Visit Sponsor

Scritto da: Città e Territorio Mosaico Reviews

Piazze da ascoltare: a Napoli un’orchestra urbana mostruosa

Piazze da ascoltare: a Napoli un’orchestra urbana mostruosa
Una cavea simbolica, un’esperienza unica. La Garibaldi Urban Orchestra, dando voce all’abisso, trasforma lo spazio pubblico davanti alla stazione. Il racconto della direttrice creativa di Pessoa Luna Park

NAPOLI. Nello scorso dicembre, l’anfiteatro ipogeo di Piazza Garibaldi firmato da Dominique Perrault ha ospitato “Garibaldi Urban Orchestra”, l’ultimo progetto di Pessoa Luna Park (organizzazione non-profit che si occupa di innovazione culturale e creatività urbana in chiave temporanea): un’orchestra urbana interattiva riemersa da un abisso concettuale, un ensemble animato da un bestiario fantastico composto da 8 mostri marini stampati in 3D da NUGAE e sensorizzati da Nexus TLC, i partner tecnici di progetto. L’iniziativa si è svolta nell’ambito di Bella Piazza, esperimento di co-gestione pubblico-privata promosso da Est(ra)Moenia e coordinato dalla cooperativa sociale Dedalus.

 

Una nuova partitura musicale tra profondità e superfici

Più che un evento, Garibaldi Urban Orchestra è stato pensato come un dispositivo di ascolto per sperimentare una nuova funzione della cavea di Piazza Garibaldi. Non soltanto luogo di sosta e di attesa, né soltanto uno spazio di velocissimo attraversamento per i turisti in arrivo o in partenza, ma un vero e proprio anfiteatro urbano dedicato a pratiche innovative di produzione culturale. Gli 8 mostri marini, per metà immersi nella cavea ipogea e per metà riemersi in superficie, si sono trasformati in casse di risonanza capaci di far vibrare i suoni registrati in Piazza Garibaldi e nei suoi dintorni.

L’installazione è stata però soltanto l’output di un processo più lungo e stratificato di esplorazione e mappatura sonora avviato attraverso tre soundwalk guidate dalle direttrici d’orchestra scelte da Pessoa Luna Park: la musicista Dada’, sound director del progetto, la chef Marianna Vitale e l’artista Roxy In The Box. Dalle tre esplorazioni sonore, seguite da una fase di analisi, campionatura e armonizzazione dei suoni, è emersa una vera e propria grammatica sonora della piazza. Lo spazio pubblico, scomposto in timbri, registri e voci, ha trasformato il caos indistinto di un luogo complesso in una partitura urbana più leggibile. Ogni mostro ha fatto risuonare una specifica categoria sonora della piazza: il ritmo metallico delle rotaie, le percussioni economiche del mercato, il flusso continuo di passi e motori, ma anche voci migranti, ninnenanne egiziane, baristi baritoni, lingue diverse e il grande motore della piazza fatto di autobus, bambini e porte che si aprono.

 

Paura, domande e mappatori di suoni

La sfida che ci ha lanciato Est(ra)Moenia era chiara: intervenire nella cavea di Piazza Garibaldi per produrre un primo innesco capace di far funzionare quello spazio come anfiteatro e aprire una possibile stagione di pubblico spettacolo. Appena abbiamo cominciato a lavorarci, però, ci siamo trovate davanti a una domanda più vertiginosa: perché abbiamo così paura di Piazza Garibaldi? La piazza è prima di tutto un’infrastruttura urbana stratificata: si sale, si scende, si corre, si parte. È un nodo in cui si sovrappongono flussi, lingue, economie e traiettorie diverse.

La sua complessità sociale e spaziale – un caleidoscopio urbano difficilmente riducibile a una narrazione univoca – produce spesso una sensazione di indecifrabilità. La parola che ricorre come un mantra quando si parla di Piazza Garibaldi è paura: paura dell’imprevisto, dello sconosciuto, del cacofonico. Ci siamo chieste allora se questa percezione non nascesse proprio dalla natura stessa del luogo. Questa era la nostra ipotesi. Ma per verificarla avevamo bisogno di uno strumento che ci permettesse di andare più a fondo. Il nostro intervento è nato proprio dalla necessità di esplorare questa percezione, progettando uno spazio effimero capace di aprire un’interrogazione spontanea e collettiva sulla piazza.

