poi, forse, non servono più nemmeno le “week”. Concentrando tutto in 12 ore, Demanio Marittimo.Km-278 costruisce un’intensità rara: i dibattiti si susseguono senza pause, le riflessioni si intrecciano, il pubblico resta immerso in un unico grande racconto. In un tempo in cui siamo disposti a dedicare intere giornate alle maratone delle serie televisive, forse dovremmo concederci più spesso anche una maratona culturale.
Quando all’alba tutto torna lentamente alla normalità, la spiaggia riprende il suo ritmo. Le strutture sembrano improvvisamente più leggere, il mare torna protagonista e quel chilometro di costa riacquista il silenzio delle mattine d’estate. È inevitabile, allora, tornare con il pensiero a “8½”. Nel film, la gigantesca impalcatura costruita sulla spiaggia non è soltanto una scenografia: è il simbolo di un’opera ancora da immaginare, di un progetto che vive prima di tutto nella forza delle idee.
Anche “Framing the Horizon”, pur con tutt’altro significato, sembra appartenere alla stessa famiglia di immagini. Non è un edificio destinato a restare, ma un’architettura temporanea che esiste per cambiare il modo in cui guardiamo il paesaggio. Per una notte incornicia l’orizzonte, accompagna il dialogo tra le persone e trasforma la spiaggia in un luogo di pensiero. Poi tutto scompare. Ma, come accade con i film di Fellini, ciò che resta non è la scenografia. È lo sguardo con cui, da quel momento in poi, continuiamo a guardare il mondo.
Immagine di copertina: l’alba al festival Demanio Marittimo.Km-278, edizione 2026 (@ Arianna Panarella)
























