Visit Sponsor

Scritto da: Città e Territorio Professione e Formazione

Passeggiando nel paesaggio

Passeggiando nel paesaggio
Un appuntamento speciale nella sesta edizione della biennale svizzera del territorio. Sette tappe, a Bellinzona, per esplorare i luoghi e confrontarsi sulle necessarie trasformazioni per il futuro. Venerdì 2 ottobre, adesione libera

 

BELLINZONA (Svizzera). Tre ore, sette tappe, diciassette voci. E una guida, Federico De Molfetta dello studio di Lugano De Molfetta Strode, che racconta come “è importante, oggi più che mai, la relazione dei luoghi con il corpo“.

Nella tradizione delle esplorazioni architettoniche, la seconda giornata della sesta edizione biennale svizzera del territorio inizia con un appuntamento speciale, venerdì 2 ottobre 2026. Lo è fin dal titolo: “Il territorio come laboratorio di progetto”. Aree industriali, spazi pubblici, zone di rinaturazione, spazi agricoli resistenti, nuovi poli abitativi e scolastici. Il contesto è quello della città di Bellinzona, il capoluogo del Canton Ticino, tra un paesaggio urbano riconoscibile e identitario, i castelli che presidiano la vallata, pendii scoscesi e boscati. “Questa regione ha caratteri paesaggistici unici, un forte contrasto tra le montagne e un fondovalle molto urbanizzato. Sembra che tutte le forze del territorio confluiscano alle altitudini più basse, portando lì anche le loro criticità, in termini di questioni idrogeologiche e di necessità di manutenzioni dell’ambiente. In questo senso il Ticino è un luogo emblematico”, spiega De Molfetta.

Lo è, emblematico, anche per la sua architettura novecentesca, di qualità e rilievo internazionale. Non è un caso che la passeggiata di venerdì 2 ottobre – che parte dalla stazione di Giubiasco – si concluda, dopo circa 5 chilometri, al Bagno pubblico di Bellinzona, progetto emblematico del periodo moderno ticinese, disegnato da Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati e Ivo Trümpy nella seconda metà degli anni Sessanta, inaugurato nel 1970.

 

Un atto di riconquista

Le 7 tappe del percorso attraversano interventi storicizzati e aree in trasformazione. Guardano le architetture ma soprattutto si confrontano con il suolo e lo spazio pubblico. “Il paesaggio che ereditiamo è stato in gran parte disegnato e plasmato sulle esigenze dell’automobile – continua De Molfetta – La città diffusa del fondovalle ticinese ha poi privatizzato moltissime aree, privandole di un autentico uso pubblico. Oggi abbiamo bisogno di paradigmi diversi per ridare qualità alla vita delle persone“.

Le questioni ambientali su tutte, ma anche la ricerca di nuove forme di comunità, di incontro, di scambio, di dialogo che proprio sul territorio possono consolidarsi. Da qui nasce la formula dell’appuntamento di Bellinzona: un cammino con una sequenza di interventi di relatrici e relatori, di diversa provenienza culturale e professionale. Ad ogni tappa gli esploratori urbani troveranno voci diverse a raccontare punti di vista, progetti, idee e visioni. Perché, sembra dire e ribadire con forza questa iniziativa, il paesaggio non è un fatto isolato e solitario, ma nasce in un ambiente di connessioni e di relazioni sociali, anche inaspettate e sorprendenti.

 

Meta-luoghi e ordinarietà

La biennale svizzera del territorio, nella curatela di Ludovica Molo per la sua sesta edizione, investe fortemente sulla vicinanza tra cittadine, cittadini e paesaggio. La dimensione della cura quotidiana prevale sulla grande trasformazione architettonica. E così anche questo momento riflette sull’ordinarietà dei luoghi. “Perché – spiega la guida della camminata – anche una panchina messa in una certa posizione è decisiva per portare qualità in un quartiere“.

