Nellintroduzione critica al progetto, di Richard Ingersoll, si legge che pensando allItalia degli ultimi decenni vengono alla mente diversi aggettivi: caotica, nostalgica, corrotta, ingovernabile, decadente, volgare… A questa litania, e in antitesi alla condizione politica, questa proposta vuole aggiungere laggettivo «normale» per definire un paese in cui la gente vive, lavora, si impegna, e propone un Padiglione Italia in cui presentare progetti che si integrano nel paesaggio, mostrando unarchitettura che diventa eccezionale perché appare «normale». Lallestimento intende valorizzare la qualità degli spazi in cui accogliere i visitatori e il progetto. Le due grandi maniche comunicanti del Padiglione sono allestite come un brano di città al quale si accede da una piazza pavimentata con tavole di pioppo. Un muro in mattoni alto 3 metri e lungo 40, primo segno per i visitatori, pone al centro dellattenzione un materiale «povero» ma elegante, espressivo ed evocativo di memorie. Al di là del muro sono esposti progetti di 5 affermati architetti italiani, scelti per la loro ricerca affine ai principi che la proposta intende promuovere. Il secondo padiglione ospita invece una ventina di progetti di architetti di età compresa fra 30 e 50 anni, di cui 30% donne, rappresentativi di diverse regioni dItalia, a cui si chiede di immaginare un centro di studio e residenza per studenti nellarea dei magazzini Frigoriferi di Santa Marta a Venezia, un vuoto urbano del tessuto storico rappresentativo di una situazione molto diffusa nelle città italiane.
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