L8 dicembre a Shenzhen è stata inaugurata la Shenzhen-Hong Kong Bi-City Biennale of Urbanism and Architecture 2011 con il tema «Larchitettura crea le città, le città creano larchitettura». Anche se era uno dei giorni più freddi dellanno, alla cerimonia inaugurale cerano migliaia di persone. I partecipanti sono molto più vari e internazionali rispetto alle edizioni precedenti e il successo dellevento è da attribuirsi al curatore Terence Riley, scelto con bando internazionale e primo curatore non cinese nominato dal comitato organizzativo dal lancio nel 2005. Secondo lui la Biennale esprimerà linterazione fra architettura e città stimolando un dibattito approfondito sulla sostenibilità e sulla vitalità urbana mediante il raffronto tra lesempio di Shenzhen e di altre città cinesi con l«esperienza globale».
Fiore allocchiello del progetto internazionale è la mostra, organizzata sul modello veneziano del padiglione, «Invitational Exhibits of five Nations: Austria, Chile, Finland, the Kingdom of Bahrain and the Netherlands». La mostra permette ai professionisti locali e internazionali di sfruttare la competenza in fatto di progettazione architettonica e urbana dei cinque paesi, presentando al pubblico la loro storia e cultura. Il padiglione del Regno del Bahrain (riproposto dopo la Biennale di Venezia) curato da Noura Al Sayeh e Fuad Al Ansari è intitolato «Reclaim». Il fulcro sono tre capanne di pescatori strappate ai siti originari che diventano la metafora della riflessione sul processo di modernizzazione. Ha spiegato Riley: «Di fatto, mentre sviluppano rapidamente leconomia, molti paesi ignorano la salvaguardia della tradizione. Shenzhen sta affrontando lo stesso problema. Qui ho scoperto un fenomeno interessante: i quartieri residenziali conservano ancora la storia di Shenzhen. Lattento esame dellubicazione dei quartieri residenziali durante lo sviluppo economico è un elemento importante per Shenzhen». Laltra opera, «6 Less Than 60», sceglie per il confronto sei città con una storia che dura da meno di sessantanni. Oltre Shenzhen, fra le altre, Chandigarh, Brasilia e Las Vegas, città nate come esperimenti politici ed economici.
Linaugurazione, a differenza delle edizioni passate che mostravano documentari di registi cinesi, ha offerto uninsolita performance di architettura intitolata «10000-Flower Maze» diretta dai designer newyorchesi John Bennett e Gustavo Bonevardi. Nella piazza del municipio sono stati collocati quattromila coni spartitraffico che, circondati da neon luminosi, formavano un labirinto «floreale» per il divertimento e linterazione dei visitatori. Riley ha detto: «I nostri espositori provengono da tutti i continenti e il pubblico è composto sia da professionisti che da gente comune. Speriamo che la Biennale di questanno possa diventare una finestra attraverso cui il mondo possa conoscere Shenzhen».
Shenzhen si apre al mondo con la Biennale




