Così, in un orizzonte sempre più travolto dalle questioni ambientali ed energetiche, la riflessione si concentra sulle nuove categorie dello spazio, tra meta-luoghi e ibridazioni. Non contano più i nomi che modernità e contemporaneità assegnavano (cosa è piazza? o giardino, o strada, o slargo?) ma l’uso che le comunità riconoscono. In questo senso disegni e immagini non bastano. Serve calpestare la città per capirla fino in fondo. Nella sua vita quotidiana, per pensare alle trasformazioni future. “Handle with Care”, il titolo della biennale, tira un filo interpretativo e invita a prendersi cura del territorio con attenzione, responsabilità e immaginazione.

 

Un fatto di educazione

Aurelio Galfetti – autore del progetto che è punto di arrivo della passeggiata – Mario Botta, Luigi Snozzi, Michele Arnaboldi, Livio Vacchini. E tanti altri. L’architettura ticinese moderna mezzo secolo fa ha costruito a Bellinzona un laboratorio urbano di sperimentazione e di innovazione. Visitarlo oggi – a piedi, con i tempi giusti – è un’esperienza unica che permette di verificare come quei progetti abbiano contribuito a migliorare la città delle comunità che qui abitano.

Ma oggi emergono anche necessità nuove – conclude Federico De Molfetta – Quello straordinario periodo del moderno è stato reso possibile da architette e architetti di enorme valore. E, penso a Galfetti, dotati di grande sensibilità verso il territorio e la grande scala. Però – e spesso mi sono confrontato su questo con i protagonisti di quella stagione – in una dimensione che separava fortemente l’architettura dagli elementi naturali e ambientali”. La società contemporanea chiede un salto di consapevolezza in questo senso. Un passaggio necessario che ha anche un risvolto educativo e pone la disciplina dell’architettura del paesaggio al centro di un sistema formativo ed educativo da riequilibrare.

Per farlo, sono necessari idee e investimenti. Ma una breve passeggiata, in un venerdì mattina di inizio ottobre a Bellinzona, può essere una bella partenza.

 

 

Gli interventi

Con il coordinamento di Federico de Molfetta (architetto paesaggista, De Molfetta Strode, Lugano), l’iniziativa collegata alla biennale svizzera del territorio vedrà numerosi interventi: Sophie Agata Ambroise, architetta paesaggista, Officina del Paesaggio (Lugano); Carola Barchi, architetta, Galfetti Associati (Massagno); Nina Bassoli, architetta e curatrice, direttrice editoriale di Lotus International (Milano); Cristina Bocchi, architetta e pianificatrice, presidente della sezione Ticino della Federazione svizzera degli urbanisti (FSU-TI); Tiziano Bonoli, sezione delle mobilità, Dipartimento del territorio; Anna Maspoli e Martino Aviles, membri di Cooperativa di abitazione Radice; Laurent Filippini, ufficio dei corsi d’acqua, Dipartimento del territorio; Federica Giudici, direttrice Settore attività sociali della Città di Bellinzona; Mattia Lepori, capo Dicastero Territorio e Mobilità, Città di Bellinzona; Ludovica Molo, direttrice, Istituto Internazionale di Architettura; Stefano Moor, architetto e docente del Seminario Internazionale di Progettazione di Monte Carasso; Fabiola Nonella Donadini, ex-direttrice del Settore pianificazione catasto e mobilità della Città di Bellinzona e membro del Consiglio direttivo di EspaceSuisse Ticino; Sandro Peduzzi, ufficio dei corsi d’acqua, Dipartimento del territorio; Angelo Schillizzi, direttore Settore Pianificazione, catasto e mobilità, Città di Bellinzona; Alex Sollero, sezione dello sviluppo territoriale, Dipartimento del territorio; Maarit Ströbele, urbanista e politologa, redattrice Hochparterre, presidente Associazione Metropoli Svizzera.

Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione tra ilgiornaledellarchitettura.com e l’Istituto internazionale di Architettura di Lugano. L’obiettivo è la diffusione e la comunicazione delle attività culturali legate alla 6° edizione biennale svizzera del territorio, Handle with care.

Autore

(Visited 5 times, 5 visits today)

About Author

Tag: , , , , , , Last modified: 23 Settembre 2026