Berlino. In occasione del 65° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, con l’inaugurazione, l’8 maggio, del centro di documentazione Topographie des Terrors, sta per completarsi il panorama dell’architettura commemorativa, uno dei capitoli più discussi dei lavori di Berlino capitale.
Tra il 1933 e il 1945, l’isolato situato tra la Prinz-Albrecht-Strasse (oggi Niederkirchnerstrasse) e la Wilhemstrasse, a Kreuzberg, poco a sud della Potsdamer Platz e del centro di Berlino, era sede di tre delle principali istituzioni dell’apparato totalitario nazista: Einsatzgruppen della polizia segreta, Gestapo e Sicherheitsdienst delle SS. Dopo i bombardamenti del 1945, il luogo è rimasto a lungo allo stato di rovina, e poi di friche urbana.
Dopo i lunghi dibattiti sulla Berlino Ovest degli anni ottanta circa le destinazioni di questo luogo carico di atroci memorie, un primo progetto per un centro espositivo e commemorativo fu lanciato nel 1987, nell’ambito delle commemorazioni per il 750° anniversario della città. Ma il tentativo, poco articolato con il resto del programma e con le iniziative dell’Iba, non ebbe sviluppi ulteriori. Solo dopo la caduta del Muro, la Fondazione Topographie des Terrors, costituita nel 1992, riprese lidea di presentare informazioni storiche sui crimini del nazionalsocialismo sotto forma di centro di documentazione e di spazio museale. Negli anni novanta la Fondazione organizzò numerose esposizioni in varie città, in Germania e allestero, ma a Berlino dovette limitare le sue attività a una modesta evocazione storica all’aperto: in breve tempo, questo è diventato uno dei luoghi più visitati di Berlino. A causa dei dissensi tra istituzioni e tutele varie, malgrado questo successo di pubblico, Topographie des Terrors non ha mai trovato davvero il suo posto nella geografia della memoria della capitale rinata. Di conseguenza, il progetto architettonico e museografico ha attraversato diverse fasi di crisi profonda.
Nel 1992, poco dopo la riunificazione della città e l’accordo dello Stato federale con il Senato di Berlino per il finanziamento della costruzione del centro di documentazione, lo svizzero Peter Zumthor vinse il concorso internazionale con un progetto che avrebbe dovuto evocare le baracche provvisorie dellesposizione degli anni 1980, rifiutandosi di assumere una forma troppo monumentale in questi luoghi carichi di pesanti eredità. Ma nel 1999 i lavori vengono bloccati per mancanza di fondi: la costruzione delledificio si è rivelata notevolmente più cara del previsto, e sono insorti gravi dissensi tra la Fondazione e il Senato di Berlino.
Dopo le dimissioni del direttore della Fondazione Reinhard Rürup, nel 2004 la situazione si sblocca: il governo federale e il Senato di Berlino decidono di abbandonare il progetto di Zumthor e di bandire un nuovo concorso. Dopo gli ultimi ricorsi giuridici dellarchitetto svizzero, la parte già costruita del suo progetto (per quasi 14 milioni) viene demolita e, nel 2005, la berlinese Ursula Wilms (dello studio Heinle Wischer und Partner) e il paesaggista di Aquisgrana Heinz Hallmann sono proclamati vincitori del nuovo concorso. Il loro progetto comprende spazi espositivi e di documentazione di 3.500 mq su due livelli, e insiste con la retorica di evitare di conferire a questi luoghi ogni aspetto monumentale. Tra edificio principale e allestimenti interni i lavori sono costati circa 25 milioni. La Fondazione, oggi diretta dallo storico e rabbino Andreas Nachama, grande figura della vita culturale berlinese, già attivo negli anni ottanta nella riflessione sul trattamento urbano e memoriale dei luoghi del terrore, riceve oggi finalmente un edificio più degno della sua salutare vocazione pedagogica.
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