tunisi. Nella capitale si respira unaria nuova. La più grande città del paese, scenario delle rivolte contro il regime, ha restituito al mondo unaltra percezione dei tunisini. Una società che sembrava assoggettata e senza speranza si è dimostrata capace di alzare la testa diventando un modello per tutti i paesi arabi. Listruzione, considerata tra le migliori nel Maghreb, e la diffusione di scuole e università nel Paese spiegano in parte questa rivolta che ha ampiamente usato le nuove tecnologie di comunicazione.
Nel passato, sia chi arrivava in aereo o in nave sia gli abitanti del luogo erano colpiti dallossessionante presenza dei ritratti ieratici del deposto ex presidente Ben Alì. Dopo la caduta del regime, quali sono oggi le aspettative e le richieste degli architetti? È ancora presto per rispondere ma è certo che per la professione stia cominciando una fase nuova. Oggi vi sono 3.000 architetti tunisini, con una crescente presenza femminile negli ultimi anni che raggiunge ormai un terzo degli iscritti allOrdine. La maggior parte di loro completa la formazione in Francia, proseguendo gli studi o frequentando stage presso importanti architetti.
Prima della rivoluzione i lucrosi contratti dipendevano dalla famiglia del presidente che considerava il settore immobiliare una fonte di guadagno sicuro e privilegiava i grandi investimenti da controllare rivolgendosi a una stretta cerchia di professionisti vicini al potere. La presenza dinvestitori stranieri è testimoniata dalla realizzazione dei due quartieri «Les berges du lac» sulla strada che porta alla Marsa, alle spalle dellaeroporto. Posto lungo uno dei laghi che circonda la capitale, il sito offriva loccasione per pensare un moderno quartiere di residenze e uffici, ma il rigido piano studiato ad angoli retti non è riuscito a dialogare con lambiente naturale. Il vicino ponte Rades-La Goulette, costruito con una collaborazione nippo-francese e inaugurato nel 2009, assolve la sua funzione senza tuttavia essere un riferimento urbano. Il masterplan allingresso della città in Avenue Mohamed V è un altro esempio del passato. Il progetto sinserisce in un quadro di sviluppo urbano che, per il regime, doveva rappresentare limmagine contemporanea della città per chi arrivava dallaeroporto. Su questa via si attestano la Banca centrale, vari istituti bancari e altri edifici rappresentativi in un rigido insieme che balbetta stilemi occidentali e vagheggia unindefinita idea di «Oriente». Qui si trova la Cité de la culture, finanziata prevalentemente con fondi stranieri. Lo skyline urbano è stato stravolto da questoscena architettura che i tunisini chiamano «la ghigliottina». Inizialmente il progetto era nello stile dellarchitettura araba contemporanea, una sorta di sobrio regionalismo. Il cantiere era ampiamente avanzato quando i funzionari del regime, pensando che il progetto non fosse sufficientemente «autentico», hanno convinto il presidente a chiedere di renderlo più arabo e islamico!
Questa «autenticazione forzata», attraverso la riproposizione di unarabizzazione primaria e di seconda mano, è stata eletta dal regime a stile di Stato. Già allinizio del xx secolo, gli architetti francesi, per rispondere alla volontà politica del protettorato di contenere il risentimento degli indigeni verso unarchitettura coloniale schiettamente europea, hanno arabizzato gli edifici moderni, di fattura neoclassica, aggiungendovi minareti, cupole e gannarias, utilizzando un linguaggio riconosciuto come arabo. Ciò che, allinizio del secolo scorso, è stata unimbarazzante espressione del fallimento, diventa allinizio del xxi secolo un balbettamento e unincomprensione della storia che non si può perdonare! Nessuno si è posto il problema del costo che Tunisi avrebbe dovuto pagare per mantenere questo edificio che, fortunatamente, non rappresenta più le nuove aspirazioni nazionali.
LAvenue Habib Bourguiba, teatro della rivolta contro il regime, è uno spazio dovuto alla cultura urbana francese, con i suoi bar a scandire le ore della giornata. Luogo rigidamente controllato, in cui qualunque forma di protesta pareva impossibile, con la rivoluzione è diventato uno spazio cittadino e politico, scenario privilegiato della collettività. Mohamed Bouazizi, con il suo sacrificio, ha espresso linsoddisfazione in un disperato atto pubblico; per questo dalle sue ceneri è rinata la speranza e la canzone rap di El General («Hamada Ben Amor»), diventata la colonna sonora della ribellione. Nel corso degli eventi, lAvenue Bourguiba ha poi lasciato posto alla Kasbah, centro del potere e della cultura dai tempi della dinastia islamica degli Hafsidi (secoli xiii-xvi).
Su questa prospettiva spazio-temporale della grande Tunisi, che collega la Kasbah alla Marsa, si trova la Goulette, teatro del titanico combattimento per il predominio del Mediterraneo tra lImpero turco e lImpero spagnolo. Fino al 1967, per i tunisini era una piccola città balneare e cosmopolita, luogo di meticciato e vita comune per musulmani, cristiani, ebrei, francesi, maltesi, italiani… È da qui che bisogna partire per parlare del futuro della Tunisia: occorre elaborare nuovi spazi democratici e gli architetti devono interrogarsi su come procedere in questa direzione. Innanzitutto occorre evitare quello spreco di spazio e risorse naturali che è la più chiara testimonianza del regime. A tutti è infatti nota la presenza di alberghi massicciamente costruiti lungo le coste e la volontà del regime di realizzare resort nelle delicate aree delle oasi. Questapproccio devessere abbandonato prendendo coscienza che le risorse naturali sono un bene prezioso.
Il dibattito sul riutilizzo della villa di Ben Alì a Sidi Bou Said è unaltra espressione del nuovo corso che la Tunisia sta oggi intraprendendo. Ci si confronta sul futuro di questo edificio simbolico che, attraverso le immagini dei media, ha mostrato a tutto il mondo la distanza tra linsolente ricchezza in esso contenuta e la povertà del Paese; la volontà di trasformarlo in uno spazio pubblico della nuova identità collettiva rappresenta un esempio da seguire. Nel ripensarlo occorrerà ricordare che il volgare pastiche stilistico dei suoi decori non incarna la cultura tunisina: una cultura dove il sincretismo, la rielaborazione culturale e lapertura sono una delle componenti sociali essenziali.
Dare un senso nuovo al mestiere dellarchitetto, trovare le espressioni del rinnovamento urbano è la sfida di oggi. LAga Kahn Award, assegnato lanno scorso alla rivitalizzazione del patrimonio recente della capitale (elaborato dallAssociation de sauvegarde de la Médina de Tunis), registra la nuova sensibilità nei riguardi delle testimonianze culturali locali. Adesso occorrerà mostrare la stessa attenzione anche verso larchitettura contemporanea e il paesaggio. A tutti è ben chiaro che una pagina è stata voltata: in Tunisia, oggi sembra che tutto sia possibile.
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