Visit Sponsor

Scritto da: Reviews

Siena non è soltanto città del Trecento

Siena. In occasione del 250° anniversario della fondazione della biblioteca comunale degli Intronati (1759), si è aperta una piccola ma deliziosa mostra allestita nella storica sede del prestigioso ente culturale. Il titolo, «Architetti a Siena. Testimonianze della biblioteca comunale tra xv e xviii secolo», ne chiarisce l’impostazione, costruita intorno alla documentazione posseduta dalla biblioteca e incentrata sul misconosciuto rapporto fra la città e l’architettura del Rinascimento, messo in ombra dallo strepitoso e dilagante dispiegarsi delle forme gotiche.
Il materiale esposto rende giustizia anche al costante amore mostrato dai bibliotecari (Giuseppe Ciaccheri, allievo del fondatore Sallustio Bandini, Luigi De Angelis e Lorenzo Ilari) nei confronti delle «arti belle», raccogliendo disegni, manoscritti e incunaboli di primissimo interesse per la storia dell’architettura. Naturalmente, nel percorso espositivo trovano posto i notissimi Taccuino senese di Giuliano da Sangallo e Trattato d’architettura civile e militare di Francesco di Giorgio Martini ma, senza enfatizzarne la presenza come principale valore della mostra, i curatori hanno scelto, con una ferrea impostazione scientifica, di affiancarli ad altri materiali meno noti.
L’eccezionalità dell’esposizione, infatti, risiede, oltre che nell’obiettivo storico-critico (dimostrare al grande pubblico che a Siena è esistito ed esiste un culto per l’architettura moderna), nell’organizzazione dei materiali e nel parallelo taglio del catalogo. Invece di esaltare in modo feticistico i pezzi pregiati si è scelto di contestualizzarli, proponendo delle chiavi di lettura di fenomeni più vasti, ben illustrati dalle teche e dai pannelli che accompagnano linearmente il visitatore nelle due sale in cui tutto è allestito (in modo forse un po’ compresso) e trattati nel ricco volume, che si è intelligentemente deciso raccogliesse saggi interpretativi più che le consuete schede.
Si viene accolti da una riproduzione digitale del taccuino sangallesco (che ha forse il difetto di una certa rigidità nella sequenza delle immagini) e dai due splendidi progetti trecenteschi su pergamena per il Duomo e per palazzo Sansedoni; seguono i trattati quattrocenteschi di Francesco di Giorgio e Filarete, già valorizzati dalla mostra senese «Prima di Leonardo» del 1991 e ora chiosati da disegni martiniani di macchine belliche. Anche la trattatistica cinquecentesca è ben rappresentata (fra gli altri Vignola, Serlio, Palladio) con l’interessante confronto fra l’opera a stampa e frammenti di menabò de I quattro primi libri di architettura di Pietro Cataneo che permette di seguire la genesi di un testo di grande importanza.
Dell’edificio che ospita mostra e biblioteca (la Sapienza, cioè il collegio universitario di Siena) è ricostruita, a partire dai disegni di ambito sangallesco e martiniano, la fitta trama di relazioni tra il fenotipo, il cantiere, la documentazione storica (in particolare, quella iconografica) e la cultura architettonica tra xv e xvi secolo.
Di Baldassarre Peruzzi, indiscusso protagonista del classicismo senese, e della sua cerchia (a cui è attribuito il taccuino, qui pure digitalizzato), sono esposti i sorprendenti progetti di un portico all’antica per piazza del Campo, di riconfigurazione alla moderna dell’interno di San Domenico e di completamento del Duomo nuovo, a testimonianza del dinamismo della scena senese, dove il concetto di continuità con la tradizione non è stato sempre una legge indiscussa. In questo clima, l’avvento dei Medici s’intreccia all’atteggiamento antiquario nel mecenatismo, con la straordinaria realizzazione della Madonna di Provenzano.
Anello indispensabile nella catena che lega gli architetti del Rinascimento senese agli eruditi dell’età dei Lumi è la figura di Teofilo Gallaccini: scienziato coetaneo di Galileo, umanista autore degli Errori degli architetti, la cui «fulcitissima» biblioteca è stata dal Ciaccheri meritoriamente salvata dalla dispersione e può oggi illustrare la formazione di un appassionato cultore.
Chiudono la mostra i profili dei meno noti Benedetto Giovannelli Orlandi e Giacomo Franchini, borrominiano dell’ultima ora al quale è dedicata l’intera seconda sala.
Siena, finalmente, non è più soltanto una città del Trecento.

Autore

(Visited 82 times, 1 visits today)

About Author

Share
Last modified: 17 Luglio 2015