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Scritto da: Professione e Formazione

Gioie e dispiaceri per Paolo Soleri

A 91 anni, l’11 dicembre Paolo Soleri ha inaugurato il suo ultimo progetto lungo l’Arizona Canal a Scottsdale (Arizona). Il disegno del ponte e della piazza pedonali riprende i temi ricorrenti del fondatore di Arcosanti: la storia del design dei ponti onorato per la prima volta dal Museum of Modern Art nel 1949, le tecniche di cemento misto a terra, le campane di bronzo e la filosofia in base a cui una costruzione non deve mai essere un episodio isolato.
Nell’invadente cultura dell’automobile di Scottsdale, il ponte pedonale collega un gruppetto di ristoranti e bar con il complesso residenziale dall’altra parte del corso d’acqua e con le due torri d’acciaio inossidabile: con il sole di mezzogiorno, queste proiettano la propria ombra sulla mezzeria della campata, fungendo anche da gnomone. La piazza si annuncia con il suono delle campane che accoglie l’arrivo dei visitatori; il semicerchio di monoliti in cemento offre riparo dal sole e dal vento e delimita il punto di ritrovo.
Il ponte di Scottsdale è uno dei cinque progetti realizzati da Soleri, perciò a maggior ragione lascia esterrefatti apprendere che, mentre questo veniva costruito, il suo anfiteatro nel campus della Santa Fe Indian School rischiava la demolizione. Commissionato nel 1964 da Lloyd New, fondatore nativo americano dell’Institute of American Indian Arts (Iaia), oggi il teatro si trova in un campus completamente denudato. Nella primavera del 2008 gli amministratori scolastici hanno demolito molti vecchi edifici tranne l’anfiteatro, ma l’anno scorso è stato annunciato di volerlo abbattere scatenando un dibattito pubblico.
La struttura, sede di cerimonie e concerti estivi, rivela una collaborazione tra l’architetto e il cliente ben più significativa di un semplice sito per eventi. Nel 1965 New e Rolland Meinholtz, capo dell’ufficio teatrale dello Iaia, studiarono gli ambienti naturali delle cerimonie dei nativi, le distese panoramiche delle tribù delle pianure, le kiva sotterranee dei pueblo e la longhouse (capanna bassa e lunga) per ricavarne il linguaggio tematico del teatro. Soleri sintetizzò il progetto in una casa giocattolo elisabettiana a due livelli: il palco principale come regno fisico, quello superiore come regione spirituale. Il primo si trova sotto il livello del suolo e il materiale di sterro genera una collina artificiale che lascia vedere i Monti Sangre de Cristo. I ripidi sedili comprimono la distanza psicologica tra pubblico e attori. Due vomitori proiettano gli attori come se uscissero da un mondo ipogeo. Sopra, una conchiglia di cemento dalle sfaccettature acustiche e una fascia più bassa di acciottolato evocano una grotta. Il palco superiore poggia su colonne cave sotto un ponte panoramico che corre lungo il bordo della conchiglia. Le due scalinate accanto alle colonne girano verso i ballatoi penetrando la conchiglia. Soleri programmò il livello superiore da destra a sinistra per rappresentare i fenomeni atmosferici e il ciclo diurno. La progressione termina con un ponte arcuato su un canyon che fende la collina erbosa per condurre attori e animali sul palco.
Dal punto di vista architettonico la struttura diffonde l’enfasi drammatica in un campo d’azione unico. Nessun altro teatro permanente americano invita a un simile coinvolgimento fisico degli attori e del clima (ironia della sorte, quel fenomeno ha causato i problemi di manutenzione considerati fatali dagli amministratori).
Il mimo svizzero Jan Kessler inaugurò il teatro il 16 febbraio 1970. Rosalie Jones (Pembina, Chippewa) della scuola di danza fondò Daystar, la prima compagnia di ballo nativa. Il teatro ha ospitato quattordici festival Native Roots and Rhythms, compresa la danza continua del coreografo Rulan Tangen (Metis).
Il teatro in disuso è pieno di detriti e foglie, ma questo lungo intervallo non dovrebbe precludere un rinnovamento del lascito di Soleri. Il fatto che Scottsdale abbia sponsorizzato il ponte e la piazza indica la strada.

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Last modified: 10 Luglio 2015