Losanna (Svizzera). Il concorso internazionale in due fasi per la costruzione del nuovo Museo cantonale delle Belle arti è stato vinto a giugno dallo studio Barozzi Veiga, freschi laureati del premio Cappochin (cfr. questo giornale a p. 23). I terreni sui quali sorgerà sono stati scelti nel 2009 dalle autorità svizzere e sono caratterizzati dalla presenza di un edificio industriale del 1911, dichiarato monumento storico, e di un piccolo manufatto del 1970.
Liter concorsuale si è sviluppato a partire dalla relazione che il nuovo museo doveva instaurare con le preesistenze, e in che forme dovesse favorire il sorgere di nuove dinamiche urbane. Dopo una prima scrematura dei 136 dossier pervenuti, la giuria, composta tra gli altri da David Chipperfield e Francisco Aires Mateus, ha selezionato 18 proposte. Superando la concorrenza di studi come Caruso St. John, Sergison Bates, Kengo Kuma, EM2N, Bernard Tschumi, il duo italo-spagnolo Barozzi Veiga ha così ricevuto lincarico di costruire il nuovo complesso di 22.000 mq, i cui lavori dovrebbero partire nel 2013 per concludersi entro tre anni, con un costo stimato in 75 milioni di franchi.
La proposta del giovane studio di Barcellona è una delle poche a optare per una definizione emotivo-sentimentale del rapporto con ledificio preesistente, senza però conservarlo integralmente: infatti solo alcuni elementi sono preservati e integrati nel nuovo, come la facciata della navata principale, caratterizzata da una grande apertura che inquadra il tracciato ferroviario, e parte di una facciata laterale. Premiato per la sua capacità di conservare le tracce del passato ma allo stesso tempo di garantire il funzionamento di uno spazio pubblico del xxi secolo, lintervento si configura come un muro abitato, parallelo al tracciato ferroviario: la materializzazione di un limite che separa ma al contempo garantisce nuove relazioni attraverso la creazione di spazi e percorsi verdi. Su questo sfondo neutro, si stagliano figure di un passato lontano, quasi a evocare la memoria del luogo senza però mai cadere in facili retoriche nostalgiche. Più che a un singolo manufatto, ancora una volta Barozzi Veiga lavorano alla costruzione di un paesaggio urbano artificiale, dove linteresse per lincontro tra iconografia, topografia e preesistenza conduce alla definizione di nuovi spazi per la città contemporanea. Ma iconografia non è sinonimo di formalismo, né unapologia dellabusato concetto di genius loci; è piuttosto la volontà di marcare il territorio, captandone le forze materiali e immateriali.

I tesori di Losanna in un muro lungo la ferrovia




















