Si è conclusa in autunno presso il centro Arts Santa Monica di Barcellona la mostra «Arquitecturas sin lugar. 1968-2008» dedicata alle architetture catalane non esistenti degli ultimi quarantanni. Non esistenti, ma non necessariamente utopiche o irrealizzabili. Nellincipit dellomonimo volume (più che un catalogo, un approfondimento dei temi trattati) i commissari Ramon Faura, Santi Ibarra e Antonio Pizza prendono le distanze dalle definizioni che il titolo può erroneamente evocare: il tema principale non è larchitettura dei «non-luoghi» né quella utopica. Al contrario lesposizione dava visibilità a quelle architetture effimere, demolite, trasformate, scartate nei concorsi didee o semplicemente arenatesi durante liter realizzativo; opere che non esistono materialmente ma che rappresentano un patrimonio culturale: una storia dellarchitettura catalana possibile, e perciò capace dinnescare una riflessione su quello che è stato.
Nella prima parte, i saggi dei curatori ci guidano attraverso questa storia, iniziando dalle manifestazioni contestatarie e sperimentali degli anni sessanta: «Instant City», un prototipo di unità pneumatica aggregabile allinfinito, viene realizzato nel 1971 a Ibiza; queste esperienze confluiscono in una sorta di «agitazione collettiva» con epicentro la Rambla e nella nascita di riviste polemiche che usano il fumetto come strumento per esprimere il dissenso dei cittadini verso la speculazione edilizia. Lattivismo dei movimenti cittadini è forse una delle caratteristiche più interessanti: nel 1977 il concorso per le Coxteres de Sants viene convocato da unassociazione di quartiere e gestito sulla base di un processo partecipativo che prevede il coinvolgimento degli abitanti in tutte le fasi. Sono poi analizzati alcuni concorsi didee e levoluzione dei rispettivi progetti a partire dallaggiudicazione della proposta vincitrice, rilevando lattuale fallimento del sistema concorsuale come «motore di riflessione». Se storicamente la risoluzione (spesso polemica) dei concorsi didee serviva a innescare processi di me diazione e partecipazione su determinate questioni urbanistiche, sono oggi sempre meno evidenti (anche se insindacabili) le motivazioni che portano alla scelta di una proposta concreta; contemporaneamente la mediatizzazione del progetto laureato rende invisibili tutti gli altri, in un sistema che esclude ogni ulteriore confronto. Il volume raccoglie inoltre una serie di contributi intorno a temi specifici (come la sperimentazione in ambito residenziale o la rappresentazione dellarchitettura nel cinema e nei fumetti) e si chiude con una guida ai contenuti della mostra, raccolti nel Dvd allegato. Un libro capace, come auspicabile, di fare riflettere su ció che potrebbe ancora essere.
Ramon Faura Coll, Santi Ibarra, Antonio Pizza (a cura di), Arquitecturas sin lugar: 1968-2008, Colegio de Arquitectos de Cataluña/Actar, Barcellona 2009, pp. 288, euro 38




















