Nella sede espositiva dell’Università Ca’ Foscari, la retrospettiva dedicata al pittore franco-russo Mikhail Roginsky (Mosca, 1931-2004) è l’unico evento collaterale di questa 14° Biennale d’Architettura ad avere natura spiccatamente artistica e il titolo prescelto è la sola cosa che possa accostarsi agli Elements of architecture dei Fundamentals di Koolhaas.
Con Through the red door (7 giugno-23 novembre) la curatrice Elena Rudenko focalizza l’attenzione sugli anni parigini dell’artista iniziando con l’opera che precede quella stagione, la Porta rossa (1965).
Le 8 sezioni, per 120 lavori in tutto, presentano per la prima volta in Italia colui che viene definito il padre della Pop Art russa. La mostra ne evidenzia i passaggi della maturazione stilistica, ma l’allestimento, che include anche filmati in cui è l’artista stesso a dare voce al continuo tentativo di superare i linguaggi convenzionali, evita l’impostazione rigidamente cronologica o consequenziale.
Si inizia con bottiglie e scaffali, soggetti realizzati tra la fine degli anni settanta e ottanta in acrilico su una superficie di cartone. Nature morte di semplici oggetti quotidiani che includono anche bollitori, brocche, fornelli da cucina… Anni ottanta, novanta e duemila successivamente s’alternano dando spazio anche a composizioni di dimensioni più ampie: interni domestici (Pink interior n.1 e 2, 1981- 1982) e piccoli scorci urbani come la parigina Rue de Rivoli (1981).





















