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Scritto da: Design

Come va il mercato del design? A Miami tempo splendido

Miami (Florida). La settima edizione di Design Miami si è tenuta per la seconda volta in un tendone nel parcheggio accanto al Convention Center, che ospita Art Basel Miami Beach. Se l’esterno ha un aspetto funzionale (per alcuni anche troppo), l’interno è un’oasi di classe, eleganza e tranquillità. Nel giorno d’inaugurazione, l’opinione diffusa era che la disposizione, la varietà delle gallerie (passate dalle 15 del 2010 alle 23 di quest’anno) e la qualità in vendita, soprattutto i pezzi classici della metà del secolo scorso, fossero migliori rispetto alle edizioni passate di Miami e della fiera gemella di Basilea.
Marianne Goebl, per la prima volta direttrice della versione americana dell’evento, ha affermato di aver puntato ad aumentare la varietà delle opere in mostra e di aver voluto incoraggiare le gallerie a portare pezzi dell’inizio e della metà del XX secolo, specie di designer americani, per dare alla fiera un’impronta diversa dall’edizione di Basilea e per valorizzare il profilo della «gioielleria concettuale».
All’inaugurazione, a cui hanno partecipato celebrità fra cui il rapper americano Sean Combs (P. Diddy) accanto a figure del calibro di Ron Dennis, gran capo della McLaren, della modella Naomi Campbell, dell’architetto Norman Foster, di collezionisti e direttori dei musei di Miami, il mix è sembrato andar bene. Arnold Lehman, direttore del Brooklyn Museum, ha detto: «Questa Design Miami è la migliore in assoluto. È ricca di una gran quantità di esemplari favolosi della metà del secolo scorso e contemporanei, il luogo ideale in cui cominciare a cercare pezzi». Sia lui che Micky Wolfson Jr, fondatore del Wolfsonian Museum, hanno messo gli occhi su una sedia del 1928-1929 attribuita a Kem Weber, un tempo del Biltmore Hotel dell’Arizona progettato da Frank Lloyd Wright, proposta al prezzo di 28.000 dollari da Mark McDonald. Specializzato in mobili americani della metà del secolo scorso, McDonald è corteggiato da Design Miami da alcuni anni, ma ha partecipato per la prima volta a questa edizione, dopo la chiusura della fiera sul Modernismo di New York, che si teneva a novembre. «In passato qui non c’era molto interesse per il vintage né un’attenzione particolare per i mobili americani, e poi era difficile avere buoni pezzi per due fiere così ravvicinate», ha spiegato. McDonald ha esibito opere di Charles e Ray Eames, Isamu Noguchi e un tavolo con otto sedie che risalgono al 1970 del designer californiano Arthur Espenet Carpenter (costo 95.000 dollari). La gente è affluita in massa al suo stand, ma il collezionista ha affermato che la vendita dei mobili va a rilento, mentre ciò che ha suscitato più interesse è stato un insieme di pezzi contemporanei ricavati da lavelli d’acciaio dello studio Lot-Ek e i gioielli modernisti. Si è detto «sconcertato» dal fatto che i prezzi per i designer americani come gli Eames sono notevolmente più bassi di quelli per colleghi francesi come Jean Prouvé e Charlotte Perriand, ma ha aggiunto di aver incontrato molti collezionisti di tutto il mondo al di fuori della sua consueta cerchia americana.
Sarà forse per via delle fasce di prezzo che i rivenditori di oggetti classici francesi hanno attirato molta attenzione e offerte ma, contemporaneamente, hanno parlato di poche vendite concluse pur restando ottimisti. Tra i pezzi forti, accessibili solo a un «particolare tipo di cliente», c’era una rara struttura scolastica prefabbricata di Jean Prouvé della Galerie Downtown-François Laffanour di Parigi, che partiva dal prezzo di un milione di euro.
La galleria newyorchese Demisch Danant, specializzata in design europeo del ventesimo secolo, ha dedicato il suo stand al defunto designer francese Pierre Paulin. All’inaugurazione lo stand è stato preso d’assalto: la galleria ha venduto un divano «Amphis» di Paulin color crema e rosso del 1968 e altri due pezzi. Il divano costava 100.000 dollari e tornerà a Parigi con un collezionista privato. Stephane Danant ha spiegato che per vendere spesso occorre tempo: «L’anno scorso la fiera è partita male, all’inizio non ci sono state vendite, ma alla fine della settimana è andata bene. Perciò stavolta siamo più rilassati».
La Galerie Patrick Seguin ha venduto una serie di opere fra cui tre sedie di Prouvé a 30.000 dollari l’una.
Le vendite iniziali sono state più veloci per le gallerie contemporanee. La Carpenters Workshop Gallery di Londra e Parigi ha venduto svariati pezzi tra cui due edizioni del «Double Buffet Nouvelle Zélande» del 2010 di Vincent Dubourg al prezzo di 85.000 dollari (uno al Museum of Art and Design di New York). È andata bene anche alla coreana Gallery Seomi che, fra l’altro, ha venduto quattro versioni della panchina «Steam 14» del 2011 di Bae Sehwa (edizione da sei) a 58.000 dollari, una delle quali a Ron Dennis. È partita in crescendo anche la Galerie Kreo di Parigi: tra le sue numerose vendite, il «Big Frozen Vase» del 2010 dello Studio Wieki Somers, 8.000 dollari, la «BBD Console» del 2008 di Martin Szekely, 50.000, e la «Poltrona di Proust» del 1990 di Alessandro Mendini, 96.000 dollari.

Design Miami: premi e curiosità
La settima edizione di Design Miami, conclusa il 4 dicembre, ha ospitato le maggiori gallerie internazionali specializzate nella collezione di opere di design del XX e XXI secolo, raccogliendo il consenso di oltre 29.000 visitatori. L’evento è stata occasione per il conferimento del premio «Designer of the Year» all’architetto David Adjaye (di origine ghanese, britannico di adozione, oggi attivo a Londra), che ha ideato, per la manifestazione, il padiglione «Genesis», uno spazio di riposo e pausa per i visitatori collocato all’ingresso della fiera (nella foto in alto). Ha destato poi molta curiosità l’installazione dedicata a Buckminster Fuller (1895-1983) con il suo riparo d’emergenza geodetico «Fly’s Eye Pavillon» (1965) proveniente dalla Craig Robin’s collection e con la «Dymaxion 4», la macchina ricostruita da Norman Foster su modello delle Dymaxion di Fuller. All’interno del padiglione una mostra sull’influenza di Fuller sul poliedrico Foster (davanti alla sua «Dymaxion 4», nella foto sotto) con foto e video interviste. L’installazione è stata promossa dal Buckminster Fuller Institute e dalla Philips che ha fornito l’illuminazione Led.

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Last modified: 10 Luglio 2015