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La città e il territorio secondo l’IFHTP

Capita spesso di ascoltare una rivendicazione degli architetti, che suona più o meno: le città sono orrende, d’accordo, ma sbaglia chi se la prende con noi, visto che quasi tutto è progettato da altri. La cosa vale anche per chi si occupa specificamente di urbanistica: da che cosa dipende la qualità degli insediamenti? Da infiniti fattori, pochissimi dei quali si devono alla responsabilità dell’urbanista. Anzi, a ben vedere: chi è poi davvero questo «urbanista»? Una domanda che si pongono da circa un secolo in parecchi.
Prova a rispondere Renzo Riboldazzi il quale, dopo le opere antologiche su Milano e sulla cultura liberale di Cesare Chiodi, sta sviluppando un singolare lavoro storico-critico che propone una prospettiva internazionale con un testo dedicato all’International Federation for Housing and Town Planning. Non si tratta di un’antologia critica, ma resta la capacità dell’autore di «far parlare direttamente» gli archivi, restituendo quanto la mainstream pubblicistica troppo spesso mette in secondo piano e invece è chiave di lettura essenziale per capire questioni aperte. Perché le vicende e le culture dell’Ifhtp (spesso conosciuta da noi anche con l’acronimo francese Fihuat) sono fra i pilastri su cui si definisce, nel periodo fra le due guerre preso in esame, l’idea di città, di territorio, di pianificazione e progetto. Come acutamente osserva Giuseppe Imbesi nella prefazione, per capire quanto sia innovativo il lavoro basterebbe scorrere l’indice dei nomi: tantissimi gli sconosciuti, alcuni sentiti vagamente nominare, pochi quelli stranoti. E invece si tratta, nella quasi totalità, di protagonisti assoluti del dibattito internazionale sulla città che, come chiarisce sin dalle prime battute Riboldazzi, hanno però subito una sorta di scippo d’immagine, da parte di un altro acronimo, stavolta senza alcun bisogno di presentazione, i Ciam: ovvero, l’approccio vincente all’urbanistica per buona parte del secolo, almeno sul versante della visibilità diffusa, se non dell’operatività e della produzione specialistica, soprattutto nel nostro paese. Basterebbe ad esempio interrogare qualcuno, anche abbastanza acculturato sul versante storico, per scoprire che tutti si ricordano del ruolo fondativo di una rivista come «Casabella», mentre pochi conoscono l’esistenza, negli anni precedenti, de «La Casa», portatrice di una cultura tecnica fortemente orientata proprio ai temi e alle prospettive coltivati dall’Ifhtp, o il fatto che da quella rivista deriva la prima Associazione italiana di settore, poi confluita qualche anno più tardi nell’Inu.
Nel racconto puntuale dei temi e degli interventi ai congressi europei e americani della Federazione, dall’epoca della presidenza di Raymond Unwin alla vigilia della guerra, il libro restituisce così un panorama per molti versi inedito, e a tratti sorprendentemente attuale.

Renzo Riboldazzi, Un’altra modernità. L’IFHTP e la cultura urbanistica tra le due guerre: 1923-1939, Gangemi, Roma 2010, pp. 192, euro 24.

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Last modified: 14 Luglio 2015