Visit Sponsor

Scritto da: Città e Territorio

Gerusalemme, niente pace neanche per il masterplan

Gerusalemme. Oggi Gerusalemme è la città più grande d’Israele. È, purtroppo, anche la più povera ed è ben diversa dalle altre, per vari motivi. In primo luogo è l’importante centro di tre religioni monoteistiche; in secondo luogo è reclamata come capitale nazionale da due contendenti, il che la situa nel vortice del conflitto israelo-palestinese. La natura plurima delle sue divisioni la colloca in una situazione complessa quando si tratta di provare a risolverne le tensioni, interne ed esterne. A fine 2010 contava 789.000 abitanti: «gli ebrei e gli altri» erano 504.000, gli arabi 285.000. L’area giurisdizionale di Gerusalemme si sviluppa su 126 kmq. Oltre la metà (70,5 kmq) si trova a Est della celebre Linea verde: terreni un tempo sotto il dominio giordano, annessi dopo la guerra del 1967. Di questi, 24,5 kmq sono stati utilizzati dallo Stato per costruire nuovi quartieri israeliani, mentre 27 kmq sono stati destinati ai quartieri palestinesi (gran parte dei quali ancora senza alcun progetto di massima approvato); i restanti 19 kmq sono rimasti privi di pianificazione.
Il Jerusalem Masterplan 2000, il nuovo piano di massima per la città, è il primo progetto completo che include sia la zona Est sia la zona Ovest e, come tale, fa appello alla politica governativa israeliana circa il mantenimento di un equilibrio demografico in una città indivisa. Il principio alla base della politica urbanistica israeliana per Gerusalemme è creare una città grande e unita, a maggioranza ebraica. Il piano ha come obiettivo una popolazione composta dal 60% di ebrei e dal 40% di palestinesi, equilibrio demografico da mantenere in futuro.
Il Masterplan è un perfezionamento dei progetti esistenti, ma i benefici per i residenti palestinesi sono puramente simbolici. Pertanto, se offre nuove potenzialità allo sviluppo residenziale (3,45 kmq per l’ampliamento dei quartieri palestinesi di Gerusalemme Est e 5 kmq per l’ampliamento dei quartieri israeliani di Gerusalemme Est e Ovest), introduce anche una serie di limitazioni edilizie che di fatto rendono quasi impossibile il reale sfruttamento delle possibilità da parte dei residenti. Non stabilisce, ad esempio, le destinazioni d’uso del territorio, quindi non può essere adoperato per fornire licenze edilizie in assenza di piani locali dettagliati. Per la maggior parte delle zone palestinesi di Gerusalemme Est, inoltre, non esistono validi progetti di massima locali e di conseguenza tali zone resteranno abbandonate al loro destino. L’iter di approvazione del piano vede i suoi esordi nel 2004, quando è stata resa disponibile per la consultazione la prima versione del Jerusalem Masterplan 2000, che destinava una superficie totale di circa 11,8 kmq al nuovo sviluppo edilizio dei quartieri. Di quest’area, solo 2,3 kmq circa (meno del 20%) ai quartieri palestinesi (contro i 9,5 kmq di quelli israeliani). Nell’aprile 2007 il piano è stato approvato dalla commissione urbanistica locale e consegnato a quella distrettuale per la ratifica. Dalla metà del 2007 al maggio del 2008 la commissione distrettuale è stata impegnata in accesi dibattiti e alla fine ha sottoposto il progetto alle osservazioni dell’opinione pubblica. Dopo questa fase ci si aspettava che gli urbanisti apportassero i cambiamenti richiesti e che il piano venisse sottoposto a una revisione finale. Tutto questo non è mai successo.
Il motivo del ritardo è da imputare ai consiglieri comunali di Gerusalemme, che hanno presentato al ministro dell’Interno un documento dettagliato in cui sostenevano che il piano approvato discriminava la popolazione israeliana a favore di quella palestinese. Il ministro, responsabile della politica urbanistica e vertice della gerarchia di pianificazione, ha ordinato al capo dell’Ufficio di progettazione distrettuale di rinviare l’approvazione. Nonostante il Jerusalem Masterplan 2000 non sia stato legalmente approvato per l’assenza di accordo tra i decisori israeliani, sta avendo un impatto importante sulle aree palestinesi, sostanzialmente bloccate fino alla sua approvazione.
Lo sviluppo edilizio delle zone ebraiche, invece, prosegue tramite l’ampliamento dei settori immobiliare, commerciale e occupazionale israeliani sulla base di progetti di massima locali approvati per le zone Est e Ovest della città. In mancanza di tali piani per i quartieri palestinesi l’economia di Gerusalemme Est continuerà a dipendere da quella della parte Ovest e rimarrà fatiscente. Intanto, lo studio Foster & Partners ha vinto il concorso per l’Edmond and Lily Safra Centre for Brain Sciences: 10.500 mq nel campus Givat Ram dell’Università ebraica.

Autore

(Visited 75 times, 1 visits today)

About Author

Share
Last modified: 10 Luglio 2015