Visit Sponsor

Scritto da: Professione e Formazione

Equerre d’Argent: i francesi contro la grandeur!

Parigi. Spesso paragonata al famoso premio letterario Goncourt, l’Equerre d’Argent attribuita annualmente al miglior edificio francese dell’anno e giunta alla ventottesima edizione, può essere considerata a buon diritto il premio nazionale di architettura francese, anche se organizzato dal gruppo editoriale privato Le Moniteur. Il trofeo è tra i più ambiti dagli architetti transalpini. Un successo che non manca di portarsi dietro uno strascico di polemiche: la più clamorosa scoppiata nel 2007, quando l’attribuzione a un complesso scolastico scelto per le sue qualità di discrezione, in opposizione a un’architettura appariscente, aveva scatenato l’ira di un gruppo di architetti che si erano uniti sotto l’etichetta di «French Touch».
Ora le divergenze si sono attenuate ma, vista la polemica, la giuria composta da giornalisti, storici, architetti e committenti s’impegna ormai a visitare i progetti che prima conosceva solo attraverso filmati. In questa edizione il programma di visite era intenso, visto che erano ben nove gli edifici selezionati distribuiti sull’intero territorio e divisi in tre categorie. La prima era quella dei giovani, come Tank o Clément Vergély, vincitore nel 2004 del premio della giovane architettura (Naja) e che firma a Lione un complesso residenziale molto sobrio, un tantino brutalista, atipico nella produzione francese. C’erano poi i professionisti esperti e le star: Manuelle Gautrand, stella in ascesa, nominata per la recente estensione del Museo d’arte contemporanea di Lille, e soprattutto il giapponese Shigeru Ban, solo nome del palmarès di statura internazionale, che con il suo associato Jean de Gastine quest’anno ha siglato l’antenna del Centre Pompidou a Metz. Contro ogni aspettativa l’Equerre, come viene chiamata in maniera confidenziale, non è andata al super pubblicizzato Beaubourg del xxi secolo, ma a una mediateca a Oloron Sainte-Marie (Pirenei atlantici), progettata dalla discreta Pascale Guédot, un architetto cinquantenne già nominata nel 2006 per una scuola per gli infermieri ad Abbeville (Piccardia).
La giuria ha spiegato di aver selezionato l’edificio «per le sue qualità spaziali e di concezione e anche per la qualità realizzativa di questa struttura pubblica dal budget limitato». Il miscuglio di riferimenti all’antico (come lo zoccolo in pietra di una fabbrica esistente sul sito) e al nuovo, la cura dell’inserimento nel paesaggio, il parziale riutilizzo della struttura esistente e la rivisitazione in chiave contemporanea sono gli ingredienti che ricollegano il progetto ai vincitori delle passate edizioni, che similmente combinavano l’intelligenza del sito con un certo rigore tendente all’austerità.
S’intravede una nuova tendenza dell’architettura francese? Il tributo all’opera prima alla casa temporanea di un allevatore di ostriche di Raum Architecture e la menzione speciale attribuita al complesso residenziale a Dunkerque (nella Zac Grand Large-Neptune), progettato da Nicolas Michelin, porterebbe a rispondere in maniera affermativa, per quanto condividano molte delle caratteristiche dei premiati delle scorse edizioni.

Autore

(Visited 45 times, 1 visits today)

About Author

Share
Last modified: 10 Luglio 2015