Per noi di Pessoa la paura non è altro che l’anticamera della conoscenza e, attraverso questo progetto, abbiamo provato a trasformare l’espediente narrativo dell’abisso in uno strumento per ascoltare in profondità il suono di uno spazio pubblico così complesso. Nel mese di novembre abbiamo attraversato la piazza insieme a cittadini, studenti e volontari – che nel progetto abbiamo chiamato sound-mapper – per registrare ciò che normalmente non viene ascoltato con attenzione: i rumori dei binari, le monete sui banchi del mercato, i carrelli, le conversazioni in lingue diverse, i frammenti di vita quotidiana, le preghiere. Quello che è emerso non è stato un rumore indistinto, ma una vera e propria orchestra economica e sociale.

 

Un manifesto mostruoso

Da questa fase è scaturita l’immagine dell’abisso. Se la piazza appare indecifrabile, forse occorre scendere di quota, immergersi. Il riferimento etimologico ambiguo al monstrum – ciò che rivela e ciò che spaventa – ha guidato la costruzione visiva e concettuale dell’intervento. Gli 8 mostri marini che abbiamo disegnato, alti circa 160 centimetri e colorati in tonalità quasi fluorescenti, non erano creature minacciose ma dispositivi rivelatori. Ogni scultura era dotata di un sensore che, sfiorato, attivava uno degli 8canali sonori elaborati a partire dalle registrazioni. Il pubblico, toccando e modulando i volumi, diventava parte dell’orchestra.

La cavea si è trasformata per tre giorni in un playground sonoro: non un anfiteatro che separa il palco dal pubblico, ma una partitura collettiva. La piazza per qualche giorno è stata suonata – e ascoltata – invece che attraversata correndo altrove. Come per una vera orchestra, il programma si è articolato in tre atti. L’apertura con Dada’ ha trasformato la cavea in una cassa di risonanza della piazza stessa. Il secondo atto, con Marianna Vitale, ha raccontato una Napoli contemporanea attraverso quattro ragù di 4 nazionalità diverse. La chiusura con Roxy In The Box ha disseminato la cavea di fiori iconici invitando il pubblico a sostare, danzare e lasciare traccia “come una farfalla”.

 

Sperimentazione necessaria per il futuro

Garibaldi Urban Orchestra è stata per noi l’ennesima dimostrazione che la temporaneità è un linguaggio, oltre che una metodologia, che incentiva processi di audace sperimentazione. Gli interventi temporanei, se inquadrati in una strategia urbana più ampia, funzionano come straordinari inneschi: mettono alla prova usi inattesi, interrogano le città per orientare future progettazioni e velocizzano processi di cambiamento. Garibaldi Urban Orchestra ha agito in questo senso, testando la possibilità che la cavea di Piazza Garibaldi smetta di essere soltanto uno spazio di attraversamento e inizi a funzionare come uno spazio culturale.

Gli output diretti dell’esperienza sono un archivio sonoro e visivo costruito durante il processo di ascolto e nei tre giorni dell’orchestra, la possibilità concreta di una seconda edizione e la prosecuzione del lavoro dell’RTI Bella Piazza, che sta attualmente lavorando alla costruzione di una configurazione della cavea – meno effimera e più strutturata – per sperimentare in maniera continuativa la funzione come anfiteatro urbano. Per tre giorni la cavea ha ospitato una mixité urbana che raramente trova spazio nella vita quotidiana della piazza. Persone che normalmente condividono questo luogo senza incontrarsi davvero si sono ritrovate dentro una stessa scena pubblica, restituendo l’immagine di una Napoli contemporanea viva, multiculturale e aperta.

Immagine di copertina: Garibaldi Urban Orchestra, Napoli, 2025, Pessoa Luna Park (© Riccardo Piccirillo)

Autore

(Visited 204 times, 1 visits today)

About Author

Share
Tag: , , , , , , , , , Last modified: 9 Marzo 2026