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Denis BocquetScritto da: Città e Territorio

I giapponesi avevano dimenticato lo tsunami del 1896

Nel suo libro Das grosse japanische Erdbeben in nordlichen Honshu am 31 August 1896, uscito nel 1900 e segnalato allora in tutte le principali riviste mondiali, il geografo e geologo giapponese Naomasa Yamasaki (anche conosciuto per le sue ricerche al momento dell’occupazione giapponese di Taiwan) descriveva, insieme ai danni del terremoto che dà il titolo al libro, quelli causati dallo tsunami del 15 gennaio dello stesso anno. Dopo un terremoto sottomarino, valutato a posteriori dagli esperti a 8,5 gradi della scala Richter, un’onda gigantesca aveva distrutto una parte importante della costa Nord-Ovest del Giappone, nei pressi dei monti Kitakami: a poche decine di chilometri dalla zona colpita dallo tsunami dell’11 marzo scorso. Nel 1896 il fenomeno aveva causato 22.000 morti e distrutto intere città e villaggi.
Questo fatto pone diverse domande. Innanzi tutto, quella della conoscenza storica nella valutazione dei rischi: il rischio tsunami nella regione non era per nulla teorico, e non era nemmeno legato a una scala temporale geologica: sono infatti trascorsi solamente 115 anni. Secondariamente, quella dello spazio concesso, nei processi decisionali, a voci provenienti dalla società civile: quando, nei primi anni settanta del Novecento si è deciso di costruire una centrale nucleare a Fukushima, c’erano sicuramente nella regione ancora molti sopravvissuti alla catastrofe del 1896.
E non è statisticamente impossibile che qualche abitante, attualmente, abbia perso i nonni nel 1896 e, purtroppo, i nipoti nel 2011: quattro generazioni attorno a una vita umana. E infine la questione della democrazia: una società dove né la conoscenza scientifica né la memoria civica bastano a fare da contrappeso alla tecnocrazia e all’ideologia nella prevenzione dei rischi è una società in cui, malgrado l’altissimo grado di preparazione antisismica, la mancanza di democrazia espone i cittadini a gravi pericoli. Sicuramente una lezione da meditare per altri paesi.

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Last modified: 10 Luglio 2015