Montréal (Canada). È un ritratto di Daniil Fridman e Gleb Glouchtchenko, intenti a osservare il plastico del loro progetto per lIndustria Sverdlovsk, ad aprire la mostra «Modernism in Miniature». Unimmagine più che eloquente, che non solo sintetizza il complesso rapporto che da sempre lega larchitetto al suo plastico, ma riassume i temi di questa piccola e raffinata esposizione dedicata allincontro tra la fotografia e il modello di architettura, che raggiunse la sua piena affermazione nel secondo dopoguerra.
Oggetto di attenzione crescente negli ultimi decenni, la maquette vanta una gloriosa tradizione, offuscata lungo il xix secolo dallaffermazione del beau dessin di tradizione Beaux-Arts e dalle nuove tecniche di riproduzione. Saranno gli anni venti a inaugurare una fortunata stagione, marcata dallincontro tra la riscoperta del modello da parte della cultura architettonica e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. È al nuovo status acquisito dal plastico con la sua riproduzione (e al ruolo che la sua immagine assume nella costruzione del repertorio visivo dellarchitettura moderna), che guarda la mostra allestita dallo studio 1218 A allinterno della Octogonal Gallery, dove trova posto parte del ricco corpus di fotografie, plastici e pubblicazioni provenienti dalla collezione del CCA, costruito dal curatore Davide Deriu a partire dal 2007.
Una selezione critica e rigorosa che restituisce la complessità del panorama attraverso cinque sezioni tematiche (Origini, Cambiamenti di prospettiva, Ricorrenze, Costruzioni visive e Arte della simulazione), introducendo altrettante questioni: il nuovo uso «popolare» del modello per linsegnamento e la pratica darchitettura (si pensi alle immagini dei lavori degli atelier di design, tra Bauhaus e Vkhutemas); linfluenza di alcune vedute, talvolta manipolate dallarchitetto, che hanno fatto la fortuna critica dei progetti; la presenza dimmagini ricorrenti sulle riviste davanguardia che hanno contribuito a creare icone e immaginari del Movimento moderno (è il caso dei progetti europei di Mies van der Rohe); il ruolo della fotografia nel documentare attraverso sequenze la realizzazione del modello (dal monumento alla III Internazionale alla Dymaxion di Buckminster Fuller), ormai protagonista indiscusso della stampa specializzata per la visione idealizzata dellarchitettura che permette. Rivelatore, infine, luso del fotomontaggio che prende forma sin dagli anni venti (Corbett) e acquista una sua autonomia disciplinare divenendo una vera e propria ossessione per gli architetti nel dopoguerra (da Mies a Oscar Niemeyer a Carlo Mollino).
A illustrare il rapporto tra loggetto e la sua immagine (e il nuovo ruolo che il modello assume come strumento per la comunicazione con il cliente e con un pubblico più esteso) è la splendida maquette in legno della villa Chimanbhai progettata da Le Corbusier ad Ahmedabad, cui fanno da sfondo i 90 scatti del modello di lavoro a opera di Lucien Hervé. Molteplici sono i temi che la mostra introduce, come luso strumentale del modello «urbano» da parte di architetti e urbanisti del Movimento moderno per promuovere le proposte utopiche e visionarie che anticipano la città del futuro, tema qui solo abbozzato attraverso il video Larchitecture daujourdhui, che ritrae Le Corbusier intento a illustrare la sua Ville Contemporaine.
«Modernism in Miniature. Points of View», a cura di Davide Deriu, Cca, Montreal, fino all8 gennaio
